user_mobilelogo

RSS Feed

Dal Blog

04 January 2016
Musica
Tecnologia
Sono ormai troppe le volte che durante i miei viaggi non mi porto dietro le cuffie Bose QuietComfort...
4449 Hits
12 October 2015
Fotografia
Nei miei viaggi o semplici uscite fotografiche una lente non manca mai, la stessa che rimane pratica...
9580 Hits
18 September 2015
Musica
Tecnologia
Da quando ho cambiato lavoro non sono più in ufficio da solo.Prima avevo un ufficio tutto mio dove p...
4043 Hits

Latest Events

Tue Aug 07 @20:30 -
Last Minute Live @ Cavalese
Sat Sep 08 @15:30 - 05:30PM
FuoriOrario Live @ Osteria dai Carrettai

Il grande luogo bianco

Il tratto di strada che percorreremo verso sud-est per arrivare ad Etosha è il più lungo di tutto il viaggio. La sorpresa è che da Opuwo ricomincia la strada asfaltata che ci porterà fin dentro al parco.

Ci sembra strano guidare sull'asfalto dopo tanti chilometri macinati su sterrato di ogni tipo e consistenza.

Arrivati nella cittadina di Kamanjab, a metà strada circa tra Opuwo e Otujo, troviamo un posto di blocco. Gli agenti locali ci chiedono se trasportiamo carne. La risposta è affermativa, abbiamo delle ribbs nel frigo pronte per essere grigliate e un pezzo di speck che Steno si era portato dall'Italia e che avremmo dovuto consegnare ad Emanuele a viaggio terminato. Inutile dire, che quel pezzo di buonissimo speck, non è mai arrivato sulla tavola di Emanuele. Credo che quelle guardie non dimenticheranno tanto facilmente il sapore di quel suino abilmente macellato e preparato. Lungo la strada ci accompagnano i numerosi capi di bestiame delle popolazioni locali e di quando in quando dei facoceri sbucano dalla sterpaglia per venire a brucare la poca erba sul margine della strada.

Il tragitto si rivela estremamente confortevole e arriviamo ad Otujo in anticipo sulla tabella di marcia. Ci fermiamo a mangiare e per fare rifornimento carburante. L'ultimo tratto di strada piega nuovamente verso nord. Stiamo per entrare nel parco nazionale. Ci presentiamo al cancello per esibire i documenti nostri e della vettura. D'ora in poi è severamente vietato scendere dal veicolo. Normalmente le recinzioni viste fin'ora erano di due tipi: basse e alte. Ora sono altissime e doppie. Sembra di entrare al Jurassic Park. Subiamo gli effetti della legge di Murpy: siamo entrati al parco nazionale per vedere gli animali e non ne vediamo nemmeno uno durante i 20 chilometri che separano Andreson Gate da Okaukuejo dove alloggeremo.

Facciamo il check-in ma non ci rechiamo alla nostra piazzola. Entriamo subito nel parco e vediamo se riusciamo a vedere già alcuni animali. E' solo questione di fortuna e noi ne abbiamo subito un po'. Vediamo un gruppetto di auto ferme a poche centinaia di metri dal cancello principale. Cerchiamo di capire cosa stanno osservando: una coppia di leoni sonecchia all'ombra di una pianta a meno di cento metri dalla strada icamera. Che culo. Le foto si sprecano e in men che non si dica esaurisco la memory card. Seguiamo la cartina del parco nazionale che ci ha dato Emanuele e cerchiamo subito le pozze d'acqua più vicine. E' incredibile la quantità di animali che vediamo: zebre, gnu, springbok, kudu, orici, elefanti, giraffe, struzzi, alcefali, dik dik. Sorrido pensando al primo giorno al Kalahari Anib Lodge quando ero tutto contento di aver visto i primi springbok a quattrocento metri da me. E' tardi purtroppo e il sole cala velocemente, abbiamo meno di un'ora prima che chiudano i cancelli. L'ultima pozza che visitiamo ci riserva una bellissima sorpresa. Un piccolo branco di elefanti si sta abbeverando nella pozza, si spruzzano addosso del fango bianco, sembrano quasi elefanti albini con tutto quel fango addosso icamera. Spegnamo il motore della nostra auto e ci godiamo lo spettacolo. Purtroppo il tempo stringe e dobbiamo tornare alla base. Siamo quasi al cancello e vediamo alla nostra destra un gruppetto di tre auto ferme. "Vai più avanti, prova ad inserirti in mezzo a loro e vediamo se riusciamo a capire che hanno visto!" dico io a Steno, ma non ci accorgiamo che quello che stanno guardando è subito alla nostra sinistra, a due metri dalla nostra jeep. Un enorme rinoceronte bianco sta brucando sterpaglia a pochi passi da noi. E' grosso quanto il nostro pickup e il corno sarà lungo quasi un metro icamera. Con timore reverenziale, Steno ingrana la retro e ci allontaniamo un pochetto, sai mai.

