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Il Paese del Sol Levante

Nippon flag

camera

 

 

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Konichiwa

Il Giappone è sempre stata una meta che non ha mai affollato i miei pensieri; a differenza di Namibia, Cambogia e Perù.

Conosco delle persone fissate col Giappone e tutte mi hanno detto che merita un viaggio. Capirai, è come chiedere all'oste se il suo vino è buono.

Per il ponte del 25 Aprile volevo inizialmente andarmene in Botswana, precisamente sul delta dell'Okawango, l'unico fiume che non sfocia nel mare ma nella terra. Purtroppo però non sono riuscito nel mio intento e allora stavo cercando un viaggio da 10 giorni che mi prendesse solo 4 giorni di ferie dal lavoro.

Entro nella sezione coordinatori di Viaggi Avventure Nel Mondo (clicca) e cerco un viaggio che sia senza coordinatore, che abbia dei partecipanti e che parta tra il 21-22 Aprile e che torni tra il 30 Aprile e il primo Maggio. Tra le varie scelte proposte, il Giappone è l'unica che mi ispira. Strano però, è un viaggio gettonatissimo, soprattutto in questo periodo dell'anno, è curioso che non sia stato già assegnato a qualche altro coordinatore. Effettivamente negli stessi giorni, partivano altri quattro gruppi, per cui ho immaginato che, visto la grande richiesta, avessero aperto un nuovo gruppo.

Senza attendere nemmeno un secondo faccio richiesta di assegnazione e con mio grande stupore me lo vedo assegnato il giorno successivo. Siamo giá nella seconda settimana di Marzo e non ho molto tempo a disposizione per organizzare tutto. Da subito mi rimbocco le maniche e la sera, dopo lavoro, inizio ad informarmi sul viaggio.

Oltre a leggere le relazioni degli anni precedenti, mi informo leggendo la guida Lonely Planet e soprattutto prendo spunto dal sito di un ragazzo trentino che vive in Giappone da diversi anni. Il sito in questione è www.marcotogni.it e lui, oltre ad essere fotografo professionista, è anche un simpatico youtuber.

Programmare il viaggio non è stato molto difficile una volta capito che il modo migliore per spostarsi nella terra del sol levante sono i mezzi pubblici.

Tutti i miei viaggi precedenti (Isole Cicladi a parte), avevano in comune la formula "self drive", anche se in verità, spesso, ho usato pullmini con autisti locali. Di fatto tutti gli spostamenti avvenivano su gomma.

Questo non avviene in Giappone che può contare su una rete di mezzi pubblici capillare ed efficiente come mai mi era capitato di vedere prima. Nelle città ci si sposta tramite metro, bus o tram, mentre per spostamenti più lunghi ci affidiamo alla rete ferroviaria numero uno al mondo: la Japan Rail.

10 giorni, di cui due di viaggio, sono appena sufficienti per avere un "aperitivo" di quello che è il Giappone. Di fatto, in viaggio, si sosterranno ritmi da cardiopalma: sveglie alla mattina presto (ore 6 di solito) e rientro in albergo solo dopo cena, a volte dopo l'una del mattino.

Muoversi in Giappone è relativamente semplice ma per velocizzare i nostri spostamenti e andare a colpo sicuro alla meta, in totale accordo con i partecipanti, noleggio un router Wi-Fi dalla compagnia Global Advanced Communications (clicca). Avrei potuto noleggiare semplicemente una SIM giapponese da inserire in un secondo telefono, ma ho preferito condividere la connessione con tutto il resto del gruppo usando un router Wi-Fi portatile chiamato Pocket Wi-Fi.

305zt

Lo strumento in questione è capace, tramite la rete telefonica giapponese, di una banda massima di 187,5 Mbit al secondo e di connettere contemporaneamente un massimo di 14 periferiche. È piccolissimo e leggerissimo, unica pecca è la batteria che dura al massimo una mezza giornata. Solitamente, una volta scarico, lo collegavo al mio powebank Anker da 20100mAh e la carica durava fino al rientro in albergo. Il powerbank è uno degli accessori indispensabili di viaggio. Tutta la nostra attrezzatura è legata all'energia elettrica e un buon powewrbank ci viene in aiuto proprio in questi casi.

anker

Ha due uscite usb da 4,8A per la ricarica rapida e riesce a ricaricare il mio iPhone 7 Plus quasi sette volte. Il costo è abbastanza contenuto (circa 25€) e lo si può trovare su Amazon a questo indirizzo: http://amzn.to/2qK58xH.

Mai idea fù più azzeccata. La comodità di avere sempre internet a portata di mano ha fatto la differenza. Non solo per cercare i luoghi di interesse tramite google maps ma anche perchè ho usato tantissimo alcune App per pianificare gli spostamenti.

La App che ho usato di più è stata Hyperdia. Questa app deriva dall'omonimo motore di ricerca (clicca) usatissimo per pianificare tutti gli spostamenti su rotaia del Giappone.

Basta inserire la stazione di partenza (metro o Japan Rail), la stazione di arrivo (anche in un'altra città) e l'ora in cui si vuole partire. Dopo pochi secondi vengono fornite diverse pianificazioni possibili. L'unica accortezza, nel nostro caso, era quella di eliminare alcuni treni da quelli "possibili" prima di effettuare la ricerca; i treni da togliere dalla ricerca sono gli ultraveloci Nozomi, Mizuho e Hayabusa.

La Japan Rail (JR da qui in avanti) è la rete ferroviaria del Giappone, famosa in tutto il mondo per l'estrema efficienza e puntualità, tanto che si stima che in un anno, l'intera rete nazionale, accumuli un ritardo complessivo di qualche manciata di minuti. Pura utopia per l'Italia, e credo per il resto del mondo.

Le tariffe dei treni sono abbastanza costose ma esiste la possibilità di prenotare un pass, chiamato Japan Rail Pass ed acquistabile qui (clicca) https://www.jrpass.com/it. Il JR Pass è decisamente conveniente e al prezzo di 229€ (in data di oggi 08/05/2017) è possibile utilizzare l'intero circuito JR ad esclusione dei tre treni superveloci che ho menzionato prima per sette giorni; per 14 giorni il costo sale a 365€. La rete JR non solo collega tutte le città del Giappone tramite treno, ma nelle città più grandi ci sono anche dei treni che collegano le principali stazioni delle metro. Ad esempio, a Tokyo, c'è la Yamanote Line che collega, tramite un loop, ben 29 stazioni della metro. In aggiunta ci sono anche i servizi di traghetto che collegano l'isola di Miyajima, situata vicino ad Hiroshima, con la terra ferma.

Altri mezzi usati nel viaggio sono la metro di Tokyo, di Osaka e gli autobus di Kyoto, di Nikko e di Hiroshima.

Perdere un treno non è mai un problema perchè ne passa sicuramente uno dopo dieci minuti. È come se il nostro Frecciarossa "Bolzano - Napoli" partisse ogni dieci minuti. I posti si possono anche riservare ma ci sono le carrozze di posti non prenotabili che sono quasi sempre vuote; i giapponesi prenotano praticamente tutto.

Per quelli che fossero interessati aggiungo che il JR Pass, dopo essere stato acquistato, va attivato in loco, in una delle numerose stazioni JR. Può essere anche attivato post-datato. Una volta attivato, si può salire e scendere dai treni a piacimento, esibendolo ogni qual volta si entra o si esce da una stazione JR.

Il percorso di questi otto giorni intensi di Giappone è sengato sulla mappa seguente.

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Come quasi sempre accade, con Avventure, il ritrovo è a Malpensa Terminal 1 per quelli che partono dal nord Italia, mentre a Fiumicino Terminal 2 per quelli che partono dal centro-sud.

