user_mobilelogo

RSS Feed

Dal Blog

09 February 2017
Tecnologia
Grazie all'opzione Next che ho stipulato con TIM poco più di un anno fa sono potuto passare, dopo un...
2763 Hits
09 February 2016
Tecnologia
Torno sui miei passi.Non è trascorso nemmeno un anno da quando tentai il passaggio da iOS ad Android...
2967 Hits
25 January 2016
Fotografia
Viaggi
Tecnologia
Una delle cose che mi preme maggiormente quando sono in viaggio è sicuramente il backup delle foto e...
1809 Hits

Latest Events

Fri Apr 06 @08:00 -
Festa dei maestri di sci di Moena

Quarant'anni di Santo Tomas

Non ci mettiamo molto a raggiungere il paesetto noto per il suo mercato e il suo cimitero.

Non sapevamo però di essere capitati lì nel giorno più atteso da tutta la comunità locale. Si festeggiava il quarantesimo festival di Santo Tomas.

Il paese, che non sarà stato più lungo di un chilometro scarso e largo trecento metri, brulicava di gente, quasi tutti vestiti a festa. Per quelli diversamente alti come il sottoscritto, un giretto a Chichicastenango è un toccasana, un'overdose di autostima: quello più alto sarà stato un metro e sessanta.

Scopriamo che il nostro hotel era occupato solo da noi e da un foltissimo gruppo di ragazzini coreani.

Alloggiamo all'Hotel Giron (clicca), senza infamia e senza lode, camere piccole, molto spartane, nella nostra tripla riusciamo a malapena a passare tra un letto e l'altro. Dal bagno esce un odore tremendo di muffa, chiudendo la porta la cosa si risolve. Filippo ed io ci facciamo velocemente una doccia, Francesco purtroppo troverà acqua solo freddissima.

Due sono le cose da vedere a Chichicastenango (Chichi per gli amici): il mercato e il cimitero.

Visitiamo per primo il secondo icamera(clicca), la nostra vena noir ci guida e giunti al cimitero rimaniamo effettivamente un pochetto interdetti. Le tombe sono per lo più delle piccole casette di pietra allegramente colorate, agghindate con le cose più trash mai viste. Vince in assoluto quella con disegnato il simbolo dei transformers icamera(clicca).

Scopriremo solo più avanti che non è l'unico cimitero di questo tipo.

Ritorniamo in "centro" e la folla è davvero tanta. Passare per le strette vie piene di gente, tra una bancarella e l'altra, tra un palco dove suonano musica locale e un chiosco dove fanno da mangiare, è un'impresa. A proposito, non vi venga in mente di mangiare cibo che arriva da quelle bancarelle se non volete passare una settimana ad adorare il Dio Cesso. Lo sconsigliano tutti, Lonely Planet compresa.

Ci fermiamo nella piaza centrale dove è pronta un'impalcatura per i fuochi d'artificio. E' da quando siamo arrivati che sentiamo botti a casaccio ovunque in giro per il Guatemala. Dice essere perchè siamo sotto Natale e capodanno.

Non si prosegue più, siamo bloccati, non si va né in avanti né indietro; chiediamo quindi ad un agente a che ora iniziano lo spettacolo dei fuochi. Siamo fortunati, e dopo cinque minuti si apre il sipario. Purtroppo ci siamo persi degli squilibrati che si lanciano da un palo altissimo legati alle caviglie solo da una corda rigida.

Lo spettacolo è carino, e dura circa una decina di minuti dopodichè l'inferno: gente che si intrufola in ogni dove, lasciare la piazza è stata l'impresa più dura del viaggio.

I nostri stomaci brontolano e quindi decidiamo di mangiare nel ristorante vicino al nostro albergo. Tutti gli altri ristoranti segnalati sono pieni. Non ricordo il nome del ristorante ma il burrito che mi servono è buono, la zuppa di verdure pure. Decidiamo poi di scolarcene uno di quelli buoni (Rum) e Filippo ed io ordiniamo un bicchiere di Zacapa 23 anni Centenario. Arriva il nostro cicchetto, brindiamo alla nostra, ma appena assaggiamo quella.... cosa, ci accorgiamo subito che non è Zacapa, tantomeno il centenario. Ci viene un dubbio atroce, ma non è che lo Zacapa che prendiamo in Italia essendo fatto in Spagna è diverso da questo? Strano però, è davvero troppo insulso per essere un rum di un certo livello; è poco più di acqua sporca. Francesco chiede al bartender di consegnarci la bottiglia, il dubbio che ci abbiano rifilato dell'altro è forte. Puntualmente non ci ascoltano, sorridono e fanno finta di nulla; diciamo che quello che ci han servito non è Zacapa ma fanno orecchie da mercante e sul conto ovviamente ci ritroviamo due Zacapa. Peste li colga!

La voglia però di un rummettino come si deve non ce la eravamo tolta, fortuna che Filippo aveva nello zaino un mignon di Zacapa che è durato dieci secondi netti.

I nostri sonni sono intervallati da esplosioni di petardi e dalle urla dei coreani. Se avessi avuto il Samsung con me glielo avrei tirato dietro con attaccato un biglietto "W la Sony pezzi di merda".

La sveglia biologica segna le sei del mattino, io avevo ancora sonno mentre Francesco e Filippo sono andati a fare un giretto in centro.

Al loro rientro mi fanno vedere un video girato col cellulare. Chi vuoi che ci sia in giro alle 6 del mattino? Tutti quelli che non sono proprio andati a dormire, che sono la maggior parte. Non solo non erano andati a dormire, ma festeggiavano con un improbabile ballo dalle improbabili maschere a ritmo di un brano latino americano (clicca).

Molti invece erano a bordo strada finiti dall'alcool.

Una buona colazione la facciamo in un ristorante dentro all'unico centro commerciale. Pronti via, si riparte, si torna ad Antigua ma prima ci fermiamo ad Iximche a visitare le prime rovine maya del viaggio.

Nel rispetto della direttiva 2009/136/CE ti informiamo che questo sito utilizza cookie propri tecnici e di terze parti per consentirti una migliore navigazione ed un corretto funzionamento delle pagine web.
Se proseguo nella navigazione, cliccando su un qualunque elemento posto all’esterno di questo banner, acconsento all’installazione dei cookies.

 

This site uses cookies. By continuing to browse the site, you are agreeing to our use of cookies.