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Festa dei maestri di sci di Moena

Al confine con l'Angola

La sveglia all'alba ormai non ci coglie più impreparati; ci vestiamo, smontiamo la tenda e facciamo colazione. Ci aspettano 360 chilometri di strada da percorrere entro sera. All'andata guido io, sarà Steno a guidare al ritorno. Non abbiamo solo la spesa con noi, Steno ha portato anche dei bloc-notes e delle matite colorate da regalare ai bambini. La strada che porta ad Epupa è particolarmente messa male e i limiti di velocità sono molto restrittivi nonostante la notevole larghezza della carreggiata. Il perchè lo vediamo quasi subito. Lungo la strada ci sono i villaggi himba.

Questa singolare popolazione vive in villaggi, ogni villaggio è composto da un nucleo famigliare; può capitare che sia composto anche da due o più nuclei, ma non è la norma. Vivono prevalentemente di pastorizia di sussistenza, i capi di bestiame lungo la strada non si contano, per lo più sono pecore, ma vediamo anche molte mucche. Viene da se che il limite di velocità sia restrittivo.

Quando vediamo qualche bambino ci fermiamo e gli regaliamo le matite e i bloc-notes. Steno vorrebbe fermarsi ad ogni bambino che vede, io sono molto meno empatico, un orso diciamo, ma non è certo una novità.

Ad Epupa ci aspetta John, la guida himba che ci mostrerà le cascate e che successivamente ci condurrà all'interno di un villaggio.

Una delle cose che ho apprezzato molto della Namibia è la libertà che viene lasciata alle popolazioni di rimanere fedeli alle proprie tradizioni. Un natìo può decidere della sua vita autonomamente; può rimanere fedele alle tradizioni oppure tenatare una strada diversa. Così come la ragazza damara che ci ha fatto da guida alle incisioni rupestri: è nativa damara, usa il linguaggio tradizionale con gli altri nativi ma è padrona di un inglese quasi perfetto, cosa rara da quelle parti. Così John, nativo himba di un villaggio non lontano dalle cascate Epupa ma ora guida turistica. Non è difficile capire quando si è in prossimità delle cascate, il verde lussureggiante che costeggia il fiume Kunene sembra quasi una ferita inferta al paesaggio desertico che ci ha accompagnato fino ad ora.

Parcheggiamo il Toyota e percorriamo un breve tragitto a piedi fino al ciglio della cascata principale. Epupa è un complesso di cascate anche se molto piccolo. La fine della stagione secca non aiuta la spettacolarità del posto in quanto l'acqua non è molta. Nel periodo delle piogge deve essere tutt'altra cosa. John dice che durante la stagione delle pioggie c'è si molta acqua ma è quasi impossibile convivere con l'infinità di zanzare che infesta la zona. Epupa infatti è l'unica località namibiana dove è consigliata la profilassi antimalarica, ovviamente nella stagione delle piogge, ma fortunatamente non è il nostro caso. La particolarità di queste castcate sono i grandi baobab che crescono sulle pendici scoscese icamera. Cerco di scorgere qualche coccodrillo, ma purtroppo non ne vedo nemmeno uno.

La visita alle cascate dura davvero poco, però fa strano stare su una sponda del Kunene, in uno Stato democratico stabile ed emergente mentre a poche decine di metri di distanza, sull'altra sponda si risente ancora degli anni ininterrotti di guerra civile che rende lo sviluppo del Paese angolano estremamente difficoltoso.

Finita la visia, carichiamo John sul 4x4 e ci dirigiamo a sud, visiteremo un villaggio himba.

