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Centosedici sono i minuti che lo Shinkanse Hikari impiega per andare da Kyoto ad Hiroshima. Non manca molto al termine della nostra vacanza e la stanchezza si fa sentire fortemente. Dormo una mezzoretta sul treno, il resto del tempo lo passo a rivedere i tempi degli spostamenti e programmare la giornata di oggi. Quando ho dei ritagli di tempo inforco le mie Bose QC 20i, mi isolo dal mondo e mi lascio trasportare dalla funzione random sulla mia playlist preferita di Spotify. Alterno la scrittura del diario giornaliero alla contemplazione del paesaggio che stiamo attraversando e che sfreccia via a quasi trecento all'ora. E' tutto abbastanza uguale, ci sono posti che regalano panorami migliori, non metterei il Giappone tra i primi cinque luoghi naturalistici che abbia visitato, forse nemmeno tra i primi dieci, o venti. Ho quasi finito di portarmi in pari col diario, Evernote si sincronizza grazie alla connessione del router Wi-Fi, ma poi Spotify decide di farmi ascoltare Kiss From a Rose di Seal, un pezzo splendido. La calda voce di Seal mi rilassa, pure troppo, mi riaddormento che siamo quasi arrivati ad Hiroshima; dobbiamo scendere e prendere il treno locale per Miyajimaguchi, un piccolo paese portuale che si trova di fronte all'isola di Miyajima. Il JR Pass ci permette di prendere il traghetto JR verso l'isola. Partono ogni venti minuti e l'attraversamento è brevissimo, dieci minuti di orologio da quando si sale a quando si tocca terra dall'altra parte dello stretto.

Il sole sta finalmente scaldando come la stagione richiede. Siamo venuti sull'isola per vedere due cose: il santuario shintoista di Itsukushima e il grande torii rosso che lo annuncia.

La particolarità è che il santuario si trova su palafitte e il torii rosso, la mattina fino a mezzogiorno si trova in mezzo al mare. Dopo mezzogiorno la marea si ritira e il torii è raggiungibile a piedi dalla vicina spiaggia. L'importante è arrivare sull'isola al mattino in modo da poter vedere il torii circondato dalle acque del mare. Gli Dei della fotografia, dopo una settimana di cieli bianchi, sono magnanimi e ci regalano una luce spettacolare.

floatingtorii

L'isola è un'oasi naturale ricoperta da una fitta vegetazione, anche qui i daini proliferano indisturbati e sono molesti tanto quanto quelli di Nara, si mangiano di tutto, occhio a qualsiasi cosa teniate in mano; se solo accennate a dar loro qualcosa da mangiare verrete assaliti da una mandria di daini tossici.

L'isola offre moltissimo, templi, passeggiate, parchi, trekking e pure una teleferica che raggiunge la vetta della montagna. Tanto per cambiare il tempo è tiranno e dopo una visita di circa tre ore torniamo indietro. Vogliamo andare ad Hiroshima a visitare il museo del memoriale, il parco e la A-Bomb Dome.

Mentre attraversiamo la piccola lingua di mare che separa l'isola dalla terra ferma notiamo che il "big torii" è ormai completamente all'asciutto, la marea si è ritirata di quasi quattro metri da quando siamo arrivati; molti bambini arrivano fin sotto la grande porta rossa.

Riprendiamo il treno locale e scendiamo alla stazione centrale di Hiroshima, da qui partono degli autobus turistici che fermano proprio al parco del memoriale.

La visita al museo si rivelerà molto toccante. All'interno c'è un grande plastico illuminato da dei proiettori ad altissima definizione, serve a simulare l'effetto devastante che ha avuto la prima bomba atomica mai sganciata su un obiettivo civile. Riguardo la scena ancora e ancora, non riesco a staccarmi di fronte a tanto orrore. Il museo è diviso in tre aree ben definite. La prima parla della storia della bomba, dal suo progetto, i test, la desecretazione di alcuni documenti top secret che spiegano il perchè della scelta di Hiroshima e del perchè far esplodere la bomba a 600 metri d'altezza. Alcune installazioni parlano della situazione politica dell'epoca e del perchè i giapponesi non si sarebbero mai arresi. La seconda parte è dedicata alla storia della città di Hiroshima e della vita della popolazione. L'ultima parte è dedicata ai reperti post-esplosione: dai vestiti, alle bici, alle monete. E' molto cruda perchè mostra le immagini dei sopravvissuti.

A tal proposito, all'interno del museo c'erano delle persone anziane con una fascia al braccio che li identificava come "sourvivors" (sopravvissuti) e che su richiesta rispondono alle domande della gente. Ho avuto modo di ascoltare l'intervista di un ragazzo della stampa a uno di questi miracolati e sentire il racconto direttamente da chi questo orrore lo ha vissuto, fa tutto un altro effetto rispetto a vederlo in tv.

Inutile dire che l'esperienza è stata molto toccante ma allo stesso tempo educativa.

Usciamo dal museo e attraversiamo il parco passando vicino alla fiamma della pace. Questa fiamma continuerà ad ardere fin quando al mondo ci sarà anche solo una singola arma nucleare. Subito dopo siamo sul ponte a forma di "T" sopra il quale la bomba esplose. A testimoniare quello che successe quel giorno è rimasto un rudere: il palazzo delle premiazioni di Hiroshima con la sua caratteristica cupola chiamato A-Bomb Dome.

abombdome

Il sole ormai è tramontato quando ci lasciamo Hiroshima e la sua recente storia alle spalle. Tornati a Kyoto ci dividiamo, alcuni tornano a Gion, altri mangiano in un ristorante Teppanyaki vicino a quello sublime dove avevamo mangiato Kobe qualche sera prima.

Questa notte finalmente abbiamo più tempo per riposare. Lasceremo Kyoto solo per le 10 del mattino seguente.

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