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Tue Aug 07 @20:30 -
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La vecchia capitale

Lo Shinkansen Hikari per Kyoto impiega circa due ore e quaranta minuti per arrivare a destinazione. Appena scesi dal vagone non possiamo che ammirare la bellezza della stazione ferroviaria. E' una struttura modernissima che contrasta fortemente con quello che è lo stile degli altri edifici della città. Fuori dalla stazione ferroviaria si trova quella degli autobus.

Se a Tokyo è la metro a farla da padrona, a Kyoto sono gli autobus. La metro ha solo due linee che incrociano il centro della città e a noi non è molto utile.

La mappa delle linee degli autobus di Kyoto fa spavento. Eccola qui, per darvi un'idea:

kyoto bus map smallClicca per la versione in alta risoluzione

 

Anche se in un primo momento ci si può spaventare (ammetto che mi è successo), basta poco per capire come muoversi. Esistono fondamentalmente 3 linee dedicate ai turisti: la 100, la 101 e la 102 che collegano tutte le attrazioni più importanti.

I nostri appartamentini (di cui uno con i tradizionali materassi giapponesi "futon") sono a sole 3 fermate dalla stazione prendendo il 205 o il 206 e scendendo alla fermata "Kyoto Aquarium".

Alloggeremo per quattro notti negli appartamentini del Kyostay Iroha Umekoji (clicca), sono completi di tutto: una stanza da letto di dimensioni "normali" e non lillipuziane come quelle standard giapponesi, un cucinino dotato di tutto il necessario e ovviamente il bagno ipertecnologico. Lo staff si è dimostrato gentilissimo e super efficiente. Non si tratta di un Ryokan tradizionale, ma questo ha un buon rapporto qualità prezzo e soprattutto la posizione è strategica.

Dopo aver preso possesso delle stanze il programma prevede di andare direttamente alla passeggiata del filosofo partendo dal tempio Ginkaku-ji (il padiglione d'argento) e percorrendo il sentiero fino al tempio Nanzen-ji.

Il Ginkaku-ji è davvero un bellissimo complesso tra templi e giardini zen. Dal tempio inizia la passeggiata del filosofo; il nome deriva dal fatto che Nishida Kitaro, professore di filosofia vissuto a cavallo tra la fine del 1800 e metà del 1900, vi passeggiava ogni giorno per recarsi al lavoro all'Università di Kyoto. Il percorso è molto carino e troviamo ancora diversi ciliegi in fiore. Purtroppo arriviamo tardi al Nanzen-ji che è considerato uno dei templi più importanti del Giappone con dei giardini bellissimi.

Dal Nanzen-ji prendiamo dei taxi e ci facciamo portare fino a Gion, antico quartiere di Kyoto realizzato per soddisfare le richieste dei viaggiatori e dei visitatori. E' noto per essere il quartiere delle geishe che ci vivono ancora e si vedono passeggiare di quando in quando. Anche a livello di architettura sembra di essere approdati nel Giappone degli Shogun e dei Samurai. Erroneamente viene considerato da molti il quartiere a luci rosse perchè si pensa che le geishe siano delle prostitute. In realtà la cosa è diversa; le maiko (in giapponese) sono donne d'arte, sanno suonare, cantare e ballare. Sono molto istruite perchè, in compagnia dei ricchi uomini d'affari, devono poter intrattenere una discussione anche politica o di affari.

Vicino alla via principale del quartiere scorre il Duck River che taglia la città longitudinalmente. Parallele al fiume ci sono delle vie molto strette con case da tè e ristoranti molto belli. L'aera è famosa col nome di Pontocho.

Ed è proprio a Pontocho che ceniamo, anche se separati. Dopo cena cerchiamo un posto dove bere un sake che scopro essere molto diverso da quello che viene servito in Italia. Da noi, il sakè è accostato alla grappa e come tale viene servito principalmente dopo i pasti come se fosse un digestivo. Il sakè che ho bvevuto in giappone è più simile ad un vino molto blando, spesso meno alcolico di una birra; può essere servito a temperatura ambiente oppure con il ghiaccio.

Prima di rientrare al nostro albergo facciamo tappa al Kombini, mi rifornisco di I Lohas alla mela, prendo dei biscotti e provo un tiramisù strepitoso che prenderò ogni notte per la colazione della mattina.

