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Greengo's Hotel

Se il viaggio per arrivare in Honduras è stato lungo, altrettanto possiamo dire per il trasferimento che ci ha portato a Semuc Champey. Più di sei ore solo per raggiungere la cittadina di Pajal. Da qui finisce la strada asfaltata e ci vuole più di un'ora per raggiungere il villaggio di Lanquin dove lasceremo il pullmino per salire su un pick-up 4x4 che, dopo altri 40 minuti di viaggio sballottati a destra e a sinistra dentro al suo cassone, ci porterà nel cuore della giungla fino a Semuc Champey, più precisamente al Greengo's Hotel (clicca).

Il percorso è davvero accidentato, buche profonde, ripide salite e discese dissestate. Però vedere la giungla al chiaro di una luna enorme è emozionante.

Arrivati a destinazione scendiamo dal pick-up ma non c'è nessuno ad attenderci. Tutto buio, nessun rumore; tanto che ci domandiamo se siamo arrivati nel posto giusto. Siamo davvero nel buco del culo del mondo, e chi ti viene a cercare qui se dovesse succedere qualcosa?

Un bambino sbuca da un cancelletto che porta a delle scale che scendono e che non avevamo visto. Dobbiamo seguirlo.

Mentre scendiamo costeggiamo un corso d'acqua e finalmente vediamo delle luci. Siamo arrivati in quello che sarà il posto più bello di tutto il viaggio.

Il Greengo's è la cosa più vicina ad una comune Hippie che abbia mai visto. È di proprietà di un ebreo gay e il gestore, anche lui ebreo, è un tipo pacifico che ci assegna le stanze e ci mostra come funzionano i pagamenti per la cena e il bar. Si acquistano delle tessere il cui valore viene scalato ogni volta che si prende qualcosa da mangiare o da bere. Dormiamo in casette di lengo con il tetto in lamiera, dipinte come avrebbero potuto fare i Beatles nel periodo più florido della loro carriera, ovvero quando si fottevano il cervello con le peggio droghe in commercio. Sembra di stare nel cartone animato di "Yellow Submarine".

Le casette dormitorio, l'edificio principale e i bagni formano un grande cerchio dove all'interno si trova un prato ben tenuto, con tante amache e un campo da beach volley, oltre che a un tavolo da ping-pong. Il bar è affiancato da alcune panche e da dei materassi stesi a terra, un calcio balilla, un tavolo da biliardo e un tavolo da beer pong.

La clientela è composta da ragazzi che vanno mediamente dai 20 ai 35 anni, da tutto il mondo. C'erano australiani, statunitensi, olandesi, coreani (sono ovunque), israeliani ecc.

In questo posto si mangia abbastanza bene, buoni hamburger, buone omelette ma soprattutto una hummus shawarma eccezionale. Scopriremo poi un dessert chiamato hummus nutella che è uno spettacolo. Il servizio però è terrificante visto nell'ottica del cliente classico. Una volta capito che ci si autogestisce, tutto funziona alla grande. I bicchieri ce li prendiamo noi, le posate pure, le birre.... anche.

La Wi-Fi è presente ma va malissimo, però fin troppo bene se pensiamo a dove diavolo siamo.

I bagni e le docce in comune sono pulitissimi e ongi due per tre c'è un piccolo cartello disegnato a mano che invita all'ordine e alla pulizia.

Dopo cena ci beviamo qualche cocktail e a mezzanotte facciamo un brindisi di gruppo con tutti i ragazzi: "Merry Christmas!".

Di quando in quando, un profumo dolciastro di qualcosa che conosciamo, solletica le nostre voglie di trasgressione, chiamiamole così. Di lì a poco vedevo i draghi, cosa che non mi capitava da almeno vent'anni.

Mi siedo sui materassi e ogni tanto mi viene chiesto: "Tutto ok?". L'unica risposta che mi usciva era: ".... a momenti...".

"Cazzo che botta! Ho detto cazzo che botta." [cit.]

Me ne vado a dormire e Morfeo mi accoglie tra le sue braccia non appena la mia testa sfiora il cuscino.

Ci svegliamo, vediamo un pò... all'alba. Ma dai? Giura! Giuro!

Dopo un'abbondante e ottima colazione decidiamo che fare. Il programma suggerisce: grotte la mattina, pozze il pomeriggio.

Semuc Champey è famoso più che altro per il suo "Monumento Natural", ovvero delle piscine naturali sul Rio Cahabon. Ci viene consigliato di uscire solo con lo stretto necessario e i soldi contati per l'ingresso alle grotte. Scarpe, costumi e magliette che lasceremo custodite all'ingresso. Lungo la via che ci porta all'ingresso potremmo imbatterci nei "ladrones", meglio quindi non avere dietro nulla di più dello stretto necessario.