Il viaggio, che inizialmente avrebbe dovuto svolgersi dal 22 Aprile al primo maggio, mi è stato anticipato di un giorno a circa tre settimane dalla partenza.

I voli previsti per l'andata erano Milano/Roma - Helsinki, Helsinki - Tokyo Narita. Mentre per il ritorno avremmo dovuto fare uno scalo aggiuntivo per il volo domestico Tokyo Haneda - Fukuoka. Da Fukuoka poi saremmo volati ad Helsinki per ritornare poi a Milano e Roma.


13 Milioni

...tante sono le persone che vivono all'intero dei confini della capitale nipponica. Se invece si vuole considerare anche l'hiterland parliamo di oltre 22 milioni di persone.

Atterriamo all'aeroporto internazionale Narita appena dopo le otto del mattino, ora di Tokyo. Il fuso rispetto all'Italia è di sette ore avanti. La procedura di ingresso è molto semplice e non occorre il visto per i residenti di Paesi della Comunità Europea.

Recuperati i bagagli vado a ritirare il Pocket Wi-Fi al post office del terminal di arrivo. Avrei potuto farmelo anche recapitare in albergo ma immaginavo che mi sarebe servito per raggiungere l'albergo.

L'albergo dove soggiorniamo fa parte della catena APA e precisamente è APA Hotel Shinjuku Kabukicho Tower (clicca), si trova nel quartiere di Shinjuku e più precisamente ad est, in pieno Kabukicho: quartiere della vita notturna e del divertimento.

Raggiungiamo Shinjuku usando il treno Narita Express. La proverbiale cortesia nipponica si manifesta già da subito e grazie ad una signora volontaria addetta alle informazioni riusciamo ad acquistare i biglietti del veloce treno per Shinjuku. Arrivati a destinazione dobbiamo raggiungere l'uscita Est JR. È importante conoscere l'uscita perchè la stazione di Shinjuku è la più affollata al mondo, ha 35 uscite e ogni giorno accoglie quasi tre milioni e mezzo di persone. Per avere un'idea del percorso che avrei dovuto fare una volta arrivato a destinazione ho imparato a memoria un video che ho trovato su youtube:

Precisi come un orologio svizzero usciamo dall'uscita est di Shinjuku e rimango impressionato dal formicaio umano che popola il quartiere del divertimento. Siamo all'interno di un alveare fatto da grattacieli modernissimi e trovare l'albergo non è impresa semplice. So che è vicino alla stazione ma non so che direzione prendere. Ci viene in aiuto il router Wi-Fi e grazie a google maps sbagliamo clamorosamente albergo. Abbiamo inserito APA Hotel Shinjuku, peccato che di APA Hotel, a Shinjuku, ce ne siano due. Abbiamo beccato quello sbagliato. Poco male, ci siam fatti un paio di chilometri a piedi attraversando la zona del Golden Gai famosa per i suoi vicoli strettissimi e baretti incastrati in ogni angolo.

apa hotel shinjuku kabukicho tower

Finalmente raggiungiamo il nostro hotel e, per la prima volta, ci confronteremo con il "metodo di lavoro nipponico". Ho prenotato 8 stanze: 7 per tre notti e una per due notti in quanto due ragazze di Milano ci avrebbero raggiunte il giorno seguente.

Avevo prenotato l'albergo tramite Booking.com con la clausola di cancellazione gratuita fino al giorno prima della prenotazione e con il pagamento in loco tramite cache. Una figura classica dei viaggi con Avventure è il cassiere; ovvero colui che gestisce la cassa comune. È proprio il cassiere, accompagnato dal coordinatore, che paga cache tramite cassa comune i pernottamenti. Formula che va bene in qualunque Paese del mondo ma non in Giappone. Quando ci siamo presentati per il check-in e abbiamo richiesto di pagare tutte le stanze prenotate c'è stato il parapiglia tra gli addetti alla reception.

Inizialmente mi hanno chiesto come mai avessi prenotato così tante stanze a nome mio, credevano che avessi commesso un errore, tanto che ho dovuto dare spiegazioni via mail. Se non lo avessi fatto probabilmente non mi avrebbero tenuto le prenotazioni. Per il check-in non c'è stato verso di pagare per tutti. Ho dovuto restituire le quote di cassa comune, far pagare singolarmente le camere (essendo tutte delle doppie pagava una persona per stanza) e solo così siamo giunti all'obbiettivo.

Lezione numero uno: dobbiamo addattarci noi. La loro cortesia li porta a non rifiutare mai delle richieste, anche se per loro sono impossibili da esaudire; diversamente si perdono ore per non arrivare da nessuna parte. Non sono flessibili.

Le stanze sono piccolissime nel perfetto standard nipponico. I letti matrimoniali sono più stretti dei nostri letti da una piazza e mezzo ed occupano più di metà camera. Sul muro di fronte al letto è appeso un TV LCD da 42" che sembra più grande del letto stesso. A fianco al letto c'è una piccola scrivania con bollitore e bustine di matcha (il loro Tè verde). Il bagno è anch'esso piccolissimo ma fornito di tutto e di più. Non scherzavano quando mi dicevano che si poteva viaggiare senza ciabatte e trousse da viaggio. Oltre al phon sono presenti: dentifricio, spazzolino, docciaschiuma, shampoo e pure il balsamo. Ovviamente questo accade in ogni albergo o Ryokan.

La prima cosa che noto entrando in bagno è il water ipertecnologico. Sono curioso di testarne le potenzialità.

La tazza in ceramica è standard, sono le tavolette ad essere un concentrato di tecnologia. Tramite un pannello posto sul muro, sempre a portata di mano, c'è la possibilità di farsi un bidet direttamente stando seduti sulla tazza.

totopanel

Un sensore capisce dove dirigere il getto d'acqua che può essere continuo, ad intermittenza e oscillante: invece di muoverti tu, si muove lui. Si possono inoltre variare l'intensità del getto e la temperatura dell'acqua. Una volta finito possiamo spruzzare del disinfettante e per concludere possiamo far partire un getto d'aria per asciugarci. Il tasto che vince è quello chiamato "privacy". Attivandolo, in tutta la camera viene diffuso un cinguettio e rumore di acqua di ruscello in modo da camuffare i rumori inquietanti provenienti dal bagno. Giuro che non ci volevo credere. Andare al bagno era diventata la parte più divertente subito dopo la sveglia mattutina. Ultima cosa curiosa è la vaschetta dello sciacquone che invece di avere il solito coperchio sulla sommità, ha un piccolo lavandino con rubinetto. Una volta attivato lo scarico la vaschetta si riempie prendendo acqua dal rubinetto che scende nello scarico del piccolo lavandino. Ottimo per sciaquarsi le mani subito dopo essere andati in bagno. Appena tornato in Italia, ho cercato i prezzi di queste meraviglie su internet. La ditta produttrice si chiama Toto e quelli che ho usato negli alberghi hanno un costo che varia dai 2500 ai 3500€.

La cosa più incredibile? Sono presenti in ogni bagno pubblico, affiancati ovvamente da mensole portaoggetti, appendiabiti e portaombrelli (presenti anche a fianco ad ogni lavandino). Che spettacolo!

All'ultimo piano del nostro albergo è presente un Onsen gratuito per i clienti.

onsen

L'Onsen per i giapponesi è per noi la Spa. Le nostre Spa solitamente comprendono piscina, sauna, bagno turco, idromassaggio ecc. Nel nostro albergo erano presenti due vasche di acqua molto calda, una interna e una all'esterno. negli Onsen sono presti anche molte postazioni per lavarsi. Non ci si lava in piedi ma seduti su degli sgabelli di plastica. In ogni postazione vengono messi a disposizione tutti i prodotti per lavarsi: docciaschiuma, shampoo e balsamo.

