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Le Highlands

Nr. Giorno Data Tappa Distanze in Km Tempi di percorrenza
7 30/08/2018 Hlíd Hostel Reykjahlíð – Dreki Askja 161 3h 16‘

 

Da A Strade Km Tempi Soste
Hlíd Hostel Dreki Askja N1+F905+F910 161 3h 16’ Tutta la giornata

Trekking ai due laghi.

Askja (Lago Öskjuvatn) Askja (Lago Víti)

   

Pernottamento GIORNO 7 – 30 AGOSTO:

Dreki Hut

Location: 65°02.503N - 16°35.690W (map datum: WGS 84). 780m
Contatti FFA: e-mail:

Tel.: +354 462-2720

PRENOTAZIONE FATTO ROBERTO

day7

Askja, insieme al Landmannalaugar, è uno dei motivi principali per cui sono voluto venire in Islanda. Askja è una zona delle highlands che comprende il grande lago Oskjuvatn e il piccolo lago di acqua termale chiamato Víti.

Raggiungere Askja non è affatto semplice e il tragitto è quella cosa che, se riesce, rende tutto il viaggio ancora più bello.

Per raggiungere Askja dal Mývatn ci sono fondamentalmente due strade. La prima, più breve, parte dalla N1 pochi chilometri ad est del Mývatn e scende verso sud, direttamente ad Askja; è la F88 che però ha due grossi torrenti da guadare. Troppo profondi per la nostra Duster che rischierebbe di aspirare acqua e fermarsi inesorabilmente dentro il torrente. E' un rischio che non vogliamo correre per cui decidiamo di percorrere la N1 per circa 80km verso est fino ad incrociare la F905 e successivamente la F910. Così facendo ci allunghiamo di molto la strada ma i guadi da attraversare sono sempre due ma dovrebbero essere attraversabili anche dalla Duster. Ho usato il condizionale non a caso. Il livello dei torrenti dipende dalle condizioni climatiche. Se ad esempio il giorno prima avesse piovuto molto forse i torrenti non sarebbero stati attraversabili dalla Duster. Per quello avevamo chiesto una Jimny, che sarà sicuramente più scomoda, ma decisamente più affidabile in certi frangenti. Alla fine però ci va bene. Appena entrati nella F905 ci fermiamo al piccolo paese di Modhrudalur per chiedere informazioni ai rangers sulla percorribilità delle strada per Askja. Ci dicono che siamo fortunati, i torrenti sono guadabili e non è prevista pioggia per qualche giorno. Senza perdere troppo tempo ci rimettiamo in marcia e la strada che percorreremo sarà, dal mio punto di vista, la strada più bella che abbia mai percorso in vita mia.

Il paesaggio che ti circonda è quando di più inospitale mi sia capitato di vedere, la lingua di strada sterrata continua a cambiare di consistenza, colori e difficoltà. Da un semplice sterrato con qualche buca si passa a dei veri e propri campi minati con voragini assolutamente da evitare, pena dei sobbalzi che nemmeno alle giostre sul Tagadà.

Di punto in bianco il tracciato scompare, di fronte non c'è più lo sterrato ma una colata lavica e la strada sembra termirare proprio contro di essa. Ci avviciniamo a passo d'uomo finchè non vediamo dei paletti di legno che servono per indicare la carreggiata: la strada continua sulle colate formate per lo più da rocce levigate ma bisogna stare molto attenti perchè ogni tanto spuntano delle rocce taglienti su cui è meglio evitare di salire con le gomme. I lunghi rettilinei si trasformano in curve strettissime che seguono improbabili percorsi attraverso le colate.

Poi, d'improvviso la sabbia, la macchina tende a galleggiare ed ad andare alla deriva seguendo i solchi delle vetture che ci hanno preceduto, fermarsi vorrebbe dire insabbiarsi.

