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E´morto il Re! Viva il Re!

Dopo un volo di circa sei ore atterriamo all'aeroporto internazionale di Dubai, si gioca il secondo posto al mondo per dimensioni e traffico insieme a quello di Pechino, battuti solo da quello di Atlanta (Georgia, USA).

Atterriamo al Terminal B e appena atterrati già ci fanno fare un security check. A che serve mi chiedo? Sono appena sceso da un aereo, mi fai fare venti metri e mi rifai un security check? Come mi sarei mai potuto procurare esplosivi, armi, droga ecc. in venti metri senza poter uscire dall'aeroporto?

Misteri della Fede.

Questo aeroporto è davvero immenso, per raggiungere il terminal A (da dove sarebbe partito il nostro volo per Bangkok) ci abbiamo messo circa un quarto d'ora usando il veloce trenino interno.

Giunti al nostro Gate incontriamo i ragazzi che sono partiti da Roma, manca solo Alessandro che, partito direttamente dalla Germania, ci sta già aspettando nel nostro Hotel di Bangkok.

È già mattino inoltrato a Dubai e quindi cerchiamo un posto dove fare colazione. Vicino al nostro gate c'è un posto che sembra fare al caso nostro. Ci mettiamo in fila e sgraniamo gli occhi davanti ai prezzi: questi si sono totalmente rincoglioniti. Un cappuccino e una brioche 15$. Purtroppo questo c'era e noi non avevamo voglia di girare a cercare qualcosa a minor prezzo anche perchè credo non lo avremmo trovato.

Il cappuccino era buono e la brioche anche, ho cercato di assaporare ogni singolo morso e ogni singolo sorso: la colazione più cara della mia vita, contando che non ci siamo ammazzati di Saint Honorè preparata dallo Chef stellato di turno, ma abbiamo preso una semplicissima brioche scongelata e un fottutissimo cappuccino.

Ecco come ci fanno pagare il calo petrolio.

Vista la bastonata appena presa, ho desistito nel cercare dei sigari al duty free e ho fatto male, più avanti, verso la fine del viaggio, spiegherò il perchè.

Saliamo sul secondo A380-800, pure migliore del primo, con la parte multimediale più nuova, schermi più belli e prese USB ovunque. Su questo volo finisco di vedere il film Suicide Squad che avevo iniziato a vedere sul primo volo e la cui visione è durata tipo 10 minuti, dopodichè mi ero addormentato per risvegliarmi solo in fase di atterraggio. Suicide Squad è film pessimo che aveo già visto al cinema ma, per Margot Robbie, si fa questo ed altro. Stavolta riesco quasi a finirlo, ma la stanchezza vince ancora una volta e mi risveglio con l'annuncio del pilota che dice che in quaranta minuti saremmo atterrati a Bangkok. Fortunatamente, prima di addormentarmi, ero riuscito a compilare il foglio per il visto thailandese.

Scesi dal gigantesco aereo dobbiamo passare sia il controllo passaporti e ritirare i bagagli. Come pattuito, all'uscita dall'aeroporto, c'era una persona ad aspettarci con il cartello "Roberto - Avventure Nel Mondo".

Appena usciamo all'esterno un'ondata di calore e umidità ci travolge. Sono circa le otto di sera e ci sono 35° con il 98% di umidità. Il beve tragitto per arrivare al minibus ci mette a dura prova, in meno di cinque minuti siamo sudati fradici. Carichiamo gli zaini e vado per sedermi davanti, solo che mi ritrovo al posto di guida; in Thailandia hanno la guida a sinistra, come in Inghilterra e in molti alri Paesi del mondo.

Bangkok, secondo Wikipedia, è la città più trafficata al mondo e non ci vorrà molto per scoprirlo. Fortunatamente il nostro tragitto fino all'albergo sarà qusi tutto sulle nuove autostrade sopraelevate di recente costruzione. Enormi cartelli pubblicitari, lunghi anche cento metri, ci accompagnano per tutta la prima parte del percorso. Impossibile non notare il numero infinito di necrologi sparsi per la città; recentemente (13 ottobre 2016) è venuto a mancare "Il più grande dei Re" thailandesi: Bhumibol Adulyadei, conosciuto anche come Rama IX. È stato il più longevo dei re della Thailandia, ed anche uno dei più ben voluti, se non addirittura quello a cui i thailandesi erano più affezionati. Il suo regno è durato più di 66 anni, da quando, il 5 maggio del 1950 venne incoronato dopo che il suo predecessore e fratello maggiore, Rama VIII, morì nella sua stanza in circostanze poco chiare, dopo soli undici anni di regno.