Maschi e femmine sono separati, si entra nudi e solitamente i tatuaggi non sono tollerati in quanto, nella cultura nipponica, sono ornamenti di persone appartenenti alla Yakuza, la mafia giapponese.

Per gli altoatesini, entrare in sauna nudi, è la normalità, mentre per tutti gli altri ha creato inizialmente un debole imbarzzo, scomparso poi dopo qualche minuto. L'Onsen fa parte della vita quotidiana di ogni giapponese.

Tra una cosa e l'altra si è fatto abbastanza tardi e ceniamo da Soup Stock (clicca) che si trova relativamente vicino al nostro albergo. Io mi prendo un bis di zuppe, una a base di aragosta e l'altra a base di manzo. Sono davvero buone e soprattutto, nonostante sia a Shinjuku, è popolata solo da gente locale.

Siamo stanchissimi, siamo in giro da quasi 48 ore e l'indomani si prospetta una levataccia alle 5 del mattino per visitare il mercato del pesce. Rientriamo in albergo però, prima di andare a dormire, vado nell'Onsen a rilassarmi. Come nei nostri centri altoatesini, nell'Onsen, regna il silenzio. L'albergo fornisce tutto: vestaglie, asciugamani e ciabatte. Ripongo la chiave magnetica della stanza insieme a vestaglia ed asciugamano in un armadietto. Entro nella zona termale e mi faccio una doccia, insaponandomi per bene e sciaquandomi prima di entrare nella vasca di acqua calda. Quella dell'albergo non è acqua termale, è solamente riscaldata. Entro pian piano e devo dire che la temperatura è più alta di quella che mi aspettavo. Poco dopo mi alzo e vado nella vasca più piccola, all'esterno. La temperatura dell'acqua è la medesima ma almeno si respira, è molto simile ai nostri idromassaggi all'aperto. Sta iniziando a piovere e la stanchezza mi sta dilaniando. Mi lavo nelle apposite doccette, esco, mi asciugo e vado a nanna. Punto la sveglia alle 5 del mattino e nel giro di 10 secondi sono tra le braccia di Morfeo.

La sveglia suona ed io, piuttosto che alzarmi, mi sarei mangiato la classica m...

Mi sforzo tantissimo, apro le tende e il sole rosso dell'alba si riflette sulle pareti vetrate del grattacielo di fronte al nostro.

fromapa

Faccio colazione preparandomi il matcha e intingendoci degli Oreo che avevo acquistato all'aeroporto di Helsinki.

Alle 6 del mattino siamo quasi tutti puntuali nella hall. Accendo il router Wi-Fi e ci dirigiamo alla solita stazione di Shinjuku, direzione Tsukiji: il mercato del pesce più grande del mondo. Facciamo il One-Day metro pass da 600 Yen che vale per tutte le linee Tokyo Metro Line, non vale però per le linee della Toei Line. A Tokyo ci sono due compagnie di trasporto metropolitano più ovviamente la Japan Rail. Volendo ci sarebbe anche il giornaliero per entrambe le compagnie che costa 1000 Yen ma serve solo per le persone che vogliono davvero risparmiare un sacco di tempo ed evitare qualche cambio. La sola Tokyo Metro Line è più che sufficiente.

Avevamo lasciato un sole albeggiante a Shinjuku e ci troviamo sotto uno splendido cielo azzurro fuori dalla stazione di Tsukiji. Google maps alla mano e ci dirigiamo verso l'ingresso del mercato che però troviamo chiuso, è domenica.

Delusione incredibile, non solo è chiuso perchè è domenica, ma rimarrà chiuso al pubblico per quasi due settimane a causa della Golden Week, ovvero la settimana in cui tutti i giapponesi fanno festa. Con le pive nel sacco ci dirigiamo verso la zona dei ristoranti, a Tsukiji è famosa la colazione a base di sushi nei vari ristoranti che si trovano vicini al mercato. Iso Sushi è chiuso, Daiwa Sushi è chiuso, ma Sushi Zanmai è aperto.

C'è già qualcuno in coda e per entrare non aspettiamo molto. Non entriamo tutti, non tutti vogliono fare colazione a base di sushi, ma io, la prima colazione l'avevo fatta alle 5, ora sono quasi le 9 e ho fame.

Non tutti quelli che sono entrati erano in vena di mangiare pesce crudo ma alla fine hanno ceduto e quasi tutti hanno apprezzato: "Ci torniamo anche domani vero?". Inutile dire che dopo aver mangiato QUEL sushi, mangiarlo in Italia ha davvero poco senso.

Tra i pezzi pregiati ci sono: riccio di mare, sardine, granchio e ovviamente tonno rosso. I giapponesi adorano tutto il tonno rosso e lo classificano fondamentalmente in tre tagli: parte magra, parte semi grassa e parte grassa. La parte magra (akami) è quella che bene o male toviamo anche noi in Italia quando andiamo a mangiare sushi, si tratta della parte dorsale del tonno (maguro in giapponese). La parte migliore invece e quella che si trova sul ventre; la medio grassa (chutoro) si trova verso la coda, quella grassa (otoro) è propriamente la ventresca. In Italia troviamo al 99,9% carne di tonno pinna gialla che è di qualità inferiore rispetto al tonno rosso (ormai quasi introvabile).

Qui da noi siamo soliti mettere il wasabi (che dalle nostre parti è rafano colorato di verde e non vero wasabi) nella salsa di soia; in Giappone il wasabi, se richiesto, viene messo tra il pesce e il riso.

Il silenzio che c'é nei loro ristoranti tipici (non quelli per turisti) è pari solo a quello che si trova negli Shinkansen (treni super veloci). Si viene accolti con un caloroso saluto da parte degli chef, ci si siede e poi si mangia in silenzio, al massimo sussurrando ai commensali. Situazione ben diversa dalla cagnara che possiamo trovare nelle nostre pizzerie sopprattutto se affollate da scolaresche.

Dopo la "seconda colazione" visitiamo la parte deidicata alle bancarelle che vendono pesce di ogni tipo: dal pescato del Pacifico, alle anguille, granchi, ostriche, molluschi ecc. I prezzi però non sono certo a buon mercato, anche lì la qualità si paga.

La destinazione successiva è il parco di Ueno. Tokyo non ha un centro vero e proprio, ma tanti quartieri molto diversi da loro. Il parco è molto grande ed è pieno di alberi di ciliegio. Purtroppo siamo in ritardo di un paio di settimane rispetto alla fioritura e quindi, la maggior parte di loro è già sfiorita. Troviamo però ancora qualche albero più giovane in piena fioritura e mi immagino come siano incredibilmente belli i viali del parco nel periodo che va dall'ultima settima di Marzo alla prima di Aprile. È qui infatti che gli abitanti di Tokyo amano fare Hanami: sedersi sul prato e contemplare la bellezza della fioritura.

Arriviamo fino al laghetto dopo una breve passeggiata. C'é tantissima gente che affolla il parco, sono vestiti con divise diverse. Scopriamo poi che si tratta della "festa della forza". I partecipanti, divisi in squadre, hanno ruoli differenti; è una parata dove prima sfilano i portabandiere, poi i musicisti e per ultimi gli addetti a portare in spalla una reliquia. La reliquia è grande e molto pesante, servono circa una ventina di persone per portarta. Di quando in quando si fermano e iniziano a far dondolare la reliquia con grande fatica; serve a dimostrare la loro forza appunto.

Nostro malgrado veniamo coinvolti e ci divertiamo.

Da Ueno ci spostiamo a piedi fino al quartiere di Asakusa che non è molto distante. Ad Asakusa si trova il Senso-ji, il più antico complesso templare buddista di Tokyo. Arriviamo da sud, passando per il Kaminarimon, una gigantesca porta con appesa una lanterna enorme.

