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Where dunes and ocean meet

I tragitti in macchina sono talmente lunghi che ormai la rotazione dei CD è quasi arrivata alla fine.

E' sulle note del concerto Live di John Mayer "Where the light is" che affrontiamo la lunga strada sterrata C14 che ci porta da Solitaire a Walvisbaai.

Il primo tratto è immerso nel bush, con ampie praterie che ci circondano, stranamente il sole viene coperto a tratti da qualche nuvola, il vento sta finalmente calando e ci stiamo abbassando di quota. Percorriamo rettilinei senza fine per un tempo indefinito. Di punto in bianco il bush si interrompe e strane conformazioni rocciose prendono il suo posto, vagamente ricordano un piatto di sfogliatelle napoletane icamera. La strada diventa tortuosa e scende rapidamente. Stiamo per attraversare il Gaub River, anch'esso un letto asciutto che si riempirà con le prime pioggie. Così come è scesa, la strada risale con alcuni tratti asfaltati. Non ci sembra vero, ma è solo una vana speranza. Appena risaliti sull'altopiano, la strada torna completamente sterrata. Ci diamo il cambio e sarò io a dover percorrere il tratto di strada più monotono. Ovviamente sempre sterrato, ma questa volta, sembra un'autostrada sterrata. Carreggiate di tre corsie per senso di marcia, tutte sterrate immerse in un paesaggio tipicamente lunare. Sabbia marrone, sabbia grigia, sabbia bianca, sabbia gialla. Niente colline, niente sterpaglia, niente animali, nemmeno volatili. Un piatto immenso, solo qualche cespuglio qua e la. Due volte in tutta la vacanza ho rischiato di addormentarmi alla guida, la prima è questa. Solo l'arrivo a Walvisbaai con relativa pausa pranzo mi rimette in sesto. Siamo arrivati in grande anticipo e abbiamo tempo di andare a vedere la strada delle Welwitschia mirabilis.

La Welwitschia è una pianta millenaria che cresce solo nell'Africa sud-occidentale nelle zone desertiche del Kalahari e del Namib. Le più antiche sembra si trovino vicino alla cittadina costiera di Swakopmund, 40 chilometri a nord di Walvisbaai. Da Walvisbaai non percorriamo la costiera, ma la parallela dall'altra parte delle dune. Strane nuvole coprono tutta la costa ma con una linea netta si esauriscono una decina di chilometri nell'entroterra, è come se il cielo fosse il negativo della terra, sfasato di una decina di chilometri.

Prendiamo la strada C28 verso est e poco dopo ci inseriremo nella D1991 conosciuta anche come "the world's most horrible corrugated road" che ci porterà prima ad un viewpoint sul Moon Landscape icamera e poi alle Welwitschia mirabilis.

La strada è talmente corrugata da obbligarci a percrorrerla per lunghissimi tratti a passo d'uomo, percorrerla a 30 all'ora ci avrebbe portato alla distruzione delle sospensioni del Toyota, al mescolamento delle nostre ossa e allo sbriciolamento delle otturazioni. Il corrugato era talvolta superiore ai 10 centimetri di altezza e 30 di lunghezza; praticamente un massacro. L'andamento a passo d'uomo però ci costringe ad ammirare il bellissimo paesaggio lunare che stiamo attraversando e ci permette di scoregere le famigerate piante. Saranno anche millenarie ma sono brutte come la morte icamera.

Arriviamo a Swakopmund che è già il tramonto, dopo tre notti in tenda dormiremo nuovamente su un letto per due notti, ma non prima di aver fatto la spesa per i cinque giorni di campeggio che seguiranno la sosta nella bella cittadina costiera.

La nostra casa a Swakopmund è il Namib Guesthouse, un alberghetto davvero carino con tutti i comfort. Portiamo dentro i bagagli e ci facciamo una doccia. Abbiamo ancora del tempo prima di recarci al The Tug, il ristorante più famoso e rinomato della città. Approfittiamo della presenza della Wi-Fi e telefoniamo a casa usando Skype. Leggo qualche mail, mando qualche messaggio su Whatsapp. Ci manca poco che mi addormenti prima di uscire, anzi, credo proprio di essermi addormentato. Subito prima di uscire telefoniamo per sicurezza  alla Pleasure Flight, un'agenzia che organizza voli panoramici sopra il deserto del Namib e sopra la costa. Avevamo prenotato il tour che ci portetrà sopra Sossusvlei e tornando sorvolerà le gigantesche dune che terminano direttamente nell'oceano. Ci rassicurano che tutto è ok e che il pilota ci sarebbe venuti a prelevare l'indomani a mezzogiorno direttamente in albergo. L'aereo che utilizzeremo sarà un Cessna 210 Centurion. Un velivolo dalle caratteristiche curiose. Steno, appassionato di volo, mi racconta che quel tipo di aereo ha avuto poco successo di vendita perchè ha dei problemi conclamati col carrello. A differenza della maggiorparte dei Cessna che hanno il carrello statico, il 210 ha un carrello retrattile.

