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Il culto di Maximon

Arrivati a Panajachel incontriamo il nostro referente in loco, un certo Mario che si fa chiamare Don Mario. Ha un'agenzia viaggi e deve essere parecchio famosa, lo conoscono tutti, ha contatti con tutto il Guatemala praticamente.

Saldiamo i nostri debiti di viaggio e prendiamo una lancia che ci porterà a San Pedro La Laguna.

San Pedro è un piccolissimo paese dall'altra parte del lago Atitlàn. E' tutto in salita perchè situato proprio ai piedi del vulcano inattivo San Pedro. Siamo probabilmente fuori stagione, ci sono pochissimi turisti, a dire la verità abbiamo incontrato solo un gruppo di quattro ragazzi, tre germanici e un austriaco di Innsbruck. E' stato divertente parlare in tedesco con un vicino del nord tirolo. Avrei voluto dirgli che la sua città ha una squadra di Hockey su ghiaccio penosa ma gli ho risparmiato la triste verità. Lui è in Guatemala da quattro mesi e noi siamo i primi italiani che incontra. La cosa non può che farci piacere. Aihmè l'italiano medio in vacanza si distingue sempre e comunque. Fortunatamente, il Guatemala, è meta parecchio remota e poco papabile per gli elementi di cui sopra.

Ci salutiamo e proseguiamo il nostro giretto esplorativo.

Ad Antigua avevamo notato che la fede Cristiana dei latini è fortissima; ogni negozio, ogni bar, ogni cavolo di cosa possa avere un'insegna, inevitabilmente richiama a qualcosa di religioso: ferramenta Jerusalem, la farmacia Sinai, il supermercato Abele ecc. San Pedro non fa eccezione.

Alloggiamo all'Hotel Mansion del Lago (clicca). E' situato a cento metri dal molo dove abbiamo attraccato con la lancia. A vederlo non è male, le stanze sono grandi, il bagno fa schifino ma ha tutto quello che serve: una doccia calda, un water e un lavandino; c'è pure la Wi-Fi e stranamente va molto bene rispetto a quelle che troveremo più avanti, riesco pure a fare una telefonata con Skype in modo dignitoso.

Prima di cena scegliamo un baretto molto carino con la vista sul lago. E' l'unico posto frequentato, oltre che da noi sette, da uno sparuto gruppetto di turisti e da un paio di coppiette. Ordiniamo abbastanza velocemente ed io ordino un Mojito.

Il bartender è simpatico ma lento come una lumaca, molto pieno di se, ma il Mojito che porta a Filippo e a me è semplicemente divino. Mentre gli altri vanno a farsi la doccia e a prepararsi per la cena, noi due (Filippo ed io) rimaniamo per un secondo Mojito; anche questo ci mette una follia ad arrivare (ma dobbiamo abituarci, sono i ritmi guatemaltechi) però purtroppo è solo un lontano parente del precedente. I casi sono due: o glielo ha preparato qualcun altro oppure ha solo avuto culo. Ah ecco, tra Guatemala, Honduras e Belize non sanno preparare i cocktails, è assodato.

Amareggiati incontriamo gli altri per la cena che penso sarà la peggiore del viaggio. Il ristorante è il Nicks, davvero da evitare. Personalmente ho ordinato del pesce fritto, sapevo che non sarebbe stato come la nostra frittura, ma mi aspettavo qualcosa di diverso da un pescetto striminzito fritto come se non ci fosse un domani con dell'olio che buttato dentro al motore di un escavatore lo riuscirebbe a grippare. Anche le patatine fritte, cotte nello stesso olio, erano praticamente immangiabili. Le pietanze dei commensali non erano da meno. In molti abbiamo lasciato lì tutto.

Finalmente dormiamo su un letto vero e tutto sommato confortevole. La nostra sfortuna è che la nostra finestra dava sull'unica strada che finisce sul molo per cui tutti i Tuk Tuk scoreggioni passavano a tre metri da noi facendo un rumore che avrebbe svegliato un sordo.... morto. La stanchezza è tale che, dopo i primi strombazzamenti e sgasamenti delle simpatiche macchinette, non ci faccio più caso e mi addormento come un sasso.

La divisione delle camere è praticamente e giustamente a senso unico: due doppie e una tripla. Nelle doppie alloggiano la coppia Mirko + Sara e Tania + Lia, noi tre bestie convivremo tutto il viaggio in stanze triple.

Come dei bravi bimbi ci svegliamo tutti assieme e ci vediamo l'alba. Il sole tramonta presto e sorge anche abbastanza presto per cui di tempo per dormire ne abbiamo parecchio.

Troviamo un caffè molto bellino per la colazione e scopriamo essere davvero eccellente: Cafè Las Cristalinas, dove ci servono una colazione fantastica. Caffè nero, espresso, un eccellente succo di ananas, pancake e una torta al cioccolato buonissima. Il posto è attaccato al nostro albergo a non più di venti metri.