Rientriamo alla base giusto prima del tramonto che non facciamo in tempo a vedere perchè dobbiamo montare la tenda e cenare; dobbiamo stare attenti agli sciacalli, che qui sono particolarmente intraprendenti e se non stai attento ti fregano il cibo dal piatto.

Il campsite di Okaukejo è più grande di tutti gli altri in cui siamo stati e c'è anche più gente, per fortuna, siamo fuori stagione e non c'è la ressa.

Mangiamo molto tardi riespetto agli altri giorni, ma ne è valsa la pena. Abbiamo macinato un'infinità di chilometri e siamo davvero alla frutta, questo però non ci impedisce di fare un salto alla waterhole illuminata a pochi passi da noi. La pozza viene illuminata con delle lampade al mercurio per non infastidire gli animali. Tutt'intorno alla pozza un recinto di filo elettrificato per evitare che qualcuno possa andare alla pozza, ma soprattutto per evitare che qualcosa possa scavalcarlo per avere un incontro ravvicinato con quei curiosi esseri a due zampe.

La pozza non è particolarmente affollata: un elefante prima, due coppie di rinoceronti poi e le giraffe per ultime, disturbate da qualche sciacallo. Decidiamo quindi che è ora di andare a dormire.

Ormai sono quasi due settimane che siamo in giro come due zingari e questa volta non sentiamo la sveglia. Fortunatamente quella biologica non è molto in ritardo e quindi siamo al cancello di ingresso al parco una ventina di minuti dopo l'apertura.

Nello stesso posto del giorno prima, all'ombra di una pianta, sonnecchia un giovane maschio di leone, ci fermiamo per le foto e come una prima donna lui si alza, si sgranchische, sbadiglia e zompettando viene verso la nostra auto. Si ferma ad annusare qualcosa per terra e cambia direzione, probabilmente, dentro alla jeep, non siamo prede appetibili icamera. Un paio di chilometri più avanti vedremo una femmina sdraiata nell'erba alta, purtroppo sarà il nostro ultimo incontro con i re della savana icamera.

Ci dirigiamo ad est, la nostra meta è il Namutoni Camp a circa 140 chilometri ad est-nord-est di Okaukuejo.

La strada, tutta sterrata, costeggia il Pan (il lago salato prosciugato) e impone un limite di 60 km/h che non sempre, a causa delle condizioni della carreggiata, riusciremo a tenere. Poco male, le soste lungo la strada saranno molteplici. Sulla via verso Namutoni sono segnate le pozze, naturali e non, dove con molta probabilità potremo vedere gli animali abbeverarsi. Le prime pozze le abbiamo viste il pomeriggio prima, ergo le saltiamo e decidiamo di andare direttamente a Namutoni e fermarci a tutte le pozze che incontreremo sulla strada del ritorno. Non siamo preparati a ciò che vediamo lungo la strada e descrivere certe emozioni è quasi impossibile. Immaginate di essere in mezzo alla savana e di punto in biano un piccolo branco di zebre vi attraversa la strada, vi fermate e aspettate che tutto il branco completi l'attraversamento. Nulla di più sbagliato, rischiate di rimanere in attesa per ore. Centinaia e centinaia di zebre si incolonnano verso una meta che non ci è dato sapere. La carovana si estende a perdita d'occhio e la reflex, con il suo grand'angolo, non riesce a cogliere l'immensità della scena icamera. Decidiamo quindi di procedere a passo d'uomo e prenderci "la precedenza". Poco più avanti non sono le zebre a condurre le redini del gioco, ma sono gli gnu. Non oso immaginare durante il periodo della migrazione cosa possa essere. Non riusciamo a resistere alla tentazione di visitare le pozze più vicine alla strada. Ci si rende conto di essere vicino all'acqua dal numero di animali che d'improvviso popolano il territorio. Lo spettacolo più eterogeneo lo vediamo alla pozza chiamata Chudop Fountain, vicinissima a Namutoni. Ci fermiamo quasi un'ora a contemplare questo paradiso. Centinaia di animali diversi si contendono la poca acqua rimasta e si possono vedere le gerarchie che governano l'accesso alla pozza icamera. Quando arrivano i leoni tutti scappano, questo è quello che ci è stato detto ma che purtroppo non siamo riusciti a vedere. Solo quando i leoni han finito, da veri re, tocca agli elefanti: il maschio alpha guida le danze. Dopo gli elefanti è il turno dei rinoceronti, poi delle iene e a seguire: gnu, kudu, alcefali, springbok, zebre, orici, dik dik, struzzi, sciacalli, facoceri, avvoltoi, altri rapaci e per ultime, le goffe e simpaticissime giraffe. La loro struttura le rende estremamente vulnerabili quando bevono, ergo, arrivano per ultime. Un passo alla volta, uno stop per guardarsi attorno, poi altri due o tre passi, un altro stop. Bere, per loro, è una sfida ogni volta. E' incredibile vedere una singola iena a mollo sulla riva, sonnecchiante e tutt'attorno una folla di ungulati che tenta di abbeverarsi; ad ogni piccolo accenno di movimento da parte della iena, tutti saltano via impauriti icamera. A malincuore lasciamo questo paradiso per recarci a Namutoni, pranzare e riposarci un po'. Al camp facciamo conoscenza con una scatenatissima famigliola di manguste che si rincorre frenetica giocando con qualsiasi cosa gli capiti a tiro icamera.

Dopo pranzo non ci facciamo mancare un gelatino rigenerante, riposiamo qualche minuto e risaliamo in auto per il ritorno.

Il caldo e l'andatura a passo d'uomo non aiutano certo la mia concentrazione alla guida. E' l'ora più calda del giorno e molti animali sono nascosti all'ombra a riposare. Vediamo molti meno animali, il caldo è davvero asfissiante. Sto quasi per addormentarmi alla guida quando finalmente vediamo una piccola area di sosta. Scendo e mi addormento per una ventina di minuti su una panchina all'ombra, a pochi passi dal Pan. Il Pan è una depressione salina al centro del parco, si ritiene che una volta fosse un lago poco profondo alimentato dal fiume Cunene. In seguito il fiume cambiò il proprio corso e la zona mutò in un semi-deserto. Solo nella stagione delle piogge si può vedere il Pan alluvionato.

Non è il nostro caso e il Pan è una gigantesca fornace dal suolo salino screpolato. Più avanti, la strada, ci permetterà di scendere nella depressione. Una desolazione senza fine icamera.

Nel frattempo il sole comincia la sua discesa e questa volta voglio godermi il tramonto alla waterhole, cosa che la sera prima non ero riuscito a fare e quindi rientriamo ad Okaukuejo un'ora prima del calar del sole.

Solito rito del montaggio della tenda, tempo record, in meno di 6 minuti avevamo montato tutto. Sarà l'ultima notte in tenda e la penultima in territorio namibiano.

Mentre ci rechiamo alla pozza incontriamo anche una famigliola di suricati che ha deciso di scavare la propria tana in mezzo ad una piazzola.

Mentre i colori si infiammano, monto il trepiede, non faccio tempo a montare la reflex che vediamo arrivare un branco di oltre quaranta elefanti. Capitanati dal maschio alpha, arrivano lentamente da oriente. Quei pochi springbok che si stavano abbeverando si allontanano e la pozza si svuota. Il grande maschio inizia a bere, beve da solo mentre la carovana di pachidermi lo raggiunge. Solamente dopo che ha finito, entrano in scena tutti gli altri, accerchiano la pozza, i piccoli si tuffano nel centro e si immergono completamente giocando tra di loro e spruzzandosi addosso l'acqua come farebbero dei bimbi al mare. Le loro gingantesche silhouette contrastano un cielo arancione come mai avevo visto prima. Per qualche minuto mi dimentico che sono andato lì per fotografare, perso nei giochi degli elefantini e divertito dalle giraffe che fanno capolino dalle cime degli alberi molto distanti. La pozza di Okaukuejo si è trasformata in una festa di famiglia icamera.

Il maschio alpha decide che è ora di andarsene, e come è arrivato, pian piano, se ne va, verso occidente. La carovana si ricompone e mentre i grandi occupanti se ne vanno, tornano gli altri animali. Il sole è quasi all'orizzonte. Che meraviglia icamera.

Solo dopo che l'ultimo elefante se n'è andato, arrivano le ultime giraffe a specchiarsi nella pozza icamera.

Rimaniamo ancora a lungo, finchè il sole non è completamente tramontato. Stiamo per passare la nostra ultima notte in mezzo alla natura, ci siamo riservati per l'ultima grigliata delle ribbs spettacolari. Dobbiamo anche finire la legna e Steno accende un bracere enorme, che durerà davvero a lungo. Mangiamo la nostra carne famelici e ci sporchiamo fino alle orecchie. Che goduria. Gli sciacalli ci circondano, vedono se possono approfittare di un momento di distrazione per rubarci del cibo, nulla da fare, siamo più bravi noi.

La luna piena che nel Damaraland nasceva appena dopo il tramonto, ora nasce più tardi e ci da la possibilità di ammirare una volta celeste incredibile icamera.

E' ora di andare a dormire, domani sarà l'ultimo giorno di trasferimento: direzione Windhoek, ma non prima di esserci fermati al Cheetah Conservation Fund.

Nel rispetto della direttiva 2009/136/CE ti informiamo che questo sito utilizza cookie propri tecnici e di terze parti per consentirti una migliore navigazione ed un corretto funzionamento delle pagine web.
Se proseguo nella navigazione, cliccando su un qualunque elemento posto all’esterno di questo banner, acconsento all’installazione dei cookies.

 

This site uses cookies. By continuing to browse the site, you are agreeing to our use of cookies.