I morsi della fame si fanno sentire insistentemente; grazie alla prenotazione, prendiamo posto subito e ordiniamo il piatto tradizionale del ristorante: "The Tug Seafood Extravaganza" che comprende gamberi grigliati, cozze, un pese San Pietro, Kabeljou e Kingclip (pesci sudafricani), il tutto servito con insalata, patate e riso. Come antipasto prendiamo delle ostriche. Il vino locale bianco non è male, è un tipo di cabernet sauvignon abbastanza fresco e secco. Devo dire che non si è mangiato male, però per circa 60€, visto il costo locale della vita, mi sarei aspettato qualcosa di più.

Rientriamo alla guesthouse che siamo davvero provati dalla stanhezza, appoggio la testa sul cuscino e mi addormento subito.

La mattina partiamo un pò più tardi del solito per tornare a Walvisbaai dove ci aspetta un tour guidato a Sandwich Harbour di mezza giornata. Siamo gli unici due prenotati, la guida sarà tutta per noi.

Jan, la guida locale, ci carica a bordo di un Land Rover Defender molto vecchio, ci spiegherà più tardi che è l'auto di back-up icamera. Quel Defender deve averne viste di tutti i colori; non ha cruscotto, non ha i rivestimenti delle portiere e la portiera lato guida si continua ad aprire. Ruggine ovunque, davvero è come se avesse fatto la guerra. Notiamo però che le sospensioni sono nuove di stecca e le gomme (grandissime e liscissime) sono praticamente a terra da quanto sono sgonfie, 0.8 bar ci spiegherà Jan, ottime per del sano fuoristrada sulle dune.

Non facciamo nemmeno cento metri che ci fermiamo per caricare il nostro pranzo che è compreso nel prezzo dell'escursione.

La prima parte del tragitto è su asfalto, costeggiamo il lungomare dove vediamo delle splendide ville che si affacciano sull'oceano, sono le case vacanza di ricchi imprenditori e general manager di ogni parte del globo ma principalmente del Sudafrica. E' impossibile non accorgersi delle migliaia di fenicotteri che popolano la baia icamera, sono davvero tantissimi e quando spiccano il volo sono davvero splendidi.

