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Go Slow

L'attesa sotto il sole per passare il confine beliziano è lunga e snervante. Una lunga fila si è formata davanti all'unico sportello per il controllo dei documenti.

Dopo più di un'ora, finalmente, siamo in Belize.

Fondamentalmente, il Belize, lo attraverseremo per arrivare fino alla capitale: Belize City. Nella seconda città più pericolosa al mondo dopo Caracas e subito prima di Guatemala City, ci imbarchiamo per l'isola di Caye Caulker.

Più che un'isola sembra un atollo cresciuto diviso in due da un uragano molti anni fa.

L'attraversata dura circa cinquanta minuti, il clima, nonostante siamo in piena barriera corallina, è molto piu asciutto anche se fa decisamente più caldo.

Sbarchiamo su un piccolo molo in legno, arriviamo sulla spiaggia e attendiamo i nostri bagagli che arrivano con la navetta successiva.

Alloggiamo a due passi dal molo dei water taxi, al Lena's Guest House B&B (clicca). Sono due casette in riva al mare, nella nostra, al piano terra, abitano due signori sulla settantina: i proprietari. Persone molto gentili e disponibili. La stanza, al primo piano, non è nulla di che, però spaziosa e con una doccia decente. Se mi fermassi qui, sembrerebbe quasi una fregatura, ma aprendo la porta di ingresso, il panorama è fantastico (clicca). Poi basta affaciarsi solo un secondo appena fuori dalla porta e... (clicca). Un panorama così non ha prezzo.

La parte abitata dell'isola è sud dello split (piccolo canale che divide le due parti nord e sud dell'isola), lungo poco più di due chilometri, largo al massimo uno. Il paese sarà invece lungo circa un chilometro, la parte più larga 300 metri, la parte più stretta meno di 100. Non ci sono strade asfaltate; quella più lunga taglia il paese in due parti: est e ovest. Ogni giorno si possono vedere alba e tramonto spostandosi di soli cento metri. Che spettacolo.

Caye Caulker è un covo di rastafariani e il motto dell'isola è "Go Slow". Tranquilli che nel giro di un paio di giorni chiunque diventa molto "slow". L'andamento lento dell'isola a ritmo di reggae è troppo coinvolgente; sei in ferie, sei in un paradiso, non hai nulla da fare se non rilassarti, quindi.... rilassati amico!

Dopo aver sistemato i bagali mi sono sfilato gli abiti, mi sono messo i boxer da bagno e ho infilato le infradito che avrei tolto solo il giorno della partenza.

La prima delle quattro sere beliziane la usiamo per cercare un dive center che ci piacesse e dopo una breve ricerca optiamo per Scuba Sensation (clicca). Ci ha conquistato per il semplice fatto che lui, a differenza di quasi tutti gli altri, non attira i pesci e gli squali dando loro da mangiare.

Dopo esserci messi d'accordo su tour e prezzo, andiamo a cena.

Ci sfamiamo da Maggie's Sunset Kitchen (clicca). Un posticino carinissimo dove si mangia molto bene e si spende poco. Da preferire ovviamente i crostacei grigliati sopra ogni cosa. Ci è piaciuta talmente tanto la cena che ci ritorneremo per consumare l'ultima la quarta sera.

La sera si alza il vento su Caye Caulker ma non è troppo fastidioso.

Dormo come un re e mi alzo tutto felice e contento perchè per la prima volta in vita mia vedrò una barriera corallina, la seconda più bella del mondo dopo quella del Mar Rosso che, mea culpa, non ho mai visitato.

Colazione leggera, non vorrei stare male in barca.

L'escursione prevede quattro soste nella riserva marina di Hol Chan.

Crema solare protezione 50: messa. GoPro caricata la sera prima con scheda di memoria vergine: presa. Telo da mare: preso. Bene, si va.

La prima sosta, la più lunga, mi regala delle emozioni mai provate. Da ragazzino avevo fatto un brevetto SUB base, da allora, non mi sono mai più immerso. Snorkeling si, ma mai in barriera corallina.