Percorriamo verso nord la strada dei souvenir Nakamise Dori; il posto adatto per comprare artigianato nipponico. Dopo un centinaio di metri circa arriviamo all'ingresso della zona templare vera e propria. Oltre al tempio Senso-ji c'è anche una pagoda a cinque piani, la più alta del Giappone che però è nascosta dalle impalcature, la stanno ristrutturando.

Secondo una leggenda, nel 628, due fratelli trovarono una statua della divinità Kannon mentre stavano pescando. Il capovillaggio decise di costruire un tempio per venerare la statua e fu così che nacque il Senso-ji. Molti pellegrini si recavano al tempio per prefare dinnanzi alla divinità. Il tempio visse il suo massimo splendore sotto il comando dello Shogun Tokugawa Ieyasu quando il complesso venne ampliato aggiungendo il santuario Nishinomiya. Durante la seconda guerra venne distrutto a causa dei bombardamenti e successivamente ricostruito come simbolo di rinascita e pace per il popolo giapponese.

In molti donano qualche moneta per fare un voto alla divinità e chiedere che vengano esauditi i desideri. Desideri che vengono scritti su dei foglietti e legati a dei fili stesi.

Il nostro giro prosegue verso il quartiere di Akihabara. È probabilmente il quartiere più strano di Tokyo, capitale dell'elettronica e degli Anime (fumetti e cartoni animati giapponesi). Decidiamo di provare l'esperienza di un'ora presso un Maid Cafe. Andiamo al primo Maidreamin (clicca), il più vecchio della catena Maidreamin.

maidreamin

Che cosa sono i Maid Cafe? Sono un particolare tipo di caffetteria pensati inizialmente per la clientela di appassionati del fumetto e di animazione che frequenta il quartiere. La sua caratteristica fondamentale sono le ragazze in divisa di foggia vittoriana, complete di pizzo e grembiule che accolgono i clienti con la frase "Ben rientrato a casa, onorato padrone!". I clienti inoltre vengono intrattenuti con giochi ed esibizioni canore in perfetto stile "cartone animato giapponese". In questi cafe vengono venduti dei "set" che possono compredere bevande, spuntini e cocktails accompagnati da esibizioni della ragazza che ci accoglie al tavolo. Non si possono fare nè fotografie nè video perchè di solito, la foto (singola o d gruppo) viene inserita nel "set". Devo dire che inizialmente ci troviamo spiazzati, ed essere trattati come dei bambini di 5 anni ci mette in tremendo imbarazzo. Poi peró capiamo che fa parte della loro cultura; in una società dalle regole estremamente rigide, questi maid cafe, diventano momenti dove poter dare libero sfogo alle proprie emozioni. Eravamo infatti i soli turisti, tutti gli avventori erano giapponesi. Anche se è una cosa molto strana per noi, consiglio di provare questa esperienza per cercare di capire meglio la loro cultura.

In questo quartiere si trovano i più grandi negozi dedicati ad anime e manga e per strada si possono incontrare tantissimi Otaku: persone vestite come i personaggi degli anime. Finiamo il nostro giro attraversando la lunga via dei negozi e approdiamo da Yodobashi Camera, un colosso dell'elettronica presente in tutto il Giappone e ad Akihabara c'è la filiale più grande. Inutile dire che ho attaccato alla mia 5D4 tutte le lenti che posso solamente sognare: 50mm f/1.2 L, 85mm f/1.2 L II, 135mm f/2 L, 600mm f/4 L IS USM II, TSE 17mm f/4 L. Solo il 600mm costa come un'utilitaria.

Ci spostiamo da Akihabara per incontrare le due ragazze di Milano che finalmente sono arrivate a Tokyo. Ci troviamo alla stazione della metro di Shimbashi dove parte lo Yurikamone, un treno monorotaia senza conducente che ci porta sull'isola di Odaiba lungo un tragitto completamente sopraelevato. Purtroppo il sole è già tramontato ma dalla monorotaia possiamo vedere lo skyline della capitale che è davvero bellissimo. Non rimaniamo molto sull'isola anche perchè hanno tolto la statua a grandezza naturale del Robot Gundam per sostituirla con uno nuovo. Preferiamo quindi spostartci a Roppongi dove cercare un posto per cenare.

Roppongi è il quartiere delle discoteche e dei locali notturni, è diventato molto commerciale ed è pieno di turisti, non mi è piaciuto molto. Alcuni di noi si fermano qui a cenare, altri tornano a Shinjuku per cenare vicino all'albergo e poi andare a dormire.

Dopo cena, prima di andare a dormire, mi rilasso un pò all'Onsen dell'albergo. Che goduria!


La città della luce e del sole

Altra sveglia presto, ore 6 esattamente, per essere pronti alle 7 fuori dall'albergo. Oggi attiveremo il JR Pass che ci servirà per il resto della settimana.

Noi lo attiviamo presso gli uffici della JR alla stazione di Shinjuku.

Per la prima volta prenderemo uno Shinkansen, un treno superveloce, equivalente ai nostri Frecciarossa ma, inutile dirlo, mille volte meglio. Lo Shinkansen per Nikko, che in giapponese significa "la città della luce e del sole", parte proprio da Tokyo Station e arrivati al binario assistiamo al cambio di marcia. Nei treni giapponesi i passeggeri sono sempre rivolti verso il senso di marcia per cui, ogni qualvolta il treno arriva al capolinea, viene invertita la direzione dei sedili. Altra particolarità consiste nelle corsie segnate a terra lungo la banchina. I treni arrivano sempre allo stesso binario, ma per ogni binario passano più treni. A terra sono segnate appunto le corsie per mettersi in fila; sono segnati il nome del treno e la classe. Le file che si creano sono incredibilmente ordinate per uno e nessuno si azzarda a scavalcare. Capita spesso di essere in fila per un treno ed essere affiancati da una persona che prenderà un treno diverso dal nostro. Lo Shinkansen arriva in stazione due minuti prima dell'orario schedulato, si ferma, fa scendere i passeggeri, fa salire i nuovi e parte esattamente allo scoccare dell'ora stabilita. Impressionante!

Come per i ristoranti nei vagoni dei treni regna il più assoluto silenzio. Sui treni, i giapponesi, svolgono al massimo tre attività: trafficano con lo smartphone o laptop, mangiano un bento, dormono. I bento sono dei vassoi con coperchio con dentro il tipico spuntino giapponese che solitamente è a base di riso, verdure, pesce o carne e frutta. Chi volesse effettuare una chiamata con il cellulare deve recarsi nell'apposita area che si trova ogni due o tre carrozze. Questo rende il viaggio parecchio rilassante, personalmente mi piacerebbe che fosse così anche da noi. Trovo il telefonare ad alta voce una cafonata tipicamente italiana.

Il viaggio sullo Shinkansen Nasuno dura poco meno di un'ora; dobbiamo scendere a Utsunomiya e prendere il treno locale JR per Nikko. Arriviamo a destinazione prima di pranzo. Subito fuori dalla piccola stazione di Nikko, che scoprirò solo grazie ad una foto fatta dal mio amico Sandro (clicca) essere la più antica del Giappone, acquistiamo il biglietto giornaliero per l'autobus che ci porta nella zona dei templi. Nikko, fondamentalmente, è famosa proprio perchè città dei templi antichi e di altri monumenti storici, è stata inserita nell'elenco dei patrimoni mondiali dell'UNESCO.

La strada che sale verso la zona dei templi passa di fianco al ponte sacro Shinkyo, considerato uno dei tre ponti più importanti del Giappone, fino al 1973 il ponte era severeamente vietato all'attraversamento tranne che per l'imperatore.

