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Le piramidi maya

Ormai siamo abituati ai lunghi spostamenti e questo non è da meno.

Non ricordo se anche questo trasferimento raggiungesse le sei ore, ma non credo di sbagliare di molto.

Prima di arrivare al sito archeologico più famoso del Guatemala facciamo una breve deviazione ad un altro sito vicino: Yaxhá.

Il sito è molto piccolo ma ha alcune cose interessanti da vedere come le piramidi gemelle e un mirador che da una parte si affaccia sulle rovine, mentre dall'altra si può avere una bella panoramica dell'omonima laguna. Anche qui le scimmie urlatrici si fanno sentire più forti che mai.

Finito il breve giretto di Yaxhá ci dirigiamo a Tikal e alloggeremo al Tikal Inn (clicca).

Stavolta con la stanza ci va davvero di culo. Abbiamo una bella stanza grande al primo piano che si affaccia direttamente sulla piscina, roba da fare "balconing". Vorrei tanto lanciarmi in piscina ma dobbiamo sbrigarci, Francesco (il coordinatore dell'altro gruppo) ha assoldato una guida italiana che ci farà da Virgilio all'interno del sito.

Dopo una breve camminata tra altissimi alberi di caucciù, seguiti da alcuni pavoni che qui sono numerosi, arriviamo alle prime rovine e la guida si dimostra preparatissima. Sembra Dario Argento dei tempi di Suspiria e Inferno.

Ci spiega che Tikal diventa centro di potere subito dopo il periodo Preclassico. È proprio qui che si insedia il figlio del re di Teotihuacan (città precolombiana del Mesoamerica, situata vicino alla moderna Città del Messico famosa per la sua enorme potenza militare). Non si sa precisamente per quale motivo "Teotihuacan" arrivò fin qui, sembra che, inizialmente, le due città fossero unite da accordi commerciali.

La città di Tikal raggiunse il suo massimo splendore tra il 700 e l'800 d.C. e venne realizzata rispettando un codice simbolico relativo alle credenze cosmiche. Sono numerosi i templi che sorgono nella piazza principale caratterizzati per l'ascesa verticale come la piramide in nove corpi a cui venne aggiunta una cresta decorata. Il centro è composto da sette complessi architettonici che ospitano stele ed altari.

Ospiti fissi del sito archeologico sono i pavoni (molto numerosi), scimmie urlatrici, tarantole, formiche tagliatrici e pure qualche giaguaro. Tranne l'ultimo, li abbiamo visti tutti.

La visita si protrae fino a dopo il tramonto, tornando ci facciamo luce con gli smartphone o con delle piccole torce a led. Salutiamo la guida e finalmente posso lanciarmi in piscina.

Il tuffo nell'acqua fresca lava via tutto il sudore e la stanchezza. Filippo, Francesco, Mirko ed io rimaniamo a mollo fino all'ora di cena. Doccia veloce e a tavola.

Il cibo del Tikal Inn non è male, quello locale è effettivamente buono. Mirko, genovese, si fa tentare dalla pasta al pesto. Pazzo! Gli arriverà una pasta (nemmeno fatta male) ma con un pesto inenarrabile: aglio, aglio, aglio, aglio, basilico e un liquido verde paura che somiglia tanto al detersivo per i piatti e che dovrebbe essere olio.

Finiamo la cena con ottimo cicchetto di Zacapa 23 anni centenario.

Ci sarebbe la possibilità di andare a vedere l'alba nel sito. Non ce la faccio, sono giorni che mi sveglio sempre all'alba, stanotte posso dormire, e così farò.

Lia, Sara, Filippo e Mirko vanno.

Al loro ritorno facciamo colazione tutti insieme per poi fare l'ultimo tratto di strada guatemalteco.

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