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Tue Aug 07 @20:30 -
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Fidel entre nosotros

Cuba flag

camera

 

 Link alla photogallery

 

"Ciao madre, io parto!"

"E dove vai stavolta figlio?"

"A Cuba madre!"

"A Cuba? E cosa vai a vedere di bello a Cuba figlio?"

"I comunisti madre!"

"I comunisti? Ma non è pericoloso? Non è che potresti portarci anche papà? "

"No madre, non è pericoloso e poi non vado a vedere i comunisti, mi sono spiegato male, vado a vedere il retaggio di un Paese che vive sotto una dittatura socialista."

"Non ho capito, ma stai attento a non infilarti in qualche guaio!"

 

Non è proprio andata così, ma mi immagino che da qualche parte, magari in una famiglia di Redwood, Texas, un discorso di questo tipo non sia tanto lontano dall'essere probabile.

"Erano aaaanni.... cos'erano? Aaaanni..." (cit.)

Erano anni che volevo visitare Cuba e soprattutto volevo farlo prima che venisse tolto l'embargo da parte degli Stati Uniti d'America.

La ripresa dei rapporti diplomatici tra Cuba e Stati Uniti è iniziata nel 2009 grazie ai due presidenti Obama e Raul Castro; nel 2014 molte compagnie aeree Low Cost statunitensi aprivano le tratte verso L'Havana. Poi con l'arrivo alla presidenza di Donald Trump, i rapporti tra i due Paesi sono tornati pressapoco quelli del periodo della rivoluzione cubana di Castro del 1953.

E questo mi sembra proprio "prima che sia troppo tardi".

La mia curiosità nei confronti della grande isola caraibica si è fatta più grande dopo aver visitato alcuni paesi dell'America latina: Guatemala, Honduras, Belize e Perù. Penso di poter dire che in tutti questi Paesi non è che se la passino proprio alla grande; anche se ad essere sincero, la maggior parte dei luoghi che ho visitato sono ben lontani dal passarsela alla grande; quantomeno usando l'Italia come valore di confronto. In alcuni se la passano, semplicemente, in altri direi che non vivono proprio bene.

Vediamo allora come vivono in un Paese governato da una dittatura socialista del tutto particolare; ma soprattutto ero curioso di vederne il retaggio.

Ma prima... un pò di storia, cercherò di essere il più breve possibile (come se fosse facile in questo caso).

È il 10 marzo 1952 quando Fulgencio Batista, tramite un colpo di stato, salì al potere a Cuba destituendo l'allora presidente eletto. Gli USA riconobbero immediatamente il nuovo governo. Gli investimenti degli USA a Cuba si fecero notare subito e portarono sull'isola una ricchezza mai vista prima. In quel periodo, a Cuba, i grandi proprietari terrieri erano americani, così come lo era la compagnia elettrica, le ferrovie, la compagnia telefonica. Cuba non era piú dei cubani, da tempo ormai. La crisi economica degli anni 50, la corruzione di Batista e i rapporti che il dittatore intratteneva con la mafia fecero crescere l'opposizione al regime, soprattutto negli strati più poveri della popolazione e nei pensatori marxisti della classe media.

Tra gli oppositori vi era Fidel Castro, un giovane avvocato proveniente da una famiglia agiata.

Fidel fu colui che decise di armare l'opposizione nei confronti di Batista e lo fece con l'assalto alla Caserma Moncada, una base militare di Santiago de Cuba, il 26 luglio del 1953.

L'assalto fallì miseramente e la maggioranza dei ribelli fu catturata o uccisa. Tra i sopravvissuti in grado di mettersi in salvo ci furono Fidel e Raul Castro che furono tuttavia catturati una settimana dopo. La guardia che li catturò però non li consegnò all'esercito di Batista che altrimenti li avrebbe uccisi; li consegnò alla polizia. Vennero arrestati e successivamente subirono un processo.

L'autodifesa di Fidel Castro al processo è famosa per la storica frase che pronunciò: "La storia mi assolverà!".

Venne condannato a 15 anni di reclusione.

In prigione, insieme a 25 compagni, cambiò il nome del "Movimento" in "Movimento del 26 luglio" (M-26-7). Alle elezioni del 1955 si candidò solo Batista e questa scelta non ottenne molti consensi in quanto considerate dal popolo come fraudolenta. Batista permise quindi all'opposizione di esprimere la propria opinione, la quale chiese l'amnistia per Castro e i suoi compagni. Convinto che Castro non fosse più una minaccia, Batista accondiscese e concesse l'amnistia sperando che la cosa fosse una buona pubblicità per il governo.

Tutto questo non bastò a spegnere i focolai rivoluzionari che aumentavano in forza e in numero. Il governo di Batista represse le manifestazioni con le armi, Castro quindi lasciò Cuba insieme a suo fratello in quanto, a suo dire: "Gli erano state chiuse tutte le porte per una rivoluzione pacifica".

In Messico strinse amicizia con Ernesto Guevara, detto "Che", un medico argentino sostenitore della guerriglia e della rivoluzione Cubana. Rientrarono a Cuba insieme ad un'ottantina di guerriglieri addestrati a bordo della famosa barca "Granma" (perfettamente conservata al museo della rivoluzione a L'Havana).

Appena sbarcati vennero subito attaccati e Castro, insieme a suo fratello e al Che, si rifugiò sulle montagne della Sierra Maestra da dove diresse successivamente molte operazioni.