Poco dopo lasciamo la strada asfaltata per correre con la jeep lungo la spiaggia, dove arrivano le onde, come nei film. Prima però vediamo, dall'alto di una duna, la grande salina di Walvisbaai, notiamo subito il colore del sale che è rosa. Arriviamo all'ingresso del Naukluft, il più grande parco nazionale Namibiano che si estende fino al confine col Sudafrica. Appena varcata la soglia ci rendiamo conto di essere già completamente lontani dalla civiltà. Deserto di "Big Daddy" alla nostra sinistra e un ruggente Atlantico alla nostra destra. Dobbiamo raggiungere Sandwich Harbour, una laguna naturale ad una cinquantina di chilometri a sud di Walvisbaai. Proviamo ad avvicinarci lungo la costa ma la marea è alta, ci spiega Jan, arriviamo dove ci è consentito da madre natura e poi torniamo indietro. Arriviamo nel punto esatto dove i "Big Daddy" si tuffano direttamente nell'oceano icamera. Uno spettacolo da togliere il fiato. Ogni anno, spiega Jan, decine di turisti si bloccano con le loro jeep in questo tratto di costa, molti vengono recuperati, altri, più avventati, muoiono rovesciandosi coi loro 4x4 sulle dune del Namib. Sinceramente ci chiediamo come sia possibile farsi del male in posto dove è tutto così morbidamente stupendo. Per raggiungere la laguna dobbiamo quindi deviare su un percorso non battuto sulle altissime dune del Namib. La guida sapiente di Jan lungo le sinuose curve delle dune ci porta in brevissimo tempo in cima ai Big Daddy. Non si ferma mai, controlla la possibile pista dalla portiera che ogni venti secondi si apre; lui la richiude violentemente, più violentemente la chiude e meno lei sta chiusa. "This is a brand new car?" è la mia domanda e con questa rompiamo il ghiaccio. Da guida computerizzata, Jan, si trasforma nel ragazzone della baia che fa questo lavoro da una vita, è fidanzato con una ragazza di Milano ma a causa del lavoro non è mai potuto venire in Italia anche se gli piacerebbe un mondo. Ci racconta della vecchia dominazione tedesa che prendeva possesso della costa; di come schiavizzassero le persone di colore per cercare la più grande fonte di ricchezza della namibia: i diamanti. "C'è un punto non molto lontano da qui" - dice Jan - "dove i diamanti li puoi trovare in superficie, peccato non poterci andare." "Per quale motivo?" chiedo io. "Perchè sparano a vista" incalza lui serafico. Di punto in bianco ferma la jeep. Ci fermiamo su una duna altissima per ammirare il panorama icamera. Dopo una breve sosta ripartiamo. "Ora vi faccio provare una discesa con pendenza al 100%". Non nego di essere eccitatissimo, come sulle montagne russe prima della discesa iniziale. Dopo un paio di check della duna, Jan, avanza fino al punto di non ritorno. "Solo i Defender possono fare quello che stiamo per fare" e si butta giù dalla discesa. Non si va veloci, ma la pendenza è estrema. Ora capisco perchè la gente ci si ammazza ogni anno. Quando inizi a salire le dune perdi totalmente il senso delle distanze e delle altezze, guardi sempre la duna alta di fronte a te e non ti rendi conto che quella su cui sei potrebbe interrompersi in un precipizio e non scendere dolcemente come ti aspetti. "Il segreto" - dice - "è l'esperienza, non farsi prendere dal panico e non andare alla cieca. Le dune sono mutevoli col vento, il deserto cambia, lentamente, ma si muove. La cima dell duna che hai scavalcato ieri, oggi potrebbe essersi rotta e cadere nel vuoto.

Dopo un'oretta di puro divertimento arriviamo alla laguna naturale. Purtroppo non ci sono le foche, se non un cadavere dilaniato probabilmente ucciso da qualche squalo, arenato sulla spiaggia e svuotato dagli uccelli o da qualche sciacallo. Uno stormo di fenicotteri prende il volo non appena mettiamo piede sulla sabbia.

Facciamo un giretto intorno alla laguna e al nostro ritorno troviamo il tavolo apparecchiato con il cibo pronto e una bottiglia di prosecco locale decisamente buona.

Tra tante cose, ci ha stupito la bontà delle ostriche. A me piacciono molto e quando le trovo, le mangio. Mai mangiate così buone, non serviva nemmeno il condimento del limone da quanto erano dolci e grandi.

E' tempo di tornare alla base, dobbiamo essere in albergo entro le 13:30 perchè ci verrà a prendere il pilota e ci porterà in aeroporto per il giro sopra la Namibia.

Anche il ritorno sulla jeep di Jan è divertentissimo, il saliscendi sui "Big Daddy" è davvero uno spasso. Tornati a Walvisbaai lo salutiamo e ripercorriamo la bella strada costiera fino a Swakopmund.

Poco prima dell'appuntamento ci squilla il cellulare Namibiano, sarà Emanuele o il pilota che è in anticipo?

Purtroppo, nulla di tutto questo. Era una ragazza della Pleasure Flight che ci avvisava che purtroppo il nostro aereo si era guastato in fase di atterraggio e che quindi non avremmo potuto volare. Il presagio del Cessna 210! Lo aveva detto Steno che quell'aereo aveva problemi. Ma porca miseria, siamo davvero sfortunati, tanto che la signorina al telefono mi dice che ha provato a metterci in qualche altro volo con altre agenzie, ma purtroppo era tutto pieno. Il nostro tentativo di rivolgerci successivamente all'aeroporto di Swakopmund non va a buon fine. Niente da fare, non si vola.

Siamo davvero abbattuti dalla notizia, avevamo organizzato tutto per poter volare, avevamo rinunciato anche al Sand Boarding (snowboarding sulle dune).