Anche se è stato un monarca costituzionale, è spesso intervenuto in questioni politiche molto delicate, come il passaggio alla democrazia nel 1990 oppure quando usò la sua influenza per bloccare due colpi di stato, non riconoscendo l'autorità dei generali che li avevano promossi. Era un uomo colto e pure un ottimo muscisita jazz.

In Thailandia, il Re, è legalmente considerato "inviolabile" e l'offesa alla dignità del monarca (la lesa maestà) è punita con pene che possono arrivare fino a quindici anni di carcere.

La sua morte è stato un duro colpo per il thailandesi, il lutto è visibile in ogni angolo del Paese: necrologi di ogni dimensione appesi fuori da ogni esercizio pubblico e privato, nastri bianchi e neri ad ornare le sue foto. Per un lungo periodo molti templi sono stati chiusi, il palazzo reale non era più accessibile, persino le insegne del quartiere a luci rosse di Bangkok si sono spente. Il nero diventò il colore predominante. I vestiti di colore nero diventarono introvabili se non a prezzi folli e la gente che vestiva con colori accesi, spesso, veniva additata come poco rispettosa. La fase intensa del lutto è durata circa un mese, noi, dopo circa tre mesi dalla morte, siamo riusciti ad entrare in tutti i templi e anche nel palazzo reale. Molta gente comunque è ancora in lutto nonostante il successore sia già stato incoronato il primo dicembre 2016.

Arrivati allo Swan Hotel, abbiamo subito incontrato Alessandro che ci stava aspettando. Prendiamo velocemente le stanze e ci facciamo una doccia veloce perchè l'eccitazione di visitare la città è tanta.

Mi incontro con il referente locale il quale mi fa subito salire a bordo del suo motorino per andare a cambiare i soldi in un Money-Change poco distante; inizia così la mia vacanza da thailandese. A Bangkok, i locali, si muovono per lo più con i motorini che sono i mezzi migliori per muoversi in quel traffico infernale.

La prima cosa che visitiamo è lo Sky Bar Lebua presso la State Tower che si trova ad un tiro di schioppo dal nostro hotel. Secondo quanto letto nelle guide, il dress code è preso seriamente; per i ragazzi obbligatori pantaloni lunghi e scarpe chiuse (anche da tennis vanno bene), per le ragazze vestitino e tacco. Visto che il tacco ci sembrava troppo, abbiamo chiesto e ci hanno detto che un sandalo elegante e basso è più che sufficiente.

Tramite un ascensore saliamo fino al 68esimo piano del grattacielo e ad accoglierci ci sono le hostess che ci indicano la direzione da prendere per uscire in terrazza. Il posto è molto elegante e la vista sulla città è suggestiva. Un gruppo jazz si sta esibendo in uno degli standard più famosi "Autumn Leaves" e devo dire che sono molto bravi. Scendendo le scale per raggiungere il banco bar passiamo a fianco ad un piccolo ristorante con una decina di tavoli. C'è molta gente al bar, sono quasi tutti turisti e la lingua che va per la maggiore è ovviamente l'inglese. Tocca il nostro turno per l'ordinazione e ci accorgiamo che i prezzi non sono certamente popolari, tantomeno per la Thailandia. Un gin tonic (per altro molto buono) costa 360Thb (Thailand Baht, la moneta locale) che corrispondono più o meno a 10€.

Il gruppo è al completo e tra una discussione sul cosa vedremo e una sulle prime impressioni della città ci accorgiamo che abbiamo fatto molto tardi, sono quasi le undici di sera e non abbiamo ancora cenato.

Cerchiamo di raggiungere chinatown che sulla mappa era data come vicina, peccato che ormai fosse tutto chiuso, di aperto abbiamo visto solo un Mc Donald's e un KFC. La stanchezza si fa sentire e leggo la mappa al contrario, ci siamo allontanati da chinatown. Torniamo indietro e vediamo che ormai è tutto chiuso però la fame è tanta.