Circa 10.000 soldati dell'esercito di Batista asserragliava Castro e 300 dei suoi sulle montagne ma vennero pian piano respinti grazie all'aiuto dei contadini della zona che presero le parti del rivoluzionario. Contestualmente molti soldati di Batista disertarono e anche loro si unirono a Castro.

Man mano che i rivoluzionari si spingevano ad oriente acquisivano nuovi rinforzi potendo spingersi anche verso il centro dell'isola: a Santa Clara; dividendo di fatto Cuba in due.

Fu proprio a Santa Clara che avvenne la svolta che permise a Castro di vincere sull'esercito di Batista mettendo così fine al suo governo corrotto e alla rivoluzione.

Il Che insieme a Camillo Cienfuegos era proprio a Santa Clara quando Batista decise di inviare un treno blindato per rifornire di armi e uomini l'esercito stanziato a Santiago. Il Che, usando una ruspa (Salvini può solo accompagnare), sollevò i binari facendo deragliare il treno. L'esercito ad oriente non aveva scampo, Batista capì che avrebbe perso la guerra venendo anche a conoscenza di un complotto ordito dagli Stati Uniti atto a far deporre il dittatore. Fuggì a Santo Domingo con 300 Milioni di Dollari statunitensi che era buona parte della ricchezza di Cuba.

Al posto di Batista successe Carlos Piedra fortemente sostenuti dagli americani. Questa cosa a Castro non piacque e rese noto che secondo lui, il presidente sarebbe dovuto essere Manuel Urrita Lleó, un moderato.

Urrita venne proclamato Presidente provvisorio nel 1959 e Castro si autoproclamò "Rappresentante delle Forze Armate ribelli della Presidenza". Successivamente si nominò Presidente dell'Istituto Nazionale della Riforma Agraria, riforma che firmò e che in pratica riduceva sensibilmente la superficie di terreno che una sola persona poteva possedere. Le grandi aziende vennero espropriate e le terre ridistribuite a circa 200.000 contadini. Poi passò alle industrie e la sua visione Marxista di Cuba divenne realtà nel giro di poco tempo.

Di fatto il suo regime divenne popolare tra i lavoratori e si consolidò grazie al supporto Sovietico in piena guerra fredda che portò gli Stati Uniti ad imporre un embargo che è tutt'oggi presente.

Altre vicissitudini coinvolsero Castro durante il suo governo soprattutto durante i periodi più critici della guerra fredda con la vittoria alla Baia dei Porci, la crisi dei missili e il triste inizio del "Período especial" iniziato dopo la caduta del muro di Berlino e il fallimento dell'Unione Sovietica. Periodo che durò fino a metà anni '90 e terminò solo grazie agli investimenti nel turismo.

Castro morì, dopo una lunga malattia, il 25 novembre 2016, esattamente 60 anni dopo il salpamento del Granma.

 

Ero curioso di vedere come si vive oggi a Cuba, cosa è rimasto di quel periodo, cosa pensa la gente ora che Fidel è morto. Per farlo ovviamente non basta visitare le grandi città o, peggio, andare al mare nei grandi resort di Cayo Coco; bisogna vedere Cuba nella parte rurale, dove si coltiva il tabacco e la canna da zucchero, dove è ancora presente lo spirito rivoluzionario, dalle piccole cittadine coloniali alle montagne della Sierra Maestra dove il leader rivoluzionario si rifugiò aiutato dai contadini. Se poi, alla fine del viaggio vogliamo rilassarci anche al mare... perchè no?

Ecco allora che il 25 dicembre del 2017 la nostra piccola carovana composta da 16 persone parte per un viaggio itinerante che va da L'Havana a Vignales, Trinidad, Camagüey, Bayamo, Santiago, Guardalavaca, Cayo Coco, Santa Clara e terminare nuovamente a L'Havana

 

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Dove si fabbricano i sigari

Atterrati all'aeroporto internazionale di L'Havana incontriamo la corrispondente locale di Avventure Nel Mondo insieme alla guida e all'autista del pullman che ci accompagneranno per tutto il viaggio.

Come prima cosa in terra cubana cambiamo gli euro di cassa comune in CUC (Peso cubano convertibile). Il primo assaggio di comunismo lo abbiamo proprio al cambio: in tutta la Nazione il cambio è identico, le case e gli uffici di cambio non sono privati ma sono statali.

A Cuba circolano due valute: il CUC (Peso cubano convertibile) e il CUP (Peso cubano). Il CUC è stato introdotto per sostituire il dollaro americano come valuta "turistica". Fino al 2004 circolava il dollaro statunitense che ora non viene più accettato e, anzi, viene pesantemente penalizzato al cambio (-10%).

Saliti sul pullman ci avviamo verso L'Havana Vieja (Avana vecchia), il centro storico. L'illuminazione stradale è praticamente assente e quella poca che c'è è molto fievole, sembra di stare in un film ambientato negli anni '50.

Nella capitale staremo solo una notte, ci ritorneremo per una visita più approfondita gli ultimi giorni di viaggio.

Dormiamo nella nostra prima "casa particular"; sono praticamente degli affittacamere. Molte famiglie abitano in queste grandi case coloniali e spesso affittano singole stanze; la versione Cubana di Air B&B. Ogni proprietario di casa particular si affida ad un capofila che organizza le sistemazioni. Ci sono capofila che gestiscono decine di camere presso altrettante famiglie.

Sinceramente mi aspettavo qualcosa di più genuino, mi spiego: i pernottamenti presso le case particolari sono una caratteristica dei viaggi a Cuba, si alloggia da famiglie ed è un modo bellissimo di avere dei contatti con la popolazione locale.