Di seguito visitiamo i templi Futarasan Jinja e Taiyu-in. Il primo è molto piccolo, il secondo invece è davvero splendido, nascosto da una foresta di cedri secolari. Subito dopo ci rechiamo al santuario Toshogu, che da solo merita la visita. Scendendo visitiamo il Rinnoji che il più importante tempio di Nikko.

Arriviamo di nuovo al ponte di Shinkyo per scattare qualche foto.

shinkyo

Invece di tornare verso la stazione, percorriamo la strada che risale il fiume e dopo circa due chilometri arriviamo all'inizio della passeggiata di Kanmangafuchy Abyss. È un sentiero che costeggia la riva destra del fiime Daiya ed è caratterizzato dalle centinaia di statue di pietra raffiguranti il Buddha che indossano un bavaglio e un berretto di lana rossa.

kanmangafuchy

La cosa curiosa è che il numero delle statue sembra variare ogni volta che li si conta. Il percorso è noto anche come "il sentiero dei Buddha fantasma".

Il sole scende presto e alle sei di pomeriggio è già buio. Torniamo sui nostri passi senza concludere il sentiero, ammetto che non abbiamo contato le statuette. Torniamo alla bella stazione di Nikko e riprendiamo i due treni fino a Tokyo Station.

La chiamata del sushi è potente e non riusciamo a dire di no. Vicino al nostro albergo ci sono ben due Sushi Zanmai, ci rechiamo a quello più vicino ma, nonostante avessimo maps abbiamo dovuto chiedere informazioni, non riuscivamo a trovarlo.

Alla fine, una coppia di ragazzi ci indica la giusta direzione; eravamo arrivati ma non lo vedevamo perchè è situato al terzo piano di un grattacielo. Sulla facciata c'è pure l'insegna ma è piccolissima ed è scritta in giapponese.

Tokyo non si sviluppa solo orizzontalmente ma anche e soprattutto verticalmente. Solo in questo palazzo ci stavano tre ristoranti, una discoteca e un locale con musica dal vivo. Molti ristoranti sono posizionati anche sotto il pian terreno.

Seconda super mangiata da Sushi Zanmai e terza serata che si conclude all'Onsen dell'albergo. Prima di salire però ci facciamo un giretto per il quartiere e prendiamo la solita colazione dal Kombini che si trova vicino all'albergo. I Kombini (convenient store in inglese) non sono altro che piccoli supermercati aperti 24 ore; la catena più famosa è sicuramente la 7-Eleven che è presente quasi in tutto il mondo.

Avevo provato quella thailandese, quella cambogiana, quella statunitense, londinese ecc, ma la qualità del cibo dei Kombini giapponesi è molto più alta rispetto a tutti gli altri. Ci sono un sacco di piatti tipici come gli Onigiri di cui ho fatto incetta. Sono polpette di riso a forma triangolare, avvolte in un'alga e dal ripieno che può variare dal manzo, al pollo, pesce, gamberi, granchio e verdure. Sono spettacolari. Si trovano poi bento di sushi, spiedini di carne, hamburger che ti scaldano al microonde (spettacolari, roba da non credere), tempura, Nikuman (panini morbidi di solito ripieni di carne), Takoyaki (polpette di polpo alla griglia con zenzero e cipolla) e mille altre cose compreso dolci, gelati e bevande di ogni genere.

ilohas

La mia droga erano le acque aromatizzate; erano I LOHAS, un marchio della Coca-Cola (ma guarda un po') che produce queste acque aromatizzate ai frutti: mela verde, pesca, ciliegia ecc. La mia preferita era quella alla mela verde. Sto cercando un modo di comprarle online e farmele spedire ma per ora, Amazon.com a parte, non sono riuscito a trovarle da nessuna parte.

Arrivato in stanza cado in un sonno profondissimo ma alle 6, puntuale come la morte, suona la sveglia.


La vecchia capitale

Lo Shinkansen Hikari per Kyoto impiega circa due ore e quaranta minuti per arrivare a destinazione. Appena scesi dal vagone non possiamo che ammirare la bellezza della stazione ferroviaria. E' una struttura modernissima che contrasta fortemente con quello che è lo stile degli altri edifici della città. Fuori dalla stazione ferroviaria si trova quella degli autobus.

Se a Tokyo è la metro a farla da padrona, a Kyoto sono gli autobus. La metro ha solo due linee che incrociano il centro della città e a noi non è molto utile.

La mappa delle linee degli autobus di Kyoto fa spavento. Eccola qui, per darvi un'idea:

kyoto bus map smallClicca per la versione in alta risoluzione

 

Anche se in un primo momento ci si può spaventare (ammetto che mi è successo), basta poco per capire come muoversi. Esistono fondamentalmente 3 linee dedicate ai turisti: la 100, la 101 e la 102 che collegano tutte le attrazioni più importanti.

I nostri appartamentini (di cui uno con i tradizionali materassi giapponesi "futon") sono a sole 3 fermate dalla stazione prendendo il 205 o il 206 e scendendo alla fermata "Kyoto Aquarium".

Alloggeremo per quattro notti negli appartamentini del Kyostay Iroha Umekoji (clicca), sono completi di tutto: una stanza da letto di dimensioni "normali" e non lillipuziane come quelle standard giapponesi, un cucinino dotato di tutto il necessario e ovviamente il bagno ipertecnologico. Lo staff si è dimostrato gentilissimo e super efficiente. Non si tratta di un Ryokan tradizionale, ma questo ha un buon rapporto qualità prezzo e soprattutto la posizione è strategica.

Dopo aver preso possesso delle stanze il programma prevede di andare direttamente alla passeggiata del filosofo partendo dal tempio Ginkaku-ji (il padiglione d'argento) e percorrendo il sentiero fino al tempio Nanzen-ji.

Il Ginkaku-ji è davvero un bellissimo complesso tra templi e giardini zen. Dal tempio inizia la passeggiata del filosofo; il nome deriva dal fatto che Nishida Kitaro, professore di filosofia vissuto a cavallo tra la fine del 1800 e metà del 1900, vi passeggiava ogni giorno per recarsi al lavoro all'Università di Kyoto. Il percorso è molto carino e troviamo ancora diversi ciliegi in fiore. Purtroppo arriviamo tardi al Nanzen-ji che è considerato uno dei templi più importanti del Giappone con dei giardini bellissimi.

Dal Nanzen-ji prendiamo dei taxi e ci facciamo portare fino a Gion, antico quartiere di Kyoto realizzato per soddisfare le richieste dei viaggiatori e dei visitatori. E' noto per essere il quartiere delle geishe che ci vivono ancora e si vedono passeggiare di quando in quando. Anche a livello di architettura sembra di essere approdati nel Giappone degli Shogun e dei Samurai. Erroneamente viene considerato da molti il quartiere a luci rosse perchè si pensa che le geishe siano delle prostitute. In realtà la cosa è diversa; le maiko (in giapponese) sono donne d'arte, sanno suonare, cantare e ballare. Sono molto istruite perchè, in compagnia dei ricchi uomini d'affari, devono poter intrattenere una discussione anche politica o di affari.

Vicino alla via principale del quartiere scorre il Duck River che taglia la città longitudinalmente. Parallele al fiume ci sono delle vie molto strette con case da tè e ristoranti molto belli. L'aera è famosa col nome di Pontocho.

Ed è proprio a Pontocho che ceniamo, anche se separati. Dopo cena cerchiamo un posto dove bere un sake che scopro essere molto diverso da quello che viene servito in Italia. Da noi, il sakè è accostato alla grappa e come tale viene servito principalmente dopo i pasti come se fosse un digestivo. Il sakè che ho bvevuto in giappone è più simile ad un vino molto blando, spesso meno alcolico di una birra; può essere servito a temperatura ambiente oppure con il ghiaccio.

Prima di rientrare al nostro albergo facciamo tappa al Kombini, mi rifornisco di I Lohas alla mela, prendo dei biscotti e provo un tiramisù strepitoso che prenderò ogni notte per la colazione della mattina.

Visto che il meteo prevedeva pioggia per l'indomani, decidiamo di non andare a Nara ma di fermarci a Kyoto per continuare la visita. Visto i ritmi molto intensi, avevo in programma solo tre cose, dopodichè avrei dedicato il resto della giornata al tempo libero, in modo che ognuno andasse a vedere quello che più gli interessava.

ginkakuji

Ci svegliamo che è già nuvoloso e non appena scendiamo in strada inizia a piovere. Facciamo il consueto One-Day ticket che vale per tutti gli autobus e andiamo a visitare il Kinkaku-ji, ovvero il padiglione dorato. E' un tempio buddista e il suo nome deriva dalla foglia d'oro usata per rivestirlo; è uno degli edifici più visitati del Giappone. Nel complesso sono presenti anche dei giardini stupendi progettati secondo i canoni del periodo Muromachi, cosniderata un'età classica per la progettazione degli spazi verdi e caratterizzata da un'attenzione speciale al rapporto tra edifici e spazio circostante.

Il giro dura un'ora e mezza circa e probabilmente tutti i turisti hanno avuto la nostra stessa idea perchè era davvero affollato.

Relativamente vicino al Ginkaku-ji si trova il Daitoku-ji, un complesso di templi buddisti dai giardini zen più belli che si possano trovare in Giappone. Visitiamo il tempio principale aiutati da una guida che ci spiega il senso di ogni giardino e il legame con i pensieri buddisti. E' un luogo meraviglioso dove si respira pace e tranquillità, peccato non aver potuto fare foto. I giardini sono davvero spettacolari, anche sotto la pioggia.

Dal Daitoku-ji ci spostiamo ad Arashiyama e ci addentriamo nella foresta di bambù. E' un luogo mistico e forse con la nebbia e la pioggia ha ancora più fascino. Qui ci separiamo; alcuni rimangono nella foresta, altri vanno al mercato, alcuni al palazzo imperiale mentre io ed un manipolo di amanti del relax ci fiondiamo nell'Onsen più antico della città: il Funaoka Onsen. Nonstante sia il più antico, è uno dei pochi che tollera i tatuaggi anche se a dire la verità, non ho visto nessuna persona tatuata all'interno.

Questo Onsen non è di per se bellissimo, i centri termali altoatesini sono mille volte più belli e attrezzati. Anche se devo dire che la piccola sauna non era male ma soprattutto la parte esterna valeva sicuramente la pena di essere visitata. La vasca in legno è situata in un angolo di un giardino zen molto ben tenuto e, a differenza della parte interna, qui, i giapponesi parlano tra di loro. Mi immagino parlassero di affari ma molto più probabilmente prendevano per il culo noi poveri Gaijin (stranieri).

Ritorniamo in hotel per incontrarci col resto del gruppo che è ora di cena, la mia idea era quella di provare la famosa carne del manzo di Kobe. Non me lo sarei mai immaginato ma molti del gruppo volevano provare questa costosa esperienza culinaria.

Non vogliamo farci rapinare nei bellissi ristoranti di Gion e quindi troviamo un ristorante splendido vicino al nostro albergo, si tratta del Pound Kyoto Ekimae (clicca). Il manzo di Kobe è il bovino la cui carne è una prelibatezza gastronomica giapponese. E' un wagyu dal manto nero e la sua carne è rinomata per il sapore, la tenerezza e la struttura grassa ben marezzata.

kobe

La carne può essere cucinata alla gliglia o, come nel nostro caso, alla piastra (Teppanyaki). Sono un carnivoro da sempre e apprezzo la carne di tutti gli animali fatta in tutte le salse; ma questa, dal mio punto di vista, non la batte nessuno, nemmeno la miglior chianina dell'Antica Macelleria Cecchini. Il grasso si scioglie durante la cottura sulla piastra bollente e dona alla carne una tenerezza e una dolcezza da paradiso dei sensi. Nemmeno un black angus argentino cucinato come Cristo comanda si avvicina a questa prelibatezza.

Certo, il costo è notevole ma si narra di allevamenti leggendari che prevedono l'ascolto di Mozart, sorsi di birra e messaggi con guanto di crine. I manzi più fortunati del mondo.

Giornata memorabile, nulla da dire, termina con l'assaggio della carne più buona che abbiam mai mangiato e, ovviamente, un mezzo litro di I Lohas alla mela prima di andare a dormire :)


Antica capitale e monte Inari

Altra levataccia, ma ormai siamo abituati anche se Nara non è molto distante da Kyoto e per raggiungerla ci si impiega meno di un'ora con un treno JR locale.

Nara è stata capitale per un breve periodo, dal 710 al 794. Ora è un luogo di alto interesse turistico e artistico. E' stata dichiarata Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 1998. Oltre al tempio Todai-ji è caratteristica per i cervi che girano liberamente per i parchi. Cervi in cerca di cibo che si dimostreranno parecchio molesti; si conta una popolazione di circa 4000 capi sparsi per tutto il parco, sono ovunque e sempre in cerca di cibo.

Arrivati alla stazione ci fermiamo a fare rifornimento di cibo in un bar/supermercato. Oltre alle solite cose stavano esponendo delle pizze; ho voluto provare e con mio grande stupore posso dire che erano meglio di alcune pizze mangiate nella mia città; non che Bolzano sia famosa per la pizza, però davvero, quelle erano molto buone.

Il parco dei templi, oltre essere affollato di cervi, è meta delle scolaresche di mezzo Giappone. Erano spettacolari, ognuno con la propria divisa, simili da scuola a scuola; per distinguersi avevano un berretto di un singolo colore per scuola. Tutti in fila, ordinati ed educati; ma allo stesso tempo vivaci, rumorosi e sorridenti. Non saprei quantificare il numero esatto, ma a spanne saranno stati più di diecimila.

Entrati dalla gigantesca porta che conduce al Todai-ji, ci viene incontro una ragazza del posto, una guida volontaria. In Giappone queste figure sono presenti ovunque, persino nelle stazioni delle metro e dei treni.

todaiji

Con un inglese decente ma con un volume di voce decisamente troppo contenuto, riesce a spiegarci il senso delle statue dei vari Buddha presenti. E' interessante la storia dell'edificio, ricostruito più volte a causa degli incendi. Il tempio di per se è già molto grande ma la costruzione originale lo era molto di più. All'interno del tempio è presente la statua del Buddha più grande del Giappone, è in bronzo ed è alto quattordici metri.

Nella zona sono presenti altri due monumenti importanti: il tempio Nigatsu-do, che si raggiunge salendo una lunga rampa di gradini e passando vicino alla Giant Bell (una gigantesca campana in bronzo), e il santuario Kasuga Taisha che, a differenza degli altri templi di natura buddista, è shintoista.

Non riusciamo a vedere tutto perchè vogliamo essere ai piedi del monte Inari verso le quattro del pomeriggio. Purtroppo non riusciamo a vedere nè il santuario nè i bellissimi giardini Isuien che sono proprio lì attaccati.

Da Nara riprendiamo il treno per Kyoto ma ci fermiamo ai piedi del monte Inari. Siamo arrivati al santuario di Fushimi Inari. Il sentiero che porta dal santuario alla vetta del monte Inari parte proprio a cento metri dalla stazione del treno.

Il monte non è molto alto, solo 233 metri sul livello del mare e il famoso sentiero che si snoda fino alla vetta è la meta principale di molti turisti che vengono in Giappone.