Mai viste tante creature marine tutte assieme. Pesci coloratissimi a branchi, spugne e coralli. Mi rendo conto che in apnea vado ancora benone e scendo parecchio riuscendo a compensare senza problemi. Mi sale una voglia irrefrenabile di immergermi. La parte più emozionante della prima sosta è l'incontro con due tartarughe: una piccola e una grande. Nuotare con loro è una delle cose più belle che abbia mai fatto in vita mia. Non vorrei più andarmene.

La seconda sosta mi inquieta un pò, dovrebbero esserci gli squali. Appena mi tuffo in acqua li vedo subito. Sono squali di barriera, vanno dal metro ai tre metri quelli più grandi. Sono davvero parecchi ma hanno paura, scappano se nuotiamo verso di loro. Mentre se si sta tranquilli vengono più vicini a curiosare. Che figata, che belle bestie.

Tra la seconda e la terza sosta ci viene offerta delle frutta che non avanzerà.

Il terzo tuffo lo facciamo per visitare un relitto. Mi aspettavo di più sinceramente, si tratta di una chiglia di un'imbarcazione nemmeno troppo grande, nulla da vedere.

Stessa cosa per la quarta sosta, dovrebbero esserci dei bei coralli, ma ne avevamo visti di più belli la prima sosta.

La GoPro ha girato più di due ore di video solo sott'acqua.

Torniamo sull'isola verso metà pomeriggio. Sono contentissimo, mi merito un Mojito.

È la seconda cena, vogliamo mangiare bene. Proviamo il Roses Grill and Bar (clicca). Dovrebbe esser il meglio che si trova sull'isola, vedremo.

Prima di sedersi si sceglie il pesce che è freschissimo e in bella vista. Aragoste, gamberi, snapper, snook e tanto altro ben di Dio. Il servizio è veloce e preciso. Il cibo è semplicemente fantastico. Più caro rispetto alla media ma si mangia benissimo. Consigliatissimo. Più caro rispetto alla media, ma economico se riportato ai relativi prezzi italiani. Un'aragosta, due contorni, dolce e acqua a meno di venti euro a testa? Ma quando mai?

Ci è piaciuto così tanto che l'indomani, sera di capodanno, ci saremo ritornati.

Allo Sports Bar c'é parecchia vita, sembra che tutti i turisti e qualche local si siano dati tutti appuntamento lì, c'è anche una discreta musica dal vivo. I nachos che preparano sono molto buoni, la Pina Colada pure. Il cuba libre era osceno così come il gin tonic e la caipirinha. Purtroppo sarà il letimotiv delle nostre serate beliziane, non sanno fare i cocktails.

La mattina del 31 dicembre ci svegliamo cambiati. Abbiamo assimilato i ritmi dell'isola, siamo "slow" da fare schifo. Sveglia alle 8 (incredibile), colazione alle 11. Lia, Francesco, Filippo ed io prendiamo il water taxi che ci porta a San Pedro, La Isla Bonita che cantava Madonna. Non è nulla di che, sembra Caye Caulker ma più grande e meno bella. Facciamo venti mentri verso l'interno e siamo già stanchi, tanto da voler noleggiare una Golf Car per spostarci. Siamo talmente "slow" da non aver voglia di fare nemmeno quello. Proseguiamo per circa cento metri verso nord per poi ritornare sulla spiaggia. Ci impieghiamo un'ora a fare 300 metri fin quando non entriamo alla Belize Chocolate Company (clicca). Ci prendiamo un beverone freddo a base di caffè e cioccolato: una prelibatezza. Ci svacchiamo poi nel cortile della Company, vicino alla riva, su dei divanetti troppo comodi. Scrocchiamo una buona Wi-Fi, tanto che riesco pure a chiamare con Skype. Siamo quattro derelitti a cui è passata la voglia di vivere. Dopo un'ora e mezza spostiamo il nostro culone stanco di dieci metri per sederci al ristorante di fianco alla cioccolateria. Mangiamo, ci trasciniamo al molo (tipo 50 metri) e torniamo a Caye Caulker dove ci riposeremo per la cena di capodanno.

Ceniamo al Roses Grill e poi andiamo allo split insieme ai ragazzi dell'altro gruppo per festeggiare insieme capodanno. Una festa sobria, poca gente, saranno tutti... stanchissimi.