Forse fino a qualche anno fa. In tutto il viaggio solo una volta posso dire di aver vissuto questa situazione, nella piccola cittadina di Morón. Tutte le altre volte mi sembrava di alloggiare in un hotel dalle camere spartane dove spesso i padroni di casa fanno la parte dei receptionist: ti danno le chiavi, ti chiedono a che ora vuoi la colazione e a che ora ve ne andate l'indomani. Non fosse che la colazione te la prepara e te la serve la signora di casa non capiresti di essere in una casa particular. Per le cene poi, i capofila, hanno pure i ristoranti. Sovente ci siamo trovati a cenare con altri gruppi di Avventure e ospiti vari, manco fossimo in una pizzeria di Napoli.

Sinceramente non so se questa cosa capita solo nelle case particular che vengono selezionate dal referente cubano di Avventure, a me non è piaciuto molto; speravo e pensavo meglio.

Ma ora basta divagare e torniamo al viaggio, siamo solo all'inizio e dopo la prima notta trascorsa insonne a causa di un rubinetto che perdeva, saliamo tutti sul pullman e ci dirigiamo verso Viñales.

Uscendo dalla capitale ci dirigiamo verso ovest percorrendo l'unica autopista (autostrada) di Cuba. Dal finestrino si alternano terreni coltivati a canna da zucchero o tabacco a terreni totalmente selvaggi dove la vegetazione cresce rigogliosa: mi ricorda molto quella guatemalteca. Pian piano le piantagioni di canna da zucchero lasciano completamente il posto a quelle di tabacco, è il segnale che ci dice che siamo entrati nella provincia di Pinar del Río, famosa appunto per la coltivazione di piante di tabacco, usate per i famosi sigari cubani. Il piatto orizzonte verde viene interrotto di quando in quando da altissime palme reali che sono uno dei simboli di Cuba. Palme altissime dal fusto dritto e sottile.

La prima sosta è nella piccola e carinissima cittadina che da il nome alla provincia. Visitiamo una fabbrica di sigari che sinceramente pensavo essere molto più grande. Ci spiegano che in queste fabbriche vengono assemblati sigari delle più famose marche: Cohiba (i preferiti di Fidel), Montecristo (quelli del Che), Partagas e i Romeo y Julieta resi famosi perchè li fumava il Sir Winston Churchill.

La visita risulta essere molto interessante e apprezzata da tutti. Gli operai lavorano su banconi da due persone disposti in fila, come a scuola. Ogni operaio assembla i suoi sigari a seconda di quello che gli viene commissionato dal caposala. Prende le foglie di tabacco stagionato da mazzi diversi, ogni foglia ha la sua caratteristica di profumi, aromi e stagionatura; le sistema in una mano e le arrotola in un fascio che poi viene chiuso da una singola foglia dall'aspetto più bello delle altre e infine sigillato da una resina. Il sigaro grezzo viene poi sistemato in presse a forma di cilindro e lasciato a riposare per circa un paio d'ore. Lo step successivo è il controllo del tiraggio: ogni singolo sigaro viene sistemato in un dispositivo che ne controlla il tiraggio, in poche parole viene simulata la tirata del fumatore. Se il sigaro rispetta certi parametri allora è considerato buono e viene chiuso da un lato e tagliato dall'altro: ora è pronto per essere confezionato insieme ad altri sigari in scatole di legno oppure singolarmente in tubi di alluminio foderati da un sottile strato di legno che ne preserva l'umidità e la fragranza. Se il sigaro invece non rispetta certi paramentri allora viene aperto e le foglie vengono rimesse nei mazzi di provenienza.

Dopo la visita ci dirigiamo verso Viñales ma ci fermiamo prima in due posti. La prima tappa è al Mural de la Prehistoria: un murales lungo 120 metri disegnato nel 1961 da Leovigildo González Morillo, un seguace del pittore messicano Diego Rivera. Il mastodontico murales, che rappresenta in modo abbastanza psichedelico la teoria dell'evoluzione, nella sua sezione più alta richiese il lavoro di diciotto persone. È talmente alto che non serve entrare nel piccolo parco per ammirarlo, tra l'altro l'ingresso costa pure 15 CUC e sinceramente, dal mio punto di vista, non ne vale la pena. Il murales è perfettamente visibile dalla strada che porta all'ingresso del parco.

murales

La seconda fermata la facciamo in un punto panoramico da dove si può ammirare quasi tutta la valle. Oltre alla vista della valle beviamo quella che sarà la più buona Piña Colada di tutto il viaggio; un long drink a base di rum bianco, succo d'ananas e latte di cocco.

Prima di prendere posto nelle case particolari gestite dalla coppia Dary e Tuty visitiamo una fattoria dedita alla coltivazione del tabacco. Un giovane contadino ci spiega come lo coltivano, la raccolta e la stagionatura; successivamente crea un sigaro che ci venderà ad 1 CUC. Ovviamente sono pronti degli altri sigari a mazzi di dieci. Decidiamo di comprarli per furmarli la sera a cena, ne accenderemo 2, il resto li lasciamo come mancia ai ragazzi che lavorano al ristorante della casa particolare; semplicemente infumabili.

Nel pomeriggio ci aspetta la prima delle attività più attese: un giretto a cavallo all'interno della valle. L'ultima volta che sono salito su un cavallo probabilmente ero ancora minorenne, le ultime bestie che ho cavalvato prima di questi cavalli sono stati dei dromedari in Marocco e un elefante in Thailandia.