Poi il primo guado. Non avevo mai guadato un torrente in vita mia e devo dire che ero parecchio agitato. Avevo visto decine di video su YouTube, avevo chiesto ad amici esperti che guidano 4x4 tutti i giorni, avevo anche chiesto ai Rangers, ma finchè non provi non puoi capire.

La regola numero uno per guadare un torrente è farlo dove l'acqua è più bassa, per capirlo ci sono due modi. Il primo è a vista, senza scendere dalla vettura: dove l'acqua è calma allora è più profonda, dove l'acqua forma delle increspature sulla superficie allora è meno profonda. Il secondo modo è scendendo dalla macchina e attraversando a piedi il torrente, solo così ci si può rendere conto al 100% di quanto sia profonda l'acqua. Si tratta ovviamente di torrenti di formazione glaciale, avete idea di quanto possano essere freddi?

La seconda regola è quella di affrontare il guado formando un arco durante la percorrenza, la vettura deve essere esposta di fianco alla corrente per il minor tempo possibile.

Avevamo messo in conto entrambi la possibilità che la nostra Duster non ce la facesse col rischio di dover chiamare i soccorsi per farci tirare fuori, pagando ovviamente uno sproposito tra soccorso e danni alla vettura: nessua assicurazione copre i danni dovuti ai guadi.

Avessimo avuto la Jimny mi sarei comportato in questo modo: mi sarei fermato subito prima del guado, avrei bloccato il differenziale centrale, avrei innestato la seconda ridotta e avrei affrontato il guado a passo d'uomo senza mai fermarmi.

Purtroppo abbiamo la Duster e allora: mi fermo poco prima del guado, controllo che il selettore della trazione sia bloccato su 4x4, inserisco la prima, lascio la frinzione e tengo un filo di gas; ah si, prego! Lentamente la Duster attraversa il corso d'acqua facendole formare un arco durante la percorrenza. La macchina sobbalza parecchio, il fondo del torrente non è fatto di terra battuta ma da grosse pietre che si assestano durante il passaggio. Appena messo il muso della Duster nell'acqua sto attento che non si formi un'onda che possa superare il cofano, il rischio di aspirare acqua al posto dell'aria è alto. Dieci secondi dopo il guado di circa 40cm era stato superato.

Sarà una stupidata ma posso assicurare che alla fine avevo un sorriso ebete stampato in volto e non vedevo l'ora di affrontare il secondo.

Il secondo guado era più breve ma più profondo; ciononostante è stato superato con successo.

Gli oltre 100Km di sterrato che ci portano al rifugio Dreki (clicca) necessitano di circa tre ore per essere percorsi; tutto è andato per il meglio, non abbiamo forato e non ci siamo piantati nei guadi. Ammetto che la concentrazione necessaria per guidare su quelle strade è decisamente elevata, più di quanto non mi fosse mai capitato prima. Il premio lo si ha semplicemente guardando attraverso il parabrezza e i finestrini. Spazi infiniti di terra nera e cieli azzurrissimi, di quando in quando la splendida monotonia del paesaggio viene interrotta da picchi montuosi ricoperti di neve. Uno spettacolo così non me lo dimenticherò mai.

f905

Arriviamo a Dreki, posiamo velocemente i bagagli in quella che è una stanza da sette ma siamo solo in due. La fortuna continua ad assisterci perchè tutto il rifugio sarà a nostra disposizione insieme ad altre due coppie: una di francesi e una di spagnoli.

Riprendiamo immediatamente la macchina per raggiungere il parcheggio da cui poi inizieremo la passeggiata che ci porterà ai laghi. Sono le 13:00 e dobbiamo fare in fretta; i rangers ci hanno avvisato che dalle 20:00 in poi inizierà una tempesta di vento e sabbia.

Da Dreki al parcheggio di Askja sono altri 13Km che percorriamo in circa 25 minuti. Una sorpresa ci attende quando arrivamo a destinazione: la notte è nevicato per cui tutto il paesaggio è imbiancato. