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Finca Tatin

Da Lanquin ripercorriamo a ritroso i dieci chilometri di sterrato fino a Pajal, proseguiremo poi per Chipam e da qui fio a Chireacté dove, poco dopo il centro abitato, ritroveremo finalmente l'asfalto.

Il pullmino prosegue lento la sua marcia per questa lunga strada, non è un 4x4 e le sospensioni non sono studiate per questi percorsi.

Questa è la strada dei ladrones, la strada che Mario inizialmente non voleva farci fare. Lungo tutto il tragitto si incontrano casette di contadini infilate nella giungla. È a metà strada tra Chipam e Chireacté, dove la carreggiata passa da una parte all'altra di una valle, che notiamo qualcosa di strano. Ai lati dello sterrato lavorano quattro uomini con pala e piccone. Sembra che stiano sistemando una buca, ma non è così. Una corda sottile con attaccate delle badierine triangolari colorate attraversa la strada. L'autista rallenta, apre il finestrino, saluta l'uomo sul ciglo della strada e gli da la mano. Nella mano ci sono dei Quetzales, non saprei quantificarne la cifra, ma dal colore mi sembravano 20 Quetzales; poco più di due euro. Una cifra più che onesta per permetterci di proseguire sul nostro cammino senza intoppi. Tornare sull'asfalto non ci sembra vero. Arriviamo a Fray Bartolomé de las Casas dove sostiamo per il pranzo. Non dimenticherò mai il frullato di banana e ananas bevuto in questo mercato, celestiale. Ci fermiamo solo ad acquistare qualcosa da mangiare, il pranzo vero e proprio lo consumiamo a bordo del pullmino, la strada per Rio Dulce è ancora molto lunga.

A Rio Dulce abbandoniamo il pullmino per prendere una lancia che ci porterà in mezzo alla foresta pluviale dove ci fermeremo per un paio di notti.

Il nostro Hotel è la Finca Tatin (clicca). È strano definirlo Hotel, è più che altro un agglomerato di piccoli alloggi immersi nel verde umido della foresta pluviale; tra mangrovie, palme, felci e mille altre specie vegetali.

Attracchiamo e incontriamo il secondo gruppo di Avventure Nel Mondo, quello coordinato da Francesco che ho conosciuto nel viaggio in Iran. Il nostro alloggio è una stanza tripla con i letti avvolti nelle zanzariere e un bagno con tutti i comfort necessari tra cui: doccia, lavandino, water e tarantole.

L'umidità è al 100%, si suda a stare fermi.

Opto per un bagno rinfrescante nel fiume dopo essermi assicurato che non ci fossero alligatori nelle vicinanze. "Tranquillo, sono più su, 100 metri più su!" "100 metri?" "Si, vai tranquillo".

Mi tuffo incurante della breve distanza tra me e quelle bestiacce, faccio qualche bracciata e risalgo dal piccolo molo dotato di scaletta.

"Ah si, dimenticavo, occhio ai piranha!" "Mapporc....".

Mentre gli altri si sollazzano con un giretto in kayak, io mi svacco su un'amaca e tanti saluti.

Riprendo conoscenza verso l'ora di cena; una cena non proprio indimenticabile. La Finca è davvero un bel posto ma si mangia abbastanza male anche se mi dicono che a mezzogiorno fanno una discreta pizza.

Prima di infilarmi a letto mi faccio una doccia, l'acqua è solo fredda, ma visto il caldo accumulato durante il giorno, esce fresca e non fredda e si riesce a fare senza problemi.

Il giorno dopo abbiamo optato per un tour in barca che ci porterà prima ai 7 Altares, poi a la Playa Blanca (una spiaggia paradisiaca una decina di chilometri a nord-ovest di Livingston) e infine a Livingston.

I 7 Altares sono una serie di sette piccole vasche naturali create da un corso d'acqua che poi sfocia nella baia. La visita è breve, Tania fa un bagno nell'ultimo altare, torniamo indietro in meno di mezz'ora.

Appena sbarcati sulla bianchissima spiaggia troviamo un posto per stravaccarci. Faccio un bagnetto nelle caldissime acque della Bahía de Ametique e poi mi sciacquo dal sale prima di bermi un Coco Loco.

Si prende un cocco, gli si fa un foro circolare dal diametro di un paio di centimetri. Si prende un bicchierino di quelli da cicchetto e si svuota il latte di cocco del contenuto del bicchierino. Si svuota il bicchierino del latte di cocco, lo si riempie con dell'ottimo Zacapa 23 Anni Centenario, si versa il contenuto del bicchierino nel cocco, si aggiunge una cannuccia, si mescola et voilà: il Coco Loco.

Bevuto alla velocità della luce perchè avevo sete devo dire che è buono, ma un filino nauseabondo verso la fine.

Time to relax.

Mi sdraio sulla sabbia in riva al mare, all'ombra di una bellissima palma, uso lo zaino come cuscino. Prendo le cuffie, il telefono e lancio Spotify. Vado sulla mia playlist preferita e faccio partire l'esecuzione casuale dei brani.

Apre Marc Cohn con Walking in Memphis, seguito da Seal con Kiss from a Rose. Quasi mi addormento sulle note di Lonely Tonight di Blake Shelton e Ashley Monroe quando parte un mito dei Pink Floyd: la versione del live Pulse di Shine On You Crazy Diamond. Per riprendermi dal trip musicale, Francesco, deve darmi un calcio: "Svegliati, andiamo!".

Non avrei mai mosso il culo da quella spiaggia ma è tempo di visitare la piccola cittadina di Livingston che si dimostrerà un paesetto sporco e puzzolente con nulla da vedere. Ci fermiamo a mangiare in un ristorantino che fa anche pizza. Pessima scelta, non era nemmeno male da mangiare, peccato che poi sia risulatata indigesta a tutti.

Torniamo alla base per un'altra notte umida alla Finca Tatin. La seconda cena si è rivelata pure peggio della prima. Peccato perchè il posto è molto bello.

Ennesima sveglia all'alba per un lungo transfer che ci porterà a Tikal per la nostra ultima notte in Guatemala.

Un tucano si è appollaiato su un ramo di un albero vicino, come a salutarci.

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