Festa sobria, vogliamo solo andare a dormire tutti; "Go Slow amico!".

Dopo i bagordi, si fa per dire, dell'ultimo dell'anno siamo azzerati. Un intero giorno di totale "nulla" sull'isola. Molo, spiaggia, bar, sedia a dondolo, amaca, foto, rum. Il tutto nel raggio di meno di 100 metri. Facciamo schifo, ci pesa persino andare al negozietto carino dove vendono magliette, souvenir e quant'altro.

L'unico movimento che faremo in tutto il giorno è percorrere i 400 metri che ci separano dal ristorante di Maggie's dove abbiamo cenato la prima sera.

Saranno stati i postumi di capodanno, ma anche da Maggie's erano tutti bolliti. Non gli avventori, ma i gestori, quelli della cucina, il "grillador" e persino l'uomo router.

Spiego.

La curiosità di Maggie's Sunset Kitchen è che si mangia praticamente a casa sua. O meglio, sotto casa sua.

Lei e la sua famiglia abitano al piano rialzato. Nel portico sotto casa, ci sono 5 o 6 panche da massimo 6 persone.

L'ordinazione la fa un ometto col cappellino da baseball perennemente infilato in testa e uno zainetto sulle spalle. Ci siamo chiesti cosa potesse contenere quello zainetto. È come se avessero chiesto ad uno che passava da quelle parti di fare le ordinazioni. Una possibilità è che contenesse il router Wi-Fi, da cui, l'uomo router.

La prima sera avevo mangiato l'aragosta ma avevo visto degli spiedini di gambero che avevano un aspetto meraviglioso e quindi li ordino. Come contorno avrei voluto il riso, ma l'uomo router mi dice che è finito. Ordiniamo tutti; da bere: acqua per tutti tranne che per Lia che vuole uno smoothie all'ananas.

Il "grillador" (pronuncia: grigliadór, l'addetto alla griglia) deve essere lo zio di turno. Solo che stasera è ubriaco perso. Si trascina di quando in quando verso la griglia per mettervi a cucinare ogni ben di Dio. Tra un passo, un rutto e una sbiascicata si deve fermare a riposare: è già un idolo.

Passa più di un'ora e lo smoothie di Lia non si vede, lo ricordiamo a Maggie che, con sorrisone che calmerebbe satana in persona, si scusa promettendoci che lo servirà subito. Va in cucina, prende l'enorme bicchiere dalla credenza mentre dalla cucina escono fiamme, urla, e dei bambini sorridenti. Tutto questo è surreale e suscita in noi tanta ilarità da non ruscire a trattenerci dal ridere. A questo punto, ad ogni avvenimento si succedono le nostre risate. Lo smoothie nel frattemo non è arrivato, chiediamo a Maggie che tiene una calma olimpica, tipo avete presente il Dalai Lama? Ecco, un principiante dell'auto controllo a confronto. Dopo circa due ore arriva anche lo smoothie che incredibilmente Maggie non ci farà pagare.

Dulcis in fundo arrivano le nostre portate. Io vengo servito per ultimo: "Ecco il tuo spiedino di aragosta" dice il Grillador. "Ma io, veramente, avevo ordinato quello di gamberi!". Serafico il Grillador incalza: "Si, gamberi!". "No ma io, cioè, mi hai appena detto: Ecco il tuo spiedino di aragosta!". Prende lo spiedino, lo guarda bene e: "No! No! Gamberi!" sorridendo.

Risata generale, tutti in lacrime praticamente ed io mi mangio il mio OTTIMO spiedino di aragosta. Come ci si può arrabbiare? Impossibile. Ah, il contorno era di Riso.

Usciti dal mondo incantato di Maggie's Sunset Kitchen, con la pancia piena di ottimi... gamberi, andiamo a berci l'ultimo allo Sports Bar. Saluto l'ultima notte a Caye Caulker con un Gin Tonic di merda.

Ci siamo, ultima alba nell'isola Slow, rimetto le scarpe dopo 4 giorni di totale libertà. Questo gesto mi proietta nel mondo reale, sono pronto a tornare a casa.

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