Non ci metto molto a ricordare come conduce il cavallo e prendo il ritmo in meno di venti minuti; azzardo anche un piccolo trotto e poi un trotto, ad andare al galoppo non mi fido, sono passati troppi anni.

Il giro che facciamo si addentra nel cuore della valle di Viñales e la luce del tramonto migliora quella che già era una bellissima attività. Ci fermiamo in una farm ad acquistare la prima di una lunga serie di bottiglie di rum che per i miei gusti è stato il migliore bevuto in tutto il viaggio.

In linea di massima il rum cubano non mi piace molto, preferisco quelli guatemaltechi o della Martinica.

Il nostro giro a cavallo si può riassumere nella mappa che segue:

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Il cavallo, si sa, conosce molto bene la via di casa, così bene che riusciamo a perdere uno del gruppo. La piccola carovana è abbastanza sgranata e ad un incrocio il cavallo di Alberto decide di prendere la via di casa e non quella che lo riporta al maneggio. Avventura nell'avventura per Alberto che viene ritrovato dopo circa quaranta minuti.

Mi è piaciuto molto il giro e dal punto di vista puramente paesaggistico, secondo me, la valle di Viñales è il posto che più mi è piaciuto a Cuba. Anche il piccolo paesino è molto carino e si vede che qui la gente sta abbastanza bene. Probabilmente è anche la regione rurale più ricca di Cuba.


Un gioiellino in stile coloniale

Per arrivare a Trinidad ci aspetta un lunghissimo trasferimento con sosta importante nella famosa baia dei Porci.

Mezzogiorno è passato giá da un paio d'ore quando ci fermiamo per una sosta che ci permette di fare il primo tuffo nel mare dei caraibi. Per me è il primo tuffo in mare del 2017. La temperatura dell'acqua è gradevole e tutto intorno ci sono scogli ricoperti in gran parte da una foresta di mangrovie. La strada che affianca la costa traccia un solco netto tra la foresta e il mare; attraversandola si possono trovare tanti sentieri che portano ai molti cenoti di acqua salata. Non posso esimermi dal tuffarmici dentro, l'acqua è più fredda ma è ricca di pesci, è anche molto limpida. Il cenote dove mi tutto è molto profondo e largo; è meta di tanti sommozzatori. Dopo aver fatto un bagnetto al mare e uno nel cenote mangiamo qualcosa al piccolo ristorantino accanto al cenote. Si vede che siamo in mezzo alle mangrovie, le zanzare ci divorano. Però non son queste le bestie più fastidiose, il primato di bestia inutile cubana lo vince un insetto stronzissimo: la mosca della sabbia o Sandflies. Queste moschette succhiasangue si nascondono sotto la sabbia durante le ore più calde della giornata salvo poi uscire a milioni un'ora prima del calar del sole quando le temperature scendono. Non pungono tutti indiscriminatamente ma scelgono accuratamente la preda e la devastano. Sono piccolissime, praticamente dei moscerini e fai fatica a vederle. La loro puntura non è dolorosa, è simile a quella della zanzara. La particolarità sta nel fatto che quando hanno finito di mangiare e volano via una microgoccia di sangue esce dal foro della puntura e si secca lasciando un puntino rosso sulla pelle e tutta la zona intorno alla puntura diventa rosso scuro. Il fatto è che quando ti assalgono, sono migliaia e il risultato visibile è simile a quello del morbillo: centinaia di puntini rossi sparsi per tutto il corpo anche se prediligono gli arti. Il prurito che ne segue è spaventoso, roba da squartarsi a furia di grattare e preferire un'amputazione. Non è finita, oltre al pririto spaventoso che dura per giorni, queste punture, se grattate, possono infettarsi facilmente, per cui, se doveste essere aggrediti la parola d'ordine è: "non grattarsi" a costo di impazzire.

Incredibilmente, il sottoscritto, è scampato agli attacchi di sti insetti di merda. Notoriamente sono mangime per zanzare, tanto che chi mi conosce mi usa come zampirone vivente ma evidentemente non sono gradito (per fortuna) al palato di ste schifezze. Un ragazzo italiano che abbiamo conosciuto alla baia dei Porci era devastato, tanto che ha dovuto ricorrere a pomate al cortisone per evitare di squartarsi da solo.

Un paio d'ore di sosta sono sufficienti. Dobbiamo ancora fermarci a visitare il museo di Playa Giron e la città di Cienfuegos.

Il museo del piccolo paese di Playa Giron è dedicato alla battaglia dello sbarco alla baia dei Porci del 17 - 19 Aprile 1961.

L'invasione della baia dei Porci fu il fallito tentativo di rovesciare il regime di Fidel Castro, messo in atto da un gruppo di esuli cubani e di mercenari, addestrati dalla CIA, che progettavano di conquistare Cuba a partire dall'invasione della parte sud-ovest dell'isola.

L'operazione fu ideata dall'allora direttore della CIA Allen Dulles nemmeno tre mesi dopo l'insediamento alla Casa Bianca di John Fitzgeral Kennedy, il quale, non approvando l'assalto decise di non sostenere le forze della CIA con l'esercito americano. Le forze armate cubane, addestrate ed equipaggiate dalle nazioni filo-sovietiche del blocco orientale, sconfissero la forza d'invasione in tre giorni di combattimenti.

La visita al museo è veloce ma molto piacevole; all'esterno si trovano un carro armato cubano, un aereo da caccia e un cannone di contraerea. Mentre all'interno tra le varie foto scattate durante e dopo questi giorni si trovano esposte armi, divise e documenti.

