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Un gioiellino in stile coloniale

Per arrivare a Trinidad ci aspetta un lunghissimo trasferimento con sosta importante nella famosa baia dei Porci.

Mezzogiorno è passato giá da un paio d'ore quando ci fermiamo per una sosta che ci permette di fare il primo tuffo nel mare dei caraibi. Per me è il primo tuffo in mare del 2017. La temperatura dell'acqua è gradevole e tutto intorno ci sono scogli ricoperti in gran parte da una foresta di mangrovie. La strada che affianca la costa traccia un solco netto tra la foresta e il mare; attraversandola si possono trovare tanti sentieri che portano ai molti cenoti di acqua salata. Non posso esimermi dal tuffarmici dentro, l'acqua è più fredda ma è ricca di pesci, è anche molto limpida. Il cenote dove mi tutto è molto profondo e largo; è meta di tanti sommozzatori. Dopo aver fatto un bagnetto al mare e uno nel cenote mangiamo qualcosa al piccolo ristorantino accanto al cenote. Si vede che siamo in mezzo alle mangrovie, le zanzare ci divorano. Però non son queste le bestie più fastidiose, il primato di bestia inutile cubana lo vince un insetto stronzissimo: la mosca della sabbia o Sandflies. Queste moschette succhiasangue si nascondono sotto la sabbia durante le ore più calde della giornata salvo poi uscire a milioni un'ora prima del calar del sole quando le temperature scendono. Non pungono tutti indiscriminatamente ma scelgono accuratamente la preda e la devastano. Sono piccolissime, praticamente dei moscerini e fai fatica a vederle. La loro puntura non è dolorosa, è simile a quella della zanzara. La particolarità sta nel fatto che quando hanno finito di mangiare e volano via una microgoccia di sangue esce dal foro della puntura e si secca lasciando un puntino rosso sulla pelle e tutta la zona intorno alla puntura diventa rosso scuro. Il fatto è che quando ti assalgono, sono migliaia e il risultato visibile è simile a quello del morbillo: centinaia di puntini rossi sparsi per tutto il corpo anche se prediligono gli arti. Il prurito che ne segue è spaventoso, roba da squartarsi a furia di grattare e preferire un'amputazione. Non è finita, oltre al pririto spaventoso che dura per giorni, queste punture, se grattate, possono infettarsi facilmente, per cui, se doveste essere aggrediti la parola d'ordine è: "non grattarsi" a costo di impazzire.

Incredibilmente, il sottoscritto, è scampato agli attacchi di sti insetti di merda. Notoriamente sono mangime per zanzare, tanto che chi mi conosce mi usa come zampirone vivente ma evidentemente non sono gradito (per fortuna) al palato di ste schifezze. Un ragazzo italiano che abbiamo conosciuto alla baia dei Porci era devastato, tanto che ha dovuto ricorrere a pomate al cortisone per evitare di squartarsi da solo.

Un paio d'ore di sosta sono sufficienti. Dobbiamo ancora fermarci a visitare il museo di Playa Giron e la città di Cienfuegos.

Il museo del piccolo paese di Playa Giron è dedicato alla battaglia dello sbarco alla baia dei Porci del 17 - 19 Aprile 1961.

L'invasione della baia dei Porci fu il fallito tentativo di rovesciare il regime di Fidel Castro, messo in atto da un gruppo di esuli cubani e di mercenari, addestrati dalla CIA, che progettavano di conquistare Cuba a partire dall'invasione della parte sud-ovest dell'isola.

L'operazione fu ideata dall'allora direttore della CIA Allen Dulles nemmeno tre mesi dopo l'insediamento alla Casa Bianca di John Fitzgeral Kennedy, il quale, non approvando l'assalto decise di non sostenere le forze della CIA con l'esercito americano. Le forze armate cubane, addestrate ed equipaggiate dalle nazioni filo-sovietiche del blocco orientale, sconfissero la forza d'invasione in tre giorni di combattimenti.

La visita al museo è veloce ma molto piacevole; all'esterno si trovano un carro armato cubano, un aereo da caccia e un cannone di contraerea. Mentre all'interno tra le varie foto scattate durante e dopo questi giorni si trovano esposte armi, divise e documenti.

Ci rimettiamo in marcia per visitare il centro della città di Cienfuegos che prende il nome da un governatore cubano di fine 1800; erroneamente si crede che il suo nome provenga invece da Camilo Cienfuegos: guerrirero rivoluzionario e una delle personalità più infulenti della rivoluzione cubana.

La nostra visita al centro della città non dura più di un'ora; tempo di visitare la piazza con i suoi edifici in stile neoclassico e poi via verso Trinidad.

Trinidad è davvero bella, un gioiellino di cittadina coloniale perfettamente conservata. Ricorda molto Antigua Guatemala, in alcuni tratti si somigliano spaventosamente. Provate a fare una ricerca con google immagini, sia di Trinidad che di Antigua Guatemala, sembra di vedere la stessa città. Io stesso, rivedendo le foto che ho fatto nel 2015 ho avuto una grandissima sensazione di Déjà vu.

Rimaniamo due notti a Trinidad, merita di essere vistitata con calma.

La vita notturna a Trinidad è molto vivace. Oltre alla classica Casa de La Trova, presente in ogni città di Cuba, ci sono tantissimi pub, bar, ristoranti e discoteche; in ognuno di questi posti possiamo bere la Canchánchara: un cocktail tipico di Trinidad a base di rum con miele e lime, praticamente l'antenato del Daiquiri. Quasi ogni sera la gradinata della chiesa della Santa Trinità è occupata da orchestre che suonano la Salsa, il tipico ballo cubano.

Insieme a L'Havana è sicuramente la città più turistica di Cuba. Le occasioni di divertimento notturno non mancano così come è molto bello il tour cittadino della mattina dopo.

Già di prima mattina il sole ci martella incessantemente e decidiamo quindi di passare il pomeriggio sulla spiaggia della penisola Ancón, Playa Ancón appunto. La spiaggia, molto grande, è bagnata dal mare dei caraibi che in questo punto tutto è tranne che bello. Ci rilassiamo al sole sostando di quando in quando nel baretto della spiaggia che serve una buona Piña Colada.

Rientriamo a Trinidad per cena e devo dire che uno dei ristoranti migliori che abbiamo provato a Cuba si trova qui e si chiama La Ceiba, location molto suggestiva: attraversando il corridoio di una casa si arriva in un cortile interno e si cena all'ombra del grandissimo albero di Ceiba.

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