Dopo esserci rifocillati torniamo in stanza, prepariamo i bagagli, saldiamo il conto dell'Hotel (che si dimostrerà onestissimo) e torniamo al vicino molo dove una lancia verrà a prenderci per fare un giro del lago che durerà fino al tardo pomeriggio.

La prima tappa è a Santiago Atitlàn, poco più a sud di San Pedro La Laguna. Cerchiamo suito notizie su dove si celebra il culto di Maximòn (clicca). Gli abitanti di Santiago ci indicano la strada, è poco fuori dal paese, a circa cinque chilometri. Ogni anno si celebra in un posto diverso e ci propongono di portarci tramite i loro Tuk Tuk. Rifiutiamo le insistenti offerte e ci incamminiamo; abbiamo abbastanza tempo.

Appena fuori dal caotico paesino vediamo come vive la maggiorparte dei guatemaltechi. Ci sono campi di tabacco, canna da zucchero e ortaggi; mais, pomodori e alberi da frutta. La gente del posto ci osserva curiosa ma rispondono sempre con un sincero sorriso quando diamo loro il "Buen Dia". Il caldo inizia a farsi sentire ma non è così umido come mi immaginavo, è come una bella giornata di inizio estate italiana quando l'afa ancora non si è fatta sentire.

Finalmente raggiungiamo il lugo di culto grazie alle indicazioni dei locali. Si trova in una capanna dentro il cortile di una piccola fattoria. Dalla capanna esce profumo di inceso e odore di sigaretta accesa. Gli abitanti di Santiago venerano Maximòn come colui che liberò il paese dalla malattia. Gli sciamani tzutujil conoscono bene la storia di Ry Laj Man, diventato poi San Simon con l'avvento del cattolicesimo. Alcuni lo fanno risalire alla divinità Maya "Mam" e a lui vengono portate le offerte, doni e recitate delle preghiere. Sembra che preferisca sigarette "Pazaso" e rum "Venado". Maximòn è vestito elegante e gli si deve dedicare ogni anno una stanza che diverrà meta di pellegrinaggio e la gente lo nutrirà donandogli sigarette, fuoco, candele, sigari e liquori vari. Dopo alcune foto di rito (a pagamento) torniamo sui nostri passi per riprendere la lancia che ci porterà a San Marcos La Laguna.

San Marcos La Laguna è un posto davvero particolare; è poco più di un villaggio immerso completamente nel verde, meta di personaggi new age dediti allo sciamanesimo, al culto del sole ed altre cose simili. Sembra di essere nel paradiso dei prodotti bio. Conosco un paio di persone che ci potrebbero tranquillamente vivere. Girovagando ci è capitato di vedere degli ostelli molto vicini ad essere delle comuni hippie. Ovunque ci girassimo vedevamo cartelli che indicavano posti di ristoro con prodotti al 100% naturali, scuole di meditazione, centri massaggi zen, templi per l'esercizio yoga ecc. Oltre a questo, San Marcos, ha davvero poco da offrire. Si era però fatta più o meno l'ora di pranzo; diciamo che eravamo affamati, non esistevano più orari, erano i nostri stomaci insieme al sorgere e calare del sole a comandare i nostri ritmi. Ci fermiamo in un posto davvero bellino, una ragazza americana vestita come Janis Joplin a Woodstock, gestisce la piccola cucina aiutata da due giovani ragazze locali. Il cortile interno è davvero un bel posto, tranquillo (come poteva essere diversamente?), rilassato e i commensali sembravano reduci dall'ultimo concerto di Jimi Hendrix, che Dio l'abbia in gloria.

Ordiniamo con tutta la calma del mondo e con altrettanta calma ci arrivano le ordinazioni. Io sono fortunato, un hippie americano accompagnato dalla sua ragazza (davvero bellisisma) mi ruba l'ordinazione e io devo smezzare un'ottima crepe al prosiutto e formaggio con Lia. Ovviamente poi, sia prosciutto che formaggio, erano finiti e mi sono dovuto accontentare di una crepe alle verdure, che era sì buona, ma non come quella al prosciutto e formaggio. Dannato hippie, ti andasse di traverso!

Il tempo nella comune di San Marcos era terminato. Riprendiamo la barchetta che ci porta sul piccolo moldo di Jaibalito. Non visiteremo il paese, una giovane guida del posto ci farà strada per un breve trekk che ci porterà a Santa Cruz La Laguna. La passeggiata è breve ma la mia nota forma fisica insieme al caldo boia mi fanno sudare come un maiale allo spiedo. Arrivati a Santa Cruz ci rinfreschiamo in un posto meraviglioso. E' un piccolo pub che si affaccia sul lago con una veranda piena di amache, lettini e sdraio. Ci svacchiamo come se avessimo appena finito di scalare il K2, una bevanda fresca sotto un tetto di frasche, avvolto dalle comode maglie dell'amaca mentre ci facciamo cullare dalla brezza che arriva dal lago. Che vitaccia!

Per l'ultima volta riprendiamo la barchetta che ci riporta a Panajachel, riprendiamo il pullmino e ci dirigiamo a Chichicastenango dove pernotteremo.

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