Sin dai tempi antichi, Inari, era visto come il patrono degli affari e sia commercianti che artigiani tradizionalmente vengono a visitare il santuario. Inari è anche il Dio del riso.

Il sentiero che porta in vetta è famoso perchè per tutta la sua lunghezza sono stati impiantati dei torii rossi (le famose porte giapponesi) a formare una lunghissima galleria. Il colpo d'occhio devo dire che è impressionante.

torii

I torii sono stati donati da aziende giapponese e se ne contano migliaia. In alcuni punti sono così vicini e fitti che non si riesce a vedere la natura circostante. Il costo di ogni torii varia a seconda della grandezza, va dai 40000 Yen fino a diversi milioni. Ogni torii, nella parte posteriore, ha inciso il nome del donatore. Non solo i turisti affollano il sentiero; si possono vedere molte ragazze giapponesi vestite con il tradizionale Yukata (da non confondere col Kimono). Tutto il sentiero è lungo circa quattro chilometri e lo si percorre per intero in poco più di due ore e mezza, tre volendo andare piano, quattro fermandosi a vedere tutti i piccoli templi che popolano il monte Inari.

Dopo il tramonto il sentiero viene illuminato da centinaia di lanterne ma noi abbiamo fatto prima del previsto e siccome ci avanza tempo decidiamo di cenare ad Osaka.

Per arrivare ad Osaka dobbiamo prima raggiungere Kyoto e poi da lì prendiamo il treno per la vicina città di Osaka.

Arrivati a destinazione prendiamo la metro e ci dirigiamo a Namba e precisamente vogliamo cenare a Dotonbori, una lunga via piena di ristoranti e locali di ogni genere. Sembra una piccola Shinjuku. Alcuni di noi andranno a mangiare il Ramen: tipico piatto a base di tagliatelle tipo cinese servite in un brodo di carne o pesce.

Alcuni invece si fermano a mangiare il tipico granchio reale di Osaka.

dorakukani

Troviamo posto al famosissimo Doraku Kani (clicca), l'interno del ristorante è splendido, mangiamo seduti a livello dei tatami e anche qui, il silenzio regna sovrano. Il posto è molto bello e non capiamo come mai ci avevano detto che c'era poco posto. Probabilmente, vedendo un gruppo numeroso, hanno avuto paura che facessimo troppo casino e ai giapponesi questo da molto fastidio.

Ho optato per assaggiare il granchio in diversi modi: crudo, bollito e alla griglia. La crudità di granchio reale è semplicemente divina, servito praticamente già aperto bastava solo ciucciare via la carne dalle chele. Anche cotto era eccezionale, ma crudo aveva una marcia in più. Inmancabile il matcha preparato a meraviglia.

Dopo mangiato ci ricongiungiamo col resto del gruppo e ripartiamo alla volta di Kyoto, siamo tutti molto stanchi e qualcuno si addormenta sul treno. Arriviamo a Kyoto dopo l'ultima corsa degli autobus, è mezzanotte passata. Il nostro albergo non dista moltissimo ma siamo a pezzi e prendiamo dei taxi, ci salutiamo e andiamo a dormire; la sveglia, tanto per cambiare, è alle 6 del mattino.


Little Boy

Centosedici sono i minuti che lo Shinkanse Hikari impiega per andare da Kyoto ad Hiroshima. Non manca molto al termine della nostra vacanza e la stanchezza si fa sentire fortemente. Dormo una mezzoretta sul treno, il resto del tempo lo passo a rivedere i tempi degli spostamenti e programmare la giornata di oggi. Quando ho dei ritagli di tempo inforco le mie Bose QC 20i, mi isolo dal mondo e mi lascio trasportare dalla funzione random sulla mia playlist preferita di Spotify. Alterno la scrittura del diario giornaliero alla contemplazione del paesaggio che stiamo attraversando e che sfreccia via a quasi trecento all'ora. E' tutto abbastanza uguale, ci sono posti che regalano panorami migliori, non metterei il Giappone tra i primi cinque luoghi naturalistici che abbia visitato, forse nemmeno tra i primi dieci, o venti. Ho quasi finito di portarmi in pari col diario, Evernote si sincronizza grazie alla connessione del router Wi-Fi, ma poi Spotify decide di farmi ascoltare Kiss From a Rose di Seal, un pezzo splendido. La calda voce di Seal mi rilassa, pure troppo, mi riaddormento che siamo quasi arrivati ad Hiroshima; dobbiamo scendere e prendere il treno locale per Miyajimaguchi, un piccolo paese portuale che si trova di fronte all'isola di Miyajima. Il JR Pass ci permette di prendere il traghetto JR verso l'isola. Partono ogni venti minuti e l'attraversamento è brevissimo, dieci minuti di orologio da quando si sale a quando si tocca terra dall'altra parte dello stretto.

Il sole sta finalmente scaldando come la stagione richiede. Siamo venuti sull'isola per vedere due cose: il santuario shintoista di Itsukushima e il grande torii rosso che lo annuncia.

La particolarità è che il santuario si trova su palafitte e il torii rosso, la mattina fino a mezzogiorno si trova in mezzo al mare. Dopo mezzogiorno la marea si ritira e il torii è raggiungibile a piedi dalla vicina spiaggia. L'importante è arrivare sull'isola al mattino in modo da poter vedere il torii circondato dalle acque del mare. Gli Dei della fotografia, dopo una settimana di cieli bianchi, sono magnanimi e ci regalano una luce spettacolare.

floatingtorii

L'isola è un'oasi naturale ricoperta da una fitta vegetazione, anche qui i daini proliferano indisturbati e sono molesti tanto quanto quelli di Nara, si mangiano di tutto, occhio a qualsiasi cosa teniate in mano; se solo accennate a dar loro qualcosa da mangiare verrete assaliti da una mandria di daini tossici.

L'isola offre moltissimo, templi, passeggiate, parchi, trekking e pure una teleferica che raggiunge la vetta della montagna. Tanto per cambiare il tempo è tiranno e dopo una visita di circa tre ore torniamo indietro. Vogliamo andare ad Hiroshima a visitare il museo del memoriale, il parco e la A-Bomb Dome.

Mentre attraversiamo la piccola lingua di mare che separa l'isola dalla terra ferma notiamo che il "big torii" è ormai completamente all'asciutto, la marea si è ritirata di quasi quattro metri da quando siamo arrivati; molti bambini arrivano fin sotto la grande porta rossa.

Riprendiamo il treno locale e scendiamo alla stazione centrale di Hiroshima, da qui partono degli autobus turistici che fermano proprio al parco del memoriale.

La visita al museo si rivelerà molto toccante. All'interno c'è un grande plastico illuminato da dei proiettori ad altissima definizione, serve a simulare l'effetto devastante che ha avuto la prima bomba atomica mai sganciata su un obiettivo civile. Riguardo la scena ancora e ancora, non riesco a staccarmi di fronte a tanto orrore. Il museo è diviso in tre aree ben definite. La prima parla della storia della bomba, dal suo progetto, i test, la desecretazione di alcuni documenti top secret che spiegano il perchè della scelta di Hiroshima e del perchè far esplodere la bomba a 600 metri d'altezza. Alcune installazioni parlano della situazione politica dell'epoca e del perchè i giapponesi non si sarebbero mai arresi. La seconda parte è dedicata alla storia della città di Hiroshima e della vita della popolazione. L'ultima parte è dedicata ai reperti post-esplosione: dai vestiti, alle bici, alle monete. E' molto cruda perchè mostra le immagini dei sopravvissuti.