Abbiamo tutto il pomeriggio libero, sarebbe un peccato sprecarlo, vediamo allora quali attività possiamo ancora fare. Lungo la strada costiera che collega le due cittadine, poco a sud di Swakopmund, avevamo visto il cartello che pubblicizzava "Desert Explorers - Sand Boarding and Quad Tour". Ci rechiamo quindi alla Desert Explorers e chiediamo se ci sono delle attività che possiamo fare nel pomeriggio.

Purtroppo il Sand Boarding lo si può fare solo fino alle 13:30 e ormai sono passate le 15:00. Possiamo però fare il tour di un'ora con il quad sulle dune.

Perchè no?

Ci iscriviamo e subito arriva la nostra guida, di cui purtroppo non ricordo il nome. Ci vengono forniti caschi, sottocaschi e veniamo condotti ai quad. Possiamo scegliere il piccolo monomarcia oppure il tremendo e scorbutico 4x4 a marce.

Inutile specificare la scelta. A differenza delle moto, l'acceleratore, è una leva sul manubrio destro e la marcia neutra non è tra la prima e la seconda ma è sotto la prima; praticamente dobbiamo premere il pedale del cambio più volte fino in fondo.

Siamo talmente presi dalla cosa che non ci portiamo dietro, nè cellulare, nè macchina fotografica.

Ci vengono spiegati alcuni importanti segnali che ci farà con le mani: dare gas, rallentare, pericolo a destra, pericolo a sinistra. Ok ci siamo.

Partiamo e subito mi accorgo che la leva del gas è tremendamente dura, il quad "tira" paurosamente verso sinistra e non rimane acceso nemmeno in folle se non si da' un minimo di gas.

La guida in testa, Steno in seconda posizione ed io che chiudo la mini carovana. Appena lasciata la striscia d'asfalto che ci conduce in mezzo alle dune, mettiamo le enormi ruotone nella sabbia, il quad bike magicamente non tira più a sinistra e diventa davvero facile da portare.

Dopo i primi dieci minuti di "test", la nostra guida capisce che abbiamo già preso confidenza con lo strano veicolo e non ci risparmiamo di certo quando dobbiamo darci dentro col gas. Iniziamo le prime paraboliche sui Big Daddy e ci divertiamo come dei bambini con la loro prima bicicletta da cross con le marce e gli ammortizzatori (soltanto i più "datati" coglieranno).

Ci addentriamo sempre di più sulle gigantesche dune del Namib con i nostri quad fin quando non arriviamo al più alto dei Big Daddy della zona. Siamo a metà strada e solo allora, durante una breve pausa per far riposare il pollicione della mano destra completamente indolenzito a causa della leva del gas durissima, mi accorgo che potevo almeno attivare il GPS. Detto fatto.

Purtroppo però, piegando il polso, metterò in pausa la registrazione della traccia e ne uscirà qualcosa in parte indecifrabile. Si capisce però, grossomodo, qual è il percorso che abbiamo fatto a bordo dei nostri quadricicli con gli steroidi.

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Con la gola secca, irritata dalla polvere e dalla sabbia, concludiamo il nostro giretto e sui nostri volti sono stampati dei sorrisoni che paiono quasi delle paresi.

Torniamo a Swakopmund e andiamo a caccia di un ristorante per la sera. Quello da cui volemamo andare purtroppo era chiuso e quindi abbiamo ripiegato sul Kückis Pub, col senno di poi, con estrema fortuna. Controlliamo su Tripadvisor e vediamo che ne parlano molto bene.

Non contenti dell'ottima cena di pesce della sera prima, ritentiamo la fortuna e ordiniamo un "Seafood Platter" per due. Acqua per me e una Windhoek Draught per Steno.

Il posto è davvero grazioso, alle pareti sono appesi: foto raffiguranti scene di volo principalmente della seconda guerra, pezzi di aereo e la coda intera di un Cessna 210, ma guarda un pò! E' una persecuzione.

Il gigantesco piatto di pesce arriva velocemente e più o meno sono gli stessi pesci mangiati la sera prima ma: più buoni e cuncinati meglio. Le ostriche sono assurdamente squisite, il San Pietro è stato spazzolato alla velocità della luce.

Non solo abbiamo mangiato meglio, ma abbiamo pure pagato meno. Recensione positiva su Tripadvisor meritatissima.

Torniamo all'albergo soddisfatti e ci gustiamo la penultima notte su un vero letto, il prossimo, lo vedremo solo a Windhoek l'ultimo giorno. Ci aspettano cinque giorni di viaggio e relative nottate in tenda.

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