Chiediamo ad un autista di Tuk-Tuk (tipico taxi a tre ruote usato per lo più nel sudest asiatico) dove avremmo potuto mangiare qualcosa a quest'ora. Ci dice che conosce un ottimo ristorante e noi, accecati dalla fame, accettiamo senza discutere. L'autista chiama altri due sue colleghi e per la prima volta salgo su questo pittoresco mezzo a tre ruote.

Arriviamo al ristorante e vediamo che è un ristorante cinese, poco male, avrei mangiato qualsiasi cosa. Chiediamo ai Tuk-Tuk se ci possono aspettare per il tragitto di ritorno e acconsentono senza tanti problemi, poi capiremo il perchè.

Vista l'ora, siamo gli unici avventori; ci portano i menu e ordiniamo. Il pesce servito non era male, così come i vari antipasti fritti tra cui Spring Rolls e patatine fritte. Il riso che accompagna i piatti di portata è sempre abbondante e buono.

Circa a metà cena, Cristina, complice il caldo e la sua pressione bassa, non si sente molto bene e preferisce tornare in albergo; non la lascio andare da sola, avevo mangiato abbastanza e quindi sono tornato con lei con il Tuk-Tuk. Avevamo già fatto cassa comune per cui non mi sono preoccupato della spesa.

Arriviamo in albergo e subito mi accorgo che il climatizzatore della mia stanza era rotto, non faceva scendere la temperatura sotto i 30°.

Nonostante fossi stanco dal viaggio ho dormito pochissimo causa il caldo infernale. La mattina dopo, a colazione, mi dicono della bella sorpresa ricevuta a cena.

I prezzi esposti nel menù erano a peso, solo che, ovviamente, era scritto in cinese e in thailandese, non in inglese.

Giuseppe (il cassiere) mi da così il buongiorno: "Sai quanto ci è costato lo scherzetto ieri sera? L'equivalente di 50€". "Beh, visto che eravamo in 13, non è tantissimo, anzi, visto quello che abbiamo mangiato, mi pare più che onesto" rispondo ingenuamente. "Non hai capito, 50€ a testa!".

Porcaputtana che legnata, praticamente ci è volato un settimo della cassa comune prevista con una singola cena.

Scendo a fare colazione che ho ancora un sonno porco, sono più lento di un bradipo sotto narcotici ma riesco nell'intento di mangiare, docciarmi, sistemare gli zaini e scendere in tempo per la partenza.

Abbiamo due pullmini i quali ci porteranno al mercato galleggiante di Damnoen Saduak. Il villaggio dista circa un centinaio di chilometri dal nostro albergo solo che ci metteremo quasi due ore a raggiungerlo. Non a caso, Bangkok, è la città più trafficata al mondo.

Attraversando il centro, prima di immetterci sull'autostrada, la definizione che abbiamo di "traffico congestionato" assume altre forme che arrivano da una realtà che non ci appartiene. Solo per attraversare il chilometro di chinatown ci mettiamo quarantacinque minuti abbondanti. A piedi ci avremmo messo molto di meno. Il quantitativo di scooter, motorette e Tuk-Tuk che affollano le strade è impressionante. Soprattutto gli scooter si infilano in ogni pertugio possibile avvisando della loro presenza con insistenti avvisi di clacson. Inoltre, per questi mezzi, sembra non esistere il codice della strada: inversioni a U, cambi di corsia, percorrenze contromano. Credo che "La Grande Mietitrice" possa aver preso residenza da queste parti e infatti la Thailandia è attualmente sul terzo gradino del podio per quanto riguarda il numero di morti per incidenti stradali.

Una volta attraversato il caotico centro di Bangkok ci immettiamo su una delle nuove autostrade sopraelevate e meno trafficate. Ci rendiamo sempre più conto di quanto il popolo thailandese dia importanza al lutto che durerà fino ad agosto 2017. Ci sono più necrologi che cartelloni pubblicitari.

È la prima giornata intera del nostro viaggio e siamo molto carichi. Raggiunti i canali del mercato galleggiante contrattiamo per avere tre barche. Possiamo scegliere tra le tradizionali a remi o le più "moderne" a motore. Visto il poco tempo a nostra disposizione (sarà una delle cose ricorrenti del viaggio) optiamo per tre barche a motore.