Ci rimettiamo in marcia per visitare il centro della città di Cienfuegos che prende il nome da un governatore cubano di fine 1800; erroneamente si crede che il suo nome provenga invece da Camilo Cienfuegos: guerrirero rivoluzionario e una delle personalità più infulenti della rivoluzione cubana.

La nostra visita al centro della città non dura più di un'ora; tempo di visitare la piazza con i suoi edifici in stile neoclassico e poi via verso Trinidad.

Trinidad è davvero bella, un gioiellino di cittadina coloniale perfettamente conservata. Ricorda molto Antigua Guatemala, in alcuni tratti si somigliano spaventosamente. Provate a fare una ricerca con google immagini, sia di Trinidad che di Antigua Guatemala, sembra di vedere la stessa città. Io stesso, rivedendo le foto che ho fatto nel 2015 ho avuto una grandissima sensazione di Déjà vu.

Rimaniamo due notti a Trinidad, merita di essere vistitata con calma.

La vita notturna a Trinidad è molto vivace. Oltre alla classica Casa de La Trova, presente in ogni città di Cuba, ci sono tantissimi pub, bar, ristoranti e discoteche; in ognuno di questi posti possiamo bere la Canchánchara: un cocktail tipico di Trinidad a base di rum con miele e lime, praticamente l'antenato del Daiquiri. Quasi ogni sera la gradinata della chiesa della Santa Trinità è occupata da orchestre che suonano la Salsa, il tipico ballo cubano.

Insieme a L'Havana è sicuramente la città più turistica di Cuba. Le occasioni di divertimento notturno non mancano così come è molto bello il tour cittadino della mattina dopo.

Già di prima mattina il sole ci martella incessantemente e decidiamo quindi di passare il pomeriggio sulla spiaggia della penisola Ancón, Playa Ancón appunto. La spiaggia, molto grande, è bagnata dal mare dei caraibi che in questo punto tutto è tranne che bello. Ci rilassiamo al sole sostando di quando in quando nel baretto della spiaggia che serve una buona Piña Colada.

Rientriamo a Trinidad per cena e devo dire che uno dei ristoranti migliori che abbiamo provato a Cuba si trova qui e si chiama La Ceiba, location molto suggestiva: attraversando il corridoio di una casa si arriva in un cortile interno e si cena all'ombra del grandissimo albero di Ceiba.


Il centro di Cuba

Anche il tragitto che ci porta da Trinidad a Camagüey è abbastanza lungo.

La prima sosta la facciamo subito fuori da Trinidad. Nella valle de Los Ingegnos visitiamo la Finca Iznaga: una fattoria del XVIII secolo dedita alla coltivazione di canna da zucchero.

La fattoria è composta dalla villa coloniale con il suo bel giardino e la macchina da spremitura della canna da zucchero e da una torre visitabile alta circa 70 metri che domina tutta la piantagione. Una volta i padroni, dalla torre, controllavano gli schiavi. La nostra guida Jose ci racconta di una leggenda che riguarda la torre da dove, si narra, il padrone controllava a vista la sua donna. Oltre alla torre, nella fattoria c'è anche un pozzo, costruito dal fratello del padrone. I due si erano innamorati della stessa donna e per conquistarla avevano costruito rispettivamente torre e pozzo.

Qui assaggiamo il Guaravo, una bevanda ottenuta dalal spremitura a freddo della canna da zucchero e succo di lime. È quasi imbevibile da quanto è dolce, aumentando decisamente la dose di succo di lime diventa invece gradevole e fresco. Insieme al bibitone ti danno anche un bastoncino di canna da zucchero da masticare, buonissimo.

Riprendiamo il nostro viaggio e sostiamo per pranzo nella piccola cittadina di Sancti Spíritus dove visitiamo il caratteristico barrio vicino al ponte Yayabo. Ci dividiamo e noi pranziamo con una pizza inaspettatamente buona in un ristorante che è praticamente casa del titolare.

Altre tre ore di pullman ci separano da Camagüey dove arriviamo per le 17.

Prendiamo le stanze e ceniamo a casa della capofila. Vista la pessima esperienza di Trinidad facciamo telefonare alla guida in modo da sapere prima cosa ci daranno per cena. Stavolta a noi va bene e ceniamo discretamente. Al gruppo arrivato dopo di noi tocca la stessa sorte che ci era capitata a Trinidad.

In centro non c’è molto, una piccola casa della trova e nella piazza centrale (unico posto dove è presente il wi-fi) c’è un pittoresco bar dove fanno un daiquiri frozen ottimo.

Il mattino seguente siamo pronti per il bike city tour che parte alle 8:00. Più che bici sono dei tuk tuk a due posti con una bici a fare da traino. Tutti i ciclisti lo fanno come secondo lavoro, il nostro era un insegnante di educazione fisica. Le soste nelle piccole piazze sono brevi e il tour ci permette di rivalutare una cittadina che la notte precedente ci era sembrata assolutamente triste. Il tour dura poco più di un’ora e poi partiamo per Bayamo che raggiungiamo verso le 15:30. Facciamo una veloce spesa in vista del trekk del giorno dopo: compriamo succhi di frutta, crakers e qualche biscotto. I più fortunati riescono a trovare delle barrette energetiche in un supermercato situato nella via principale del centro. Bayamo non ha nulla da offrire per cui andiamo in hotel dove ceniamo. Dopo cena alcuni si recano tramite tuk tuk in centro, dicono esserci una festa ma rimangono molto delusi.


