user_mobilelogo

RSS Feed

Dal Blog

09 February 2017
Tecnologia
Grazie all'opzione Next che ho stipulato con TIM poco più di un anno fa sono potuto passare, dopo un...
1611 Hits
09 February 2016
Tecnologia
Torno sui miei passi.Non è trascorso nemmeno un anno da quando tentai il passaggio da iOS ad Android...
1996 Hits
25 January 2016
Fotografia
Viaggi
Tecnologia
Una delle cose che mi preme maggiormente quando sono in viaggio è sicuramente il backup delle foto e...
1274 Hits

Latest Events

No events

Verso sud

Lasciata Sukhothai di buon'ora continuiamo la nostra marcia verso sud. Ci vogliono ben cinque ore di pullmino per raggiungere la provincia di Lopburi. Grazie a Spotify lo smartphone può accompagnarmi nei lunghi trasferimenti, quando tutti dormono e tu non hai sonno, guardi fuori dal finestrino e il mondo ti passa accanto. Ogni canzone della playlist suscita emozioni diverse, Luke Bryan con la sua Roller Coaster capita al momento giusto, dopo che hai percorso tanti chilometri attraversando risaie che si estendono a perdita d'occhio, arrivi nei piccoli centri abitati che sorgono lungo la strada principale e il traffico aumenta. Focalizzo la mia attenzione su una persona alla volta, dove starà andando? Quali pensieri gli stanno affollando la mente? Poi faccio la stessa cosa col successivo, e ancora e ancora; la probabilità di rivedere quelle persone in futuro è praticamente nulla e solo per una combinazione di avvenimenti le nostre strade si sono incontrate e hanno viaggiato parallele per qualche secondo. Essere consapevole di essere lontanissimo da casa e vivere un'esperienza che rimarrà impressa nella mia mente per sempre è una cosa che adoro e, soprattutto in un viaggio di gruppo come questo, i pochi momenti che posso tenere tutti per me li assaporo fino in fondo. Da oggi in poi, quando sentirò quella canzone, mi torneranno in mente i ricordi di questo viaggio, il caldo soffocante, i paesaggi lontani da quelli che conosciamo, la cordialità del popolo asiatico e, ovviamente, i miei compagni di viaggio. Diana Krall con la sua bellissima cover di Desperado degli Eagles fa da colonna sonora agli ultimi chilometri prima di arrivare al tempio Phra Prang Sam Yot, detto anche "tempio delle scimmie".

Gli auricolari a cancellazione di rumore aumentano lo shock del ritorno al presente una volta che li togli. Ho passato le ultime due ore nel totale silenzio, accompagnato solo dalla musica, il rumore del motore, così come le voci dei miei compagni erano totalmente azzerati. È un pò come svegliarsi nel mezzo di un sogno, ci si mette qualche secondo a ricollocarsi nel tempo e nello spazio.

La luce è accecante, fa un caldo fottuto e c'é un'afa atroce. Il tempio delle scimmie si trova ad ovest del piccolo centro di Tha Hin, attaccato alla stazione ferroviaria e circondato da edifici di epoca contemporanea. Una specie di oasi induista all'interno di una piccola cittadina buddhista. Il Phra Prang Sam Yot è un antico tempio induista costruito in stile Khmer, è costituito da tre prang (torri) collegate tra loro tramite un corridoio interno. La singolarità del tempio è la folta colonia di qualche centinaio di macachi che lo popolano. L'ingresso al tempio è gratuto, ma credo solo perchè è il primo gennaio, infatti, una biglietteria c'è ma è chiusa. Appena entrati nel cortile che circonda il tempio ci si rende conto che queste scimmiette pestifere sono un boato. Le vedi arrampicarsi sui muri del tempio, passeggiare tra la gente, elemosinare cibo e acqua. Sono moleste, non ci pensano due volte a salirti sulle gambe per raggiungere la tua testa, fotterti gli occhiali da sole, forcine per capelli, orecchini, rovistarti nello zaino, rubarti l'acqua, tappi degli obettivi della macchina fotografica ecc.

Ste stronze però con me hanno avuto vita difficile, non avevo nulla a portata delle loro sudice zampine e lo zaino lo avevo chiuso col lucchetto, aprite questo, merdose. Devo dire però che sono anche simpatiche quando non tentano di rapinarti. Fondamentalmente non c'é pericolo; ad essere onesto un piccolo pericolo c'è: se per qualsiasi motivo, una di queste pesti dovesse mordermi, dovrei correre all'ospedale più vicino e farmi fare una puntura antirabbica; cosa che comporterebbe un elevato dispendio di tempo nella giornata. Fortunatamente nessuno di noi è stato morso (anche se sono cose che capitano di rado) e ci siamo potuti divertire con i piccoli macachi.

Anche il tempio non è male, anche se è solo un piccolo antipasto di quello che avremo visto più avanti.