Visto che il meteo prevedeva pioggia per l'indomani, decidiamo di non andare a Nara ma di fermarci a Kyoto per continuare la visita. Visto i ritmi molto intensi, avevo in programma solo tre cose, dopodichè avrei dedicato il resto della giornata al tempo libero, in modo che ognuno andasse a vedere quello che più gli interessava.

ginkakuji

Ci svegliamo che è già nuvoloso e non appena scendiamo in strada inizia a piovere. Facciamo il consueto One-Day ticket che vale per tutti gli autobus e andiamo a visitare il Kinkaku-ji, ovvero il padiglione dorato. E' un tempio buddista e il suo nome deriva dalla foglia d'oro usata per rivestirlo; è uno degli edifici più visitati del Giappone. Nel complesso sono presenti anche dei giardini stupendi progettati secondo i canoni del periodo Muromachi, cosniderata un'età classica per la progettazione degli spazi verdi e caratterizzata da un'attenzione speciale al rapporto tra edifici e spazio circostante.

Il giro dura un'ora e mezza circa e probabilmente tutti i turisti hanno avuto la nostra stessa idea perchè era davvero affollato.

Relativamente vicino al Ginkaku-ji si trova il Daitoku-ji, un complesso di templi buddisti dai giardini zen più belli che si possano trovare in Giappone. Visitiamo il tempio principale aiutati da una guida che ci spiega il senso di ogni giardino e il legame con i pensieri buddisti. E' un luogo meraviglioso dove si respira pace e tranquillità, peccato non aver potuto fare foto. I giardini sono davvero spettacolari, anche sotto la pioggia.

Dal Daitoku-ji ci spostiamo ad Arashiyama e ci addentriamo nella foresta di bambù. E' un luogo mistico e forse con la nebbia e la pioggia ha ancora più fascino. Qui ci separiamo; alcuni rimangono nella foresta, altri vanno al mercato, alcuni al palazzo imperiale mentre io ed un manipolo di amanti del relax ci fiondiamo nell'Onsen più antico della città: il Funaoka Onsen. Nonstante sia il più antico, è uno dei pochi che tollera i tatuaggi anche se a dire la verità, non ho visto nessuna persona tatuata all'interno.

Questo Onsen non è di per se bellissimo, i centri termali altoatesini sono mille volte più belli e attrezzati. Anche se devo dire che la piccola sauna non era male ma soprattutto la parte esterna valeva sicuramente la pena di essere visitata. La vasca in legno è situata in un angolo di un giardino zen molto ben tenuto e, a differenza della parte interna, qui, i giapponesi parlano tra di loro. Mi immagino parlassero di affari ma molto più probabilmente prendevano per il culo noi poveri Gaijin (stranieri).

Ritorniamo in hotel per incontrarci col resto del gruppo che è ora di cena, la mia idea era quella di provare la famosa carne del manzo di Kobe. Non me lo sarei mai immaginato ma molti del gruppo volevano provare questa costosa esperienza culinaria.

Non vogliamo farci rapinare nei bellissi ristoranti di Gion e quindi troviamo un ristorante splendido vicino al nostro albergo, si tratta del Pound Kyoto Ekimae (clicca). Il manzo di Kobe è il bovino la cui carne è una prelibatezza gastronomica giapponese. E' un wagyu dal manto nero e la sua carne è rinomata per il sapore, la tenerezza e la struttura grassa ben marezzata.

kobe

La carne può essere cucinata alla gliglia o, come nel nostro caso, alla piastra (Teppanyaki). Sono un carnivoro da sempre e apprezzo la carne di tutti gli animali fatta in tutte le salse; ma questa, dal mio punto di vista, non la batte nessuno, nemmeno la miglior chianina dell'Antica Macelleria Cecchini. Il grasso si scioglie durante la cottura sulla piastra bollente e dona alla carne una tenerezza e una dolcezza da paradiso dei sensi. Nemmeno un black angus argentino cucinato come Cristo comanda si avvicina a questa prelibatezza.

Certo, il costo è notevole ma si narra di allevamenti leggendari che prevedono l'ascolto di Mozart, sorsi di birra e messaggi con guanto di crine. I manzi più fortunati del mondo.

Giornata memorabile, nulla da dire, termina con l'assaggio della carne più buona che abbiam mai mangiato e, ovviamente, un mezzo litro di I Lohas alla mela prima di andare a dormire :)

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