La Comandancia de la Plata

Situato in cima a un frastagliato crinale ammantato da una fitta foresta nebulare - luogo ideale per un accampamento - il posto fu scovato da Fidel Castro nel 1958, dopo un anno sempre in fuga nella Sierra Maestra. Ben camuffato e isolato, il quartier generale dei ribelli fu scelto per la sua inaccessibilità e servì bene a questo scopo, poiché i soldati di Batista non riuscirono mai a trovarlo.

Ci svegliamo alle 5:15 e partiamo alle 5:45. Facciamo colazione una volta arrivati al parcheggio dell’hotel Balcon de la Sierra (Bartolomè Masò) dove ci aspettano le Jeep.

La nostra guida è stata lungimirante e ci ha preso dei cestini con dei panini al prosciutto e formaggio e succhi di frutta. Siamo i primi e prendiamo le Jeep che ci portano dopo circa un’oretta di auto all’ Alto de Naranjo nel parco naturale del Turquino.

La parte finale della strada è ripidissima, dicono la più ripida di Cuba e in alcuni punti supera il 45% di pendenza. Abbiamo una guida che ci accompagnerà fino alla Comandancia. Il trekk è poco più di una passeggiata in mezzo alla Sierra Maestra. La prima parte scende fino alla casa del contadino che aiutò Fidel Castro e gli altri rivoluzionari.

La seconda parte del trekk è in salita, nulla di che soprattutto perché è ancora presto e non fa troppo caldo. Si raggiungono in successione il museo dove c’è una piccola radura usata per far atterrare gli elicotteri, la postazione 1, poi si raggiunge la cucina e infine la casa di Fidel. Il posto è molto bello, la foresta in questo punto è molto fitta. Visto che abbiamo tempo chiediamo alla guida se si può salire fino a radio rebelde, la radio da cui trasmettevano i loro discorsi Fidel e il Che. Ci dicono che non si può ma noi insistiamo e alla fine saliamo. Qui la salita è più ripida ma nulla che non si possa affrontare, una camminata sulle Dolomiti è decisamente più impegnativa. Anche se con un po’ di fiatone si arriva in cima molto agevolmente, anche chi non è proprio in forma. La radio è rimasta esattamente come allora, con le stesse apparecchiature. Forse la cosa più bella del trekk.

Siamo velocissimi nel tornare indietro, abbiamo preso il ritmo e anche i più attempati reggono il passo dei più giovani. Riprendiamo le jeep e alle 12:30 siamo di ritorno al parcheggio dell’hotel dove ci aspetta il pullman e il pranzo al sacco: a me è toccato un discreto panino al pollo e il succo di frutta.

Ecco la traccia GPS del nostro trekking che, come spesso accade, stoppo per le soste e poi mi dimentico di far ripartire, per cui mancano dei piccoli pezzi.

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Siamo abbastanza vicini a Santiago ma prima ci fermiamo a vedere la Madonna del Cobre. Una chiesa famosa per la piccola statua in rame (cobre in spagnolo) della Madonna. Dicono porti fortuna lasciare qualcosa e infatti si trovano stampelle, palle da baseball, scarpette da ballerina, barbe tagliate, medaglie olimpiche, tutto con dedica anche da sportivi cubani famosi. Rimaniamo pochissimo in modo da essere a Santiago per le 16:45. Prendiamo le stanze e ci prepariamo per la cena di capodanno.


La città caraibica

È il tardo pomeriggio del 31 dicembre quando prendiamo le stanze e ci prepariamo per la cena di capodanno che la nostra guida ha prenotato al ristorante Iré a Santiago. Per 14 CUC a testa mangiamo bene e dalla terrazza abbiamo la vista del centro di Santiago. A mezzanotte ci scambiamo gli aguri, stappiamo l’ennesima bottiglia di rum (che continua a non farmi impazzire, i rum del Guatemala, della Martinica o delle Antille sono di ben altro livello, non ho assaggiato nulla che si avvicinasse minimamente ad uno Zacapa base, senza nemmeno tirare in ballo il più prestigioso XO). I sigari che ci ha procurato la guida si possono accostare a dei Cohiba robustos, molto buoni anche se l’invecchiamento delle foglie non era il massimo. Dopo cena decido di tornare in albergo perché non stavo benissimo. La mattina dopo mi hanno detto che per Santiago non c’era nulla. Pochi locali, brutti, pieni di gente ubriaca con musica pessima. Non mi sono perso nulla.

Anche se è il primo dell’anno la sveglia è alle 7:30. Alle 9 partiamo per il giro del centro di Santiago. Visitiamo prima la piazza della rivoluzione, grandissima e abbastanza bella. Poi ci rechiamo alla caserma moncada dove al suo interno c’è il museo dedicato al combattimento del 26 luglio, data che rimase alla storia perchè per la prima volta si fece l’uso delle armi. La guida del museo, anche se in spagnolo, ha spiegato benissimo come sono accaduti i fatti, racconto appassionato che ha coinvolto tutti. Per pranzo mangiamo un sandwitch in un albergo del centro e beviamo una Piñacolada. Sarà che è il primo gennaio, ma a Santiago è tutto chiuso. Tappa successiva è la visita al Castillo del Morro che difende l’ingresso della baia di Santiago. La vista dal castello è molto bella e il tramonto la rende ancora migliore. Ceniamo al ristorante Zun Zun che si rivela meglio anche di Irè a Santiago della sera precedente.

Santiago, Castello e Piazza della rivoluzione a parte, non mi è piaciuta.


Le belle spiagge di Cuba

Andare a Cuba per il mare è l'errore più grande che si possa fare.