Spostandoci ancora più a sud raggiungiamo Ayutthaya e, come suggerito dal nostro referente, decidiamo di noleggiare una barca tutta per noi. La città sorge su un'isola alla confluenza di tre fiumi e si trova a soli 70km a nord di Bangkok. Nella città ci sono tantissimi templi e un modo particolare per girarla è con la barca visto che l'isola è attraversata da numerosi canali che collegano i fiumi. Vedremo solo tre templi, il tempo, aihmè, è tiranno. I primi due non sono nulla di che, mi spiego: dopo una settimana a visitare templi, ormai, è difficile che qualcosa attiri in modo particolare la nostra attenzione. Il primo tempio che visitiamo è il Wat Phanan Choeng, famoso per contenere una statua del Buddha alta 19 metri. Il tempio è talmente pieno che non riusciamo nemmeno ad avvicinarci alla stanza del Buddha. Il secondo che abbiamo visitato è il Wat Putthai Sawan, nulla di che. Per ultimo visitiamo il Wat Chaiwatthanaram, risalente al 1630 è uno dei più bei templi della Thailandia. Abbiamo la fortuna di visitarlo al tramonto e c'è pure poca gente (clicca).

Passeremo la notte a Kanchanaburi, un piccolo paese attraversato dal famoso fiume Kwai.

La Sugar Cane Rafting House è dotata di stanze posizionate su palaffitte proprio sul fiume Kwai. Anche se la location è molto suggestiva, le stanze sono le peggiori in cui abbiamo soggiornato in tutto il viaggio. Sono molto sporche, non hanno le lenzuola ed eviterei di fare la prova del luminol visto che Kanchanaburi, con le sue guesthouse, è una città che sopravvive solo grazie al turismo sessuale. Ceniamo in un pub molto "occidentale", dai prezzi quasi occidentali, però devo dire che si è mangiato discretamente bene.

Fondamentalmente siamo a Kanchanaburi solo perchè vicino al Parco Nazionale di Erawan.

A cena decidiamo che il giorno dopo ci saremo separati in due gruppi. Il primo gruppo decide di non andare ad Erawan, ma preferisce tornare direttamente a Bangkok e visitare il Wat Po (Buddha sdraiato) e fare altre attività che non avevamo avuto il tempo di fare il primo giorno di permanenza nella capitale. Effettivamente, di Bangkok, non avevamo visto nulla.

Io decido di seguire il secondo gruppo, la voglia di staccare e fare qualcosa di diverso ha prevalso; per cui il mattino dopo ero sul pullmino per Erawan.

Il parco è famoso per la sua passeggiata lungo le cascate che si dividono in sette livelli diversi. Una volta entrati decidiamo di raggiungere direttamente il settimo livello per poi scendere, fare foto e qualche bagno. Il percorso di circa due chilometri e mezzo si inerpica fiancheggiando la riva destra del torrente che a sua volta è immerso nella giungla. L'umidità, per quanto possibile, è ancora più intensa, si suda stando fermi, figurarsi scarpinando per raggiungere il livello più alto.

Arriviamo al livello più alto dopo circa un'ora di cammino, bagnati fradici. Ora possiamo fare qualche foto e tornare sui nostri passi, scegliendo il posto più bello dove fare il meritato bagnetto. Le cascate offrono degli ottimi scorci per delle belle foto e il tempo passa veloce. Al nostro autista avevamo detto che saremmo stati nel parco circa due ore. Due ore che sono già passate e dobbiamo ancora farci il bagno. Finalmente troviamo il posto giusto, ci leviamo le scarpe, magliette e ci tuffiamo in acqua. L'acqua è fresca ma non fredda per cui è un sollievo stare in ammollo. Mi prende un colpo quando sento un'orda di pesci che mi aggredisce per cibarsi della mia pelle morta, non fanno male, fanno un sacco di solletico, soprattutto sui piedi. C'è gente che paga per farsi fare la pedicure dai pescetti nei centri estetici, qui è completamente gratis. Ci rilassiamo nel bellissimo specchio d'acqua risalendo la piccola cascata e facendo un paio di tuffi. Sono passate quasi tre ore, l'autista ci avrà maledetti.

Usciamo dall'acqua e ci rivestiamo, il sollievo dura fino alla fine del sentiero, arrivati a valle crepiamo nuovamente dal caldo. Chiediemo scusa all'autista per il ritardo, ma dobbiamo mangiare e prendiamo qualcosa al volo ai vari banchetti che ci sono vicino al parcheggio. Il mio pranzo sarà a base di frutta fresca, con tutto quello che ho sudato mi sfondo di anguria temendo di dovermi fermare spesso nella via del ritorno per le soste idrauliche.

Finalmente risaliamo sul pullmino, direzione Bangkok.

Peccato che becchiamo il rientro in città di tutta la gente che torna dalle ferie e per fare 200 chilometri ci impieghiamo circa sei ore.

Arriviamo in albergo che sono le otto di sera circa, tempo di una doccia e siamo già alla ricerca di un ristorante per la cena. Siamo tutti abbastanza stufi del cibo thai (anche se non è male) e ci fiondiamo dentro ad un ristorante italiano che risulterà essere assai buono. Mi mangio una pizza onesta, meglio di alcune mangiate in Italia.

Appena finito di mangiare mi fiondo in albergo, sveglia presto l'indomani, alle 7:00 abbiamo il pick-up per il secondo aeroporto di Bangkok, dobbiamo prendere il volo per la Cambogia; Angkor, stiamo arrivando.

Nel rispetto della direttiva 2009/136/CE ti informiamo che questo sito utilizza cookie propri tecnici e di terze parti per consentirti una migliore navigazione ed un corretto funzionamento delle pagine web.
Se proseguo nella navigazione, cliccando su un qualunque elemento posto all’esterno di questo banner, acconsento all’installazione dei cookies.

 

This site uses cookies. By continuing to browse the site, you are agreeing to our use of cookies.