A tal proposito, all'interno del museo c'erano delle persone anziane con una fascia al braccio che li identificava come "sourvivors" (sopravvissuti) e che su richiesta rispondono alle domande della gente. Ho avuto modo di ascoltare l'intervista di un ragazzo della stampa a uno di questi miracolati e sentire il racconto direttamente da chi questo orrore lo ha vissuto, fa tutto un altro effetto rispetto a vederlo in tv.

Inutile dire che l'esperienza è stata molto toccante ma allo stesso tempo educativa.

Usciamo dal museo e attraversiamo il parco passando vicino alla fiamma della pace. Questa fiamma continuerà ad ardere fin quando al mondo ci sarà anche solo una singola arma nucleare. Subito dopo siamo sul ponte a forma di "T" sopra il quale la bomba esplose. A testimoniare quello che successe quel giorno è rimasto un rudere: il palazzo delle premiazioni di Hiroshima con la sua caratteristica cupola chiamato A-Bomb Dome.

abombdome

Il sole ormai è tramontato quando ci lasciamo Hiroshima e la sua recente storia alle spalle. Tornati a Kyoto ci dividiamo, alcuni tornano a Gion, altri mangiano in un ristorante Teppanyaki vicino a quello sublime dove avevamo mangiato Kobe qualche sera prima.

Questa notte finalmente abbiamo più tempo per riposare. Lasceremo Kyoto solo per le 10 del mattino seguente.


Rush Finale

A malincuore abbandoniamo Kyoto, una città che mi è piaciuta tantissimo e che ha molto da offrire.

Ce la prendiamo comoda perchè sarà una giornata senza fine, nel vero senso della parola.

Siamo al 29 Aprile e il nostro aereo parte il 30 ma alle 6:05 del mattino; decidiamo quindi di lasciare i bagagli nei vari lockers alla stazione di Tokyo e stare a zonzo tutto il giorno per poi andare a dormicchiare al terminal in attesa del check-in.

Arriviamo a Tokyo Station verso le undici e mezza ma a causa dell'inizio della golden week, non c'è un locker libero. Ci sarebbe il deposito bagagli ma chiude alle 20; troppo presto. Ci spostiamo alla stazione di Shinjuku sperando di avere più fortuna; niente da fare. Proviamo quindi con l'ultima risorsa disponibile: le due ragazze di Milano, alloggiano a Tokyo ancora una notte per cui forse potremmo lasciare nella loro stanza tutti i nostri bagagli.

In questa settimana ho imparato a conoscere superficialmente i giapponesi e temo che questa richiesta non sarà capita dagli addetti alla reception. Proviamoci, male che vada affitteremo una stanza per un giorno e ci butteremo dentro i bagagli.

Arrivati al nostro caro APA Hotel accompagno le due ragazze alla receprion per il check-in. Dopo averlo effettuato spiego la nostra situazione e chiedo se fosse possibile parcheggiare i nostri 13 bagagli nella piccola stanza. Possiamo farlo ma a patto che solo uno di noi salga con tutti i bagagli accompagnato da un addetto. Poco male, è una regola di tutti gli Hotel del mondo: alle stanze hanno accesso solo i clienti.

Per trasportare la vagonata di zaini e valigie ci mettono a disposizione due carrelli. Arrivati nella stanza inizia il passamano dei bagagli. Una volta finito la stanza è praticamente strapiena e la porta d'ingresso si chiude per miracolo. La ragazza della reception sgranando gli occhi mi dice: "Faccio questo lavoro da diversi anni e non ho mai visto una cosa del genere in vita mia!". La giovane giapponese ha assaggiato un po' di "talento italiano nell'arte dell'arrangiarsi".

Liberati dalle valige ci separiamo.

Io voglio vedere il famoso Shibuya Crossing, l'incrocio pedonale più trafficato al mondo. Non ci mettiamo molto ad arrivare; è cosa da non credere quanta gente ad ogni "verde" attraversa, anche in diagonale, questo incrocio.

shibuya

Impossibile non perderci in tutto questo casino, e così è. Vicino all'incrocio c'é la statua in memoria del cane Hachiko. Ogni giorno il piccolo cane si fermava ad aspettare il proprio padrone che tornando dal lavoro usciva dalla stazione JR di Shibuya. Dopo la morte del padrone continuò ad aspettarlo ogni giorno della sua vita che durò circa altri dieci anni. Alla morte del cane venne eretta una statua in memoria della sua fedeltà.

Dopo aver visto la marea umana di Shibuya, un quartiere pieno di centri commerciali e punto di ritrovo per molti giapponesi, torno ad Akihabara che avevo visto troppo di corsa.

Lì mi separo dal resto del gruppo perchè voglio visitarlo con calma e poi devo anche riconsegnare il router Wi-Fi. Controllo quale ufficio postale fosse ancora aperto: nessuno. Ci sono solo dei MailBox rent che stanno per chiudere. Tramite google maps lo raggiungo ma al suo posto c'é un ristorante... porc! Entro e chiedo info e mi spiegano che il ristorante ha aperto da poco e che il MailBox rent ha chiuso da circa un mese. Qui mi viene in soccorso la cordialità giapponese. Una ragazza, che aveva ascoltato la conversazione, si offre di accompagnarmi ad una buca delle lettere che stava lì vicino. Fortunatamente è possibile restituire il router inserendolo nella busta preaffrancata che mi avevano consegnato col pacchetto all'aeroporto di Narita e inbucandolo in una MailBox (buca delle lettere). Mi avanza un'oretta che passo tra Super Potato (negozio di videogames vintage), Mandarake (negozio di anime e manga usati) e Tsukumo Robot Kingdom (negozio specializzato in robot).

Torno in albrego e mi incontro con gli altri, alcuni poi andranno al palazzo governativo per vedere Tokyo dall'alto; noi andremo a sfondarci di sushi, dove se non dal mitico Sushi Zanmai?

Mangio come se non ci fosse un domani col pensiero che mangiare sushi in Italia non sarà più la stessa cosa.

Dopo cena ci facciamo l'ultimo giretto a Kabuki-cho e poi andiamo a prendere i bagagli. Salutiamo le due milanesi e ci dirigiamo all'aeroporto Haneda dove abbiamo il volo domestico per Fukuoka.

Riposiamo al terminal dei voli internazionali e spendo gli ultimi Yen per farmi una doccia rilassante prima di addormentarmi su una panchina. Levo i jeans e mi metto i pantaloni della tuta, il comfort in volo ne guadagna parecchio. Il piano voli non è il massimo; dobbiamo volare prima su Fukuoka, aspettare un'oretta e prendere il volo per Helsinki che dura più di dieci ore e mezza. Sul volo dormo quasi cinque ore, sono stanchissimo soprattutto perchè l'adrenalina è scesa di botto e mi sento proprio svuotato.

Ad Helsinki salutiamo i ragazzi che partono per Roma con la speranza e la promessa di rivederci presto.

Tre ore e mezzo di volo separano Helsinki da Malpensa e una volta atterrati non dobbiamo nemmeno fare il check dei passaporti perchè lo avevamo già fatto in Finlandia. Prendiamo i nostri bagagli e anche noi ci salutiamo.

Chiamo quelli di Park To Fly per farmi venire a prendere con la navetta. Alle 19 ho già il culo in macchina ma ho un sonno tremendo. Mi dovrò fermare due volte a riposare. La dose di RedBull che mi sparo per l'ultimo tratto mi aiuta a stare sveglio. Rientro in casa alle 22 e mi asapetta la pizza in forno che divoro in un attimo. Non disfo nemmeno i bagagli, sono troppo stanco. Mi butto a letto e dopo qualche secondo mi raggiunge Red, il gattaccio, che non mi vedeva da dieci giorni. Svengo e mi risveglio alle 5 del mattino, è il mio compleanno, ma sto maledicendo il dannato Jet Lag.

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