Il villaggio tipico himba, come detto poco sopra, è costutito normalmente da un nucleo famigliare. Il capo villaggio è maschio e come da tradizione, i maschi, possono essere poligami. Solitamente la prima moglie è scelta dai genitori degli sposi; il maschio si sposa per la prima volta appena passata l'età adolescenziale, mentre la femmina può essere poco più che neonata. In questi casi, la bambina rimane con i propri genitori fin quando il marito potrà prendersene cura. Le mogli successive alla prima invece sono frutto di matrimoni consensuali tra i partner. Sono le donne himba il simbolo di questa popolazione. Non tanto per il fatto che indossano pochi capi di vestiario, ma quanto dal fatto che ricoprono la loro pelle con una mistura di vasellina, burro, ocra ed erbe. Oltre a quello usano delle extensions per i capelli fatte da capelli veri e da questa mistura a base di ocra. I capi di vestiario sono di pelli di vacca, mentre i sandali sono di pelle di giraffa. Il "taglio" di capelli e i gioelli indicano lo status sociale. I ragazzini in età prepurberale portano i capelli lunghi intrecciati dietro la nuca, le femmine invece li portano intrecciati ma in avanti. Vivono di pastorizia nomade, il centro del villaggio è costituito dal recinto delle capre, intorno al quale sorgono le capanne che sono suddivise in dispense, cucina, dormitorio.

Al nostro arrivo, John, consegna la spesa al capo villaggio che la controlla minuziosamente. Solo dopo essersi accertato che gli era stato consegnato tutto quello di cui hanno bisogno, ci viene dato il benvenuto. Da quel momento possiamo girare liberamente per il villaggio fotografando tutto, donne comprese. Le capanne di forma conica scopriamo essere tenute insieme da frasche legate insieme da foglie di palma e cementate con fango e sterco di vacca. Veniamo invitati a sedere all'interno di una capanna da una donna himba che, insieme a John, ci mostra gli utensili per la cucina e il vestiario nuziale compresi i gioielli. Le donne sono abituate a farsi fotografare e sono vezzosissime, spesso vogliono vedere com'è venuta la foto icamera. Il villaggio che ci ospita è bifamigliare. Il capo villaggio ha deciso di prendersi cura di una donna e della sua famiglia perchè il marito è morto di recente. Per ultimi escono i bimbi, incuriositi dalle nostre macchine fotografiche. Uno in particolare non capiva il meccanismo, gli ho fatto una foto e gliel'ho mostrata ma lui non si riconosceva; gli himba non usano gli specchi. Poi però ho fotografato il villaggio e suo fratello, allora ha capito come funzionava la cosa e voleva prendemi la reflex a tutti i costi.

E' arrivato il momento "commerciale" della visita, le donne ci espongono tutti i loro manufatti che possiamo comprare: collane, bracciali, animali scolpiti nel legno ecc.

Prendo alcuni manufatti per me e quache bracciale per le mie colleghe di lavoro e qualche amica. Arriva il momento di pagare e il villaggio himba si trasforma in un mercato napoletano.

Ogni manufatto ha un prezzo e deve essere corrisposto alla donna che lo ha lavorato. Prendi questo, prendi quello, prendi quell'altro. Abbiamo fatto la somma ed abbiamo dato il denaro al capo villaggio. Tragedia. Non meno di mezz'ora ci è voluta perchè si mettessero d'accordo su quanto spettava a chi. Ad un certo punto è spuntato un portafoglio di pelle con il resto. Tenendo conto che gli himba indossano pochissimi indumenti ho voluto soprassedere sulla provenienza di tale portafogli. Dopo questo teatrino lasciamo il villaggio, riaccompagnamo John alle cascate, ci beviamo una bibita fresca al piccolo bar con vista sul "salto", lo paghiamo, lo salutiamo e torniamo sui nostri passi; gli ultimi 180 chilometri della giornata.

Torniamo al nostro campsite che siamo davvero molto stanchi, ci cuciniamo una pasta veloce e andiamo a dormire.

Ormai ci siamo abitutati alla nostra tenda, tanto che ci addormentiamo non appena appoggiamo le teste sui cuscini.

Ormai siamo tornati alle origini, ci svegliamo e andiamo a dormire col ritmo del sole; la cosa non mi dispiace affatto.

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