Quando è stato proposto "visita alle grotte" pensavo ad una cosa tipo le nostre grotte carsiche di Castellana o Frasassi. Ci è stato detto da Golan (il gestore del Greengo's) che "ci saremmo potuti bagnare un pò". Come come? Un pò? La giusta definizione di questa visita, tra l'altro bellissima e divertentissima, è: "canyoning nelle grotte totalmente al buio armati di candela". Questa è la giusta definizione. "Potreste baganarvi un pò" non va bene.

Dopo aver pagato il ticket e aver consegnato le nostre magliette, ci viene data una candela che accendiamo non appena ci addentriamo nell'antro buio. Dopo due passi l'acqua è già alla vita, dopo cinque passi non tocco più e avanzo aggrappandomi ad una corda. "Potreste bagnarvi un pò". La candela ha lo stoppino imbevuto di cherosene in modo che sia più facile riaccenderla dopo che inevitabilmente l'avremo immersa nell'acqua. Il percorso prosegue con scale da salire, cascatelle da attraversare, guadi, brevi tratti a nuoto. "Potreste bagnarvi un pò". Il tutto nel buio più assoluto e profondo, illuminati solo dalla luce delle nostre candele. L'acqua non è fredda, il Mar Tirreno a luglio lo è di più. Proseguiamo il nostro cammino fino ad incontrare un folto gruppo che era arrivato alla meta: una cascatella di un paio di metri da dove ci si può tuffare, tuffo nel nero più assoluto. Sono in troppi davanti a noi, decidiamo quindi di tornare indietro. La strada del ritorno però devia dal percorso originario, per chi vuole, ci si infila in un buco strettissimo, non adatto che per chi soffre di claustrofobia; visto che per me non è un problema mi infilo nel pertugio. Lo stretto passaggio incrocia uno scivolo d'acqua che poi precipita in un foro ancora più stretto. Devo infilarmi nel foro e lasciarmi andare. La giovane guida mi fa sedere su una roccia, l'acqua mi sferza il volto e i miei piedi ciondolano nel vuoto. "Potreste bagnarvi un pò". Non so quanto sia profondo, non so dove arriverò e se ci arriverò. Con le chiappe strette strette mi lascio andare, non nego di aver avuto una paura fottuta. Il volo però si rivela davvero breve, forse due metri, non credo di più, non saprei quantificarlo. Riemergo al buio completo: "Ehi amigo, la candela, la candelaaaaa!". Dopo qualche secondo arriva Mirko, non so come, ma la sua candela è accesa, la mia riemerge poco dopo, riusciamo a riaccenderla, facciamo qualche metro con l'acqua che scende di livello, stiamo riemergendo, vediamo la luce. Siamo fuori!

Che figata, lo rifarei subito, anche ora.

Torniamo al Greengo's per mettere qualcosa sotto i denti e ci riposiamo un pò. Il primo pomeriggio ci dirigiamo alle piscine naturali. A metà strada ci separiamo: Filippo, Tania, Lia ed io andiamo diretti alle piscine mentre Sara, Mirko e Francesco salgono verso un mirador che si affaccia sulle cascate. Al bivio dei due sentieri sentiamo degli urli mostruosi, sembrano emessi da un orco. Inizialmente ho pensato a qualche speaker nascosto da qualche parte, un tentativo new age per rendere questi luoghi ancora più magici. Poi ho pensato a dove eravamo e l'idea si è immediatamente cancellata dalla mia mente. Scopriremo poi essere le simpatiche scimmie urlatrici che ci fanno accapponare la pelle.

Sarà il caldo, l'umidità, la stanchezza o forse il fatto che mi sto "descansando" troppo, sta di fatto che il luogo non mi entusiasma; di posti così, qui nelle Dolomiti, ce ne sono a bizzeffe e pure molto più belli. Non faccio nemmeno il bagno.

Complici gli unici venti secondi di pioggia che incontreremo in tutto il viaggio, torniamo al Greengo's, ho i panni stesi, devo portarli all'asciutto. Bella scusa per tornare a morire su un'amaca, così sarà, anche perchè la pioggia non durerà appunto più di venti secondi.

Seconda cena e seconda notte al Greengo's, ormai sono uno di loro, mi hanno conquistato. Quasi mi dispiace dovermene andare, cosa che avviene, puntualmente all'alba del giorno dopo.

Il transfer che ci porterà a Rio Dulce sarà il più lungo di tutti.

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