Mi spiego meglio, le spiagge di Cayo Coco e Cayo Guillermo sono molto belle ma nulla in confronto a quelle che si possono trovare a Trinidad e Tobago, Isole Vergini, Santo Domingo e Isole Cayman.

Al Club Amigo di Guardalavaca arriviamo verso le 10:30, al check-in ci consegnano i braccialetti che ci danno accesso ai servizi all inclusive. Le camere ce le daranno con gran confusione verso le 16. Abbiamo tempo per stare al mare e pranzare in uno dei numerosi ristorantini. Tipica spiaggia caraibica con palme a mare azzurrissimo, bello si, ma a me dopo un po’ stanca. Quando è l’ora della consegna delle stanze dobbiamo armarci di una pazienza incredibile. Arrivano tutti allo stesso momento e il personale va in totale confusione. Non hanno a che fare con i calmi caraibici, ma con europei nervosi abituati ad un servizio veloce. La ragazza a cui ho chiesto la lista delle stanze va in crisi e in preda al panico scompare. Ricompare mezzora dopo con una lista che non riesce a leggere. Poverina è davvero in crisi, la lista non è un papiro scritto in sumero ma una semplice lista con numero della stanza, numero degli occupanti, nome degli occupanti e passaporto degli occupanti. Riesco a calmarla e ottengo finalmente le chiavi; un’ora e mezza dopo. Chi invece ha aggredito le ragazze alla reception, probabilmente è ancora lì che aspetta la stanza.

Le due giornate a Guardalavaca passano nel totale relax tra Piñacolade, rum e sigari. Per l'occasione mi ero preso dei Romeo y Julieta Churchills che mi sono piaciuti tantissimo, tanto che me ne sono portati in Italia quasi una decina.

Purtroppo alla fine del secondo giorno il tempo si guasta, freddissime correnti fredde scendono da nord, un freddo record tanto che a Miami (in Florida) è nevicato; fenomeno più unico che raro.

Le temperature scendono tantissimo e raggiungono il picco il giorno successivo; giorno in cui ci spostiamo verso Cayo Coco.

La sveglia alle 5:30 e partenza alle 6. Il tragitto per arrivare a Cayo Coco è molto lungo. Sfiga vuole che ci accodiamo a “La carovana de la libertad”. Il primo gennaio del 1959, dopo aver vinto la rivoluzione, Fidel si reca a L’Avana a bordo di un camioncino militare aperto scortato dai suoi fedelissimi, si ferma a ricevere gli omaggi della gente, fa dei discorsi. Ci impiega 8 giorni ad arrivare a L’Avana. Da allora, ogni anno, si ripete questa commemorazione. Studenti col massimo dei voti, operai, medici e tanti altri salgono sui carri. Si fermano dove si fermò Fidel, ripartono quando ripartì Fidel, cambiano i mezzi quando li cambiò Fidel e dormono dove dormì Fidel. Ovviamente nessuno si azzardava a superare la carovana del Leader. La stessa cosa si ripete oggi. Siamo i primi dietro alla carovana, entriamo a far parte della storia per più di un’ora e mezza e riceviamo anche noi i nostri saluti. Tutto questo ci fa tardare e arriviamo al resort di Cayo Coco che sono le 14:30. Fa freddissimo e c’è un vento tremendo. Ci saranno 10 gradi se va bene. Il resort Memories Caribe è molto bello, a livello dei nostrani. Camere enormi con letti giganteschi, bagni altrettanto grandi e puliti. Facciamo un salto in spiaggia ma personalmente ho addosso il piumino 100 grammi che avevo quando sono partito da Malpensa, faccio due foto e rientro. Tira un vento terribile e decidiamo di ripararci al bar del resort a bere per dimenticare. Ceniamo al ristorante buffet che si rivela molto buono. Ottima pasta, ottimo pesce, ottima carne. Alle undici di sera sono già a letto ubriaco marcio.

Il mattino dopo, ancora bello cencio dalla serata prima, provo una sortita in spiaggia, molto più bella rispetto a quella di Guardalavaca. Rinuncio dopo nemmeno un quarto d'ora. Il vento tira ancora più forte, è freddo e alza la sabbia che ti frusta le gambe (unica cosa scoperta che avevo).

Trovo riparo a bordo della piscina del resort che è protetta dagli edifici circostanti; mi giran le balle perchè quando il vento decice di placarsi per quelche minuto, fa caldo, caldissimo.

Le nuvole scorrono velocissime in cielo trasportate dal vento gelido. Se a Cayo Coco stare in spiaggia è impresa per pochi temerari, a Cayo Guillermo è proprio impossibile.

Peccato, ci ha detto male col meteo.


La capitale

Visto il meteo avverso ci spostiamo verso la piccola cittadina di Moron che useremo solo per la sosta notturna. Sarò breve: Moron non ha nulla da offrire e non c'è nulla da vedere.

Ceniamo a casa della capofila, una cena a base di fritto condito col fritto e contorno di fritto.

Vado a dormire leggerissimamente appesantito.

Altra sveglia con le galline alle 6 del mattino. Partiamo alle 7 per evitare di riaccodarci alla carovana della libertà che se anche è una rievocazione molto bella… due volte anche no. Arriviamo a Santa Clara alle 9:30 e visitiamo subito velocemente il treno blindato. Anche se la visita dura effettivamente molto poco dal mio punto di vista la trovo quasi indispensabile. Alla fine è stata la chiave di volta della rivoluzione e poi il tutto è conservato divinamente. In pullman abbiamo fatto leggere la lettera che il Che ha scritto a Fidel quando si è ritirato da Cuba per prendere parte alla rivoluzione Boliviana. A qualcuno è scesa una lacrimuccia.

Sono le 10:00 quando arriviamo al Mausoleo/Museo del Che a Santa Clara. La visita è rapidissima, molto bello sia il museo ma soprattutto il mausoleo. Mentre saliamo sul pullman per ripartire sentiamo in lontananza le sirene della carovana. Via di corsa. Arriviamo alla Finca Vigia alle 15:30 dopo aver fatto una sosta per pranzo. La casa di Hemingway la si più solo circumnavigare e vedere attraverso le finestre e le porte aperte. Bella si, ma mi aspettavo qualcosa di più, il Vittoriale di d’Annunzio sulla parte bresciana del lago di Garda è ben altra cosa.

Direi che effettivamente questa visita potrebbe essere evitabile.

Alle 16:45 eravamo alle case del capofila Javier a L'Avana. Stavolta ci è andata meglio con le camere rispetto alla prima notte. Prima di cena facciamo un giretto per L’Havana Vieja e andiamo al Floridita ma non riusciamo a prendere nulla perché troppo affollato. La cena la facciamo al ristorante Sarrà, di un amico della guida. Ero diffidente ma invece si è rivelato molto molto buono. Dopo cena ci sparpagliamo per la città che ha davvero molto da offrire.

Il giorno dopo facciamo un giro di alcuni quartieri della città con la nostra guida. Passiamo col pullman al Vedado, il quartiere nuovo e più bellino della città fino ad arrivare a Fusterlandia. Fuster è un artista che ha ristrutturato un intero quartiere come omaggio a Gaudì. Dapprima ha iniziato a ricoprire i muri della sua casa con dei mosaici, poi ha creato nel suo cortile delle installazioni ed infine si è dedicato a decorare anche le case dei vicini, la stazione del bus e parte delle strade. E’ piaciuto a tutti, una cosa particolare. Dopo Fusterlandia siamo andati al Callejon de Hamel, un piccolo rione afro in centro a L’Havana pieno di arte, sculture e musica. Essendo domenica assistiamo alla rumba: uno spettacolo di strada che fanno ogni domenica dalle 12:00 alle 16:00. Nel bar principale servono il tipico Negròn: un cocktail a base di miele, lime, acqua, ghiaccio e basilico; volendo lo si può correggere col rum. Finiamo il giro col bus andando al Castillo del Morro senza fare la visita ma solo perché al suo interno c’è una Casa del Habano dove vendono sigari e rum. Carina ma gli avventori non sono certamente simpatici, sono affaristi incalliti che non danno consigli e se non compri non ti fanno avvicinare al banco. Assolutamente da sconsigliare. Molto meglio andare al Hostal del Habano che si trova in centro, vicino a Calle Obispo, all’interno dell’Hotel Conde de Villanueva. La selezione di sigari è quanto di meglio si possa trovare a Cuba, li fanno anche al momento e i prezzi sono leggermente più bassi rispetto a quello del Castillo del Morro. L’Hostal del Habano è un localino meraviglioso dove si può anche fumare e bere del rum al bancone. E’ diviso in due sale, la prima è quella dei sigari, ce ne sono di ogni, per ogni misura e prezzo, si trovano anche chicche come i Cohiba Piramides Extra Tubos, forse i miei sigari preferiti. Nella seconda sala c’è il bancone del bar, delle poltroncine e appese ai muri ci sono centinaia di sciarpe dei club calcistici di tutto il mondo, in un angolo si trova anche la postazione per la confezione dei sigari al momento.

Il pomeriggio abbiamo continuato il giro con la guida ma a piedi per le piazze e le calli di L’Havana Vieja. A cena siamo andati a La Moneda Cubana. Prezzi leggermente sopra la media ma sia servizio che location che cibo… tutto molto valido.

La città è molto affascinante con la sua alternanza di palazzi appena ristrutturati e ruderi. Si respira tranquillità e non si ha mai senso di pericolo nonostante ci si possa avventurare in vicoli bui e disabitati. La notte de L'Avana è viva, fatta di colori, persone cordiali e musica. Sarebbe da starci qualche giorno in più.

Il giorno successivo è quello della partenza. Con un piccolo gruppo siamo tornati all’Hostal del Habano del Hotel Conde de Villanueva dopo aver fatto un lunghissimo giro a piedi tra il Malecon e diversi quartieri della zona vecchia, tornando per il Campidoglio il Prado e Calle Obispo. Ci siamo bevuti un mojito alla Bodeguita del Medio e un Daiquiri al Floridita che per l’occasione era quasi deserto. Abbiamo pranzato ottimamente al ristorante Dona Eutimia. Ci siamo ritrovati tutti sulla terrazza dell’Hotel Inglaterra per un ultimo aperitivo prima della partenza. Verso sera i due gruppi sono partiti scaglionati, così come sono arrivati. Prima è partito il gruppo per Roma e poi siamo partiti noi per Milano. La partenza è stata 4 ore prima per il decollo, sembra tanto, ma alla fine è stato giusto. Arrivare più tardi si rischia di non riuscire a prendere l’aereo. Anche ai check-in dell’aeroporto i ritmi sono quelli di Cuba.

Torno a casa stanco ma appagato da un viaggio che mi ha mostrato il retaggio di una società che ha vissuto per anni sotto dittatura socialista. Dittatura che non ha placato il forte sentimento rivoluzionario anche dopo generazioni. Un viaggio che ho voluto fare: “PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI”.

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