Le piccole lance coperte si muovono veloci in un primo tratto di canali, poi, arrivati nel centro del mercato galleggiante, spengono i motori ed avanzano usando un unico remo. Sembra una piccola Venezia, ma molto più intasata, un mix tra Venezia e Bangkok. I canali, al centro del mercato, sono più larghi perchè fanno posto sia alle bancarelle situate lungo le sponde, sia alle lance scoperte utilizzate come bancarelle ambulanti. Vendono di tutto: frutta, souvenir, cibo thailandese cotto direttamente a bordo delle barchette, dipinti, bigiotteria, bibite e chi più ne ha più ne metta. Alcuni, per pochi baht, fanno accarezzare enormi pitoni, boa albini e dei dolcissimi slow loris (clicca). In alcuni punti l'ingorgo è tale da obbligare le piccole imbarcazioni ad avanzare spingendosi reciprocamente. Approfittiamo della situazione comprando delle banane. Rispetto alle banane che troviamo sulle bancarelle dei nostri mercati e supermercati, queste, sono piccole, di circa 10cm di lunghezza, con una buccia sottile di un giallo slavato. Difficile descriverene la bontà; sa di banana indubbiamente, ma il sapore è più delicato ed è molto più dolce. Dopo circa un'ora passata a spingere la piccola lancia usando le altre come appoggio, ci dirigiamo in una parte meno trafficata del mercato. Vengono riaccesi i motori (sicuramente euro 6) che, con un baccano assordante, ci fanno terminare il giro. La prima esperienza con le realtà locali e così diverse dalla nostra ci è piaciuta tantissimo; chi ben comincia...

Vicino al floating market, sulla via del ritorno, c'è una cittadina chiamata Mae Klong, famosa in tutto il mondo per il suo mercato; un mercato molto particolare che si estende lungo la tratta ferroviaria Bangkok-Mae Klong. La particolarità risiede nel fatto che il mercato non è solamente rilegato ai bordi dei binari, ma è proprio sui binari. Ogni trenta minuti il treno percorre la sua tratta passando in mezzo al mercato. Al suono del fischietto del ferroviere, tutti i mercatari spostano velocemente le loro cose dai binari all'interno delle loro tende. Essendo un mercato coperto, anche le tende vengono velocemente smontate per permettere il passaggio dei vagoni. Sinceramente mi immaginavo un trenino che passava in mezzo al mercato, non un vero e proprio treno passeggeri (clicca). Alcuni prodotti rimangono lungo i binari, e il treno vi passa letteralmente sopra. Lento, arriva sfiorando tende, merci e ovviamente persone. Una volta passato, con la stessa velocità con cui le merci sono state levate e le tende smontate, tutto torna come prima. L'odore di pesce essiccato è fortissimo e domina su tutti gli altri odori; per i locali, la pelle di pesce essiccata è una prelibatezza.

Dopo aver assistito a questo curioso evento, risaliamo sui due pullmini e torniamo a Bangkok perchè vorremmo visitare sia il Grande Palazzo Reale che il Wat Pho, il tempio del Buddha sdraiato.

Causa traffico congestionato (sai che novità) arrivamo nel centro di Bangkok che è davvero tardi, Non riusciremo a vedere entrambe le cose per cui decidiamo di visitare il palazzo reale con i suoi bellissimi templi.

Dopo una corsa per prendere i biglietti, riusciamo a pelo ad entrare, i cancelli chiudono alle 16:00. Per poter entrare è necessario indossare un abbigliamento adeguato che consiste in pantaloni lunghi e maglietta a maniche corte per gli uomini, gonna lunga o pantaloni lunghi e maglietta maniche corte per le donne. Il simbolo del Buddha va rispettato per cui, all'interno dei templi, bisogna togliersi le scarpe. Essendo simbolo sacro, eventuali tatuaggi raffiguranti il Buddah vanno assolutamente coperti, pena l'immediata espulsione dal Paese.

All'interno del palazzo reale c'è tantissima gente, per lo più turisti locali che, a causa del lutto in corso, hanno preso d'assalto i vari templi.

È un caleidoscopio di colori quello che ci si presenta ogni volta che si entra in un tempio, l'oro, però, è il colore dominante. A parte l'oro, non c'è una vera e propria regola di accostamento di colori, anche nei simboli religiosi stessi; tutti accostamenti per lo più casuali, colori accesi a tinte sgargianti, quello che dal mio punto di vista è un fortissimo "disagio cromatico". Tra i vari templi dedicati al Buddha, ce n'è uno in particolare che attira tutti i turisti: il Wat Phra Kaew, ovvero il Buddha di Smeraldo (clicca). Si tratta di una piccola statuetta di giada raffigurante il Buddha, ricoperto da vesti dorate. Secondo una leggenda, il Buddha di Smeraldo, fu eseguito in India il 42 a.C. dove vi rimase per crica 300 anni prima di essere portato in Sri Lanka per salvarlo dalla guerra civile. Nel 457 venne richiesto dal re di Birmania per promuovere il Buddhismo Theravada nel suo Paese. La richiesta fu accolta ma durante il trasporto la nave naufragò e la statuetta approdò in terra Khmer (Cambogia). Quando nel 1353 i Siamesi conquistarono Angkor, il Buddha venne trasferito prima ad Ayutthaya, poi a Kamphaeng Phet, in Laos e per finire a Chiang Rai, dove il re lo nascose. Secondo alcuni storici d'arte, invece, la statuetta viene attribuita al XV secolo, eseguito a Chiang Rai e solo successivamente portato a Bangkok dove risiedeva il re.

Il Buddha è in pietra e ha tre vesti dorate che vengono cambiate dal re in persona tre volte l'anno il primo giorno di luna calante del 4°, 8° e 12° mese lunare; praticamente a marzo, luglio e novembre, quando cambiano le stagioni in Thailandia.

Rispetto a tutti gli altri Buddha, questo, è davvero piccolino e posizionato su una specie di trono. Si fatica a vederlo visto che è tenuto a debita distanza dai turisti ma la sala dove è sistemato è fortemente sorvegliata e non si possono fare foto. Il Buddha di Smeraldo è la statua più venerata nel Buddhismo Theravada.

Prima di uscire dal palazzo reale assistiamo anche al cambio della guardia, una cerimonia molto breve, almeno rispetto ai cambi della guardia a cui ho assistito in giro per il mondo.

Siamo ormai al tramonto e non riusciamo, come previsto, ad andare a visitare il Buddha sdraiato. Dobbiamo andare alla stazione dei treni da dove partirà il nostro treno notturno con cuccette diretto a Chiang Mai.

Abbiamo tempo per mangiare qualcosa, alcuni si recano al 7/eleven altri, come me, vanno alla tavola calda della stazione. Per l'equivalente di 3€ mangio un Pad Thai eccezionale.

Finalmente il nostro treno arriva al binario ma prima di salire andiamo a prendere qualche birra che, solo dopo averla comprata, ci accorgiamo di non poter portare sul treno; è vietato il consumo di alcolici sul treno. Poco male, è vietato il consumo, ma non il trasporto.

Abbiamo a disposizione due intere carrozze, saliamo sulla prima e notiamo che ci sono alcune persone sedute nei nostri posti. Probabilmente hanno sbagliato carrozza. Facciamo loro vedere i nostri biglietti e con nostra sorpresa vediamo che anche loro hanno dei biglietti per quei posti; la carrozza è quella giusta. Chiamiamo il controllore che, meravigliato, cerca di capire come sia stato possibile incorrere nell'errore. Nel frattempo, i ragazzi dell'altra carrozza, non sono ancora saliti, ci raggiungono e dal labbiale di Giulia leggo: "La nostra carrozza non esiste!". Come non esiste? Chiediamo al controllore che fine abbia fatto e a questo punto scopriamo l'inghippo.

Il nostro referente ha prenotato si il treno per il 27; ma per il mese di gennaio e non dicembre.

Visto che ormai manca qualche minuto alla partenza vediamo se è possibile prendere altri biglietti per il treno e poi farci rimborsare dal referente quelli errati. Purtroppo il treno è pieno, anche quello dopo.

Chiamo al volo il referente che si precipita in stazione scusandosi promettendoci che risolverà la questione.

È di parola e meno di un'ora dopo siamo a bordo di un pullman di linea a due piani. Ci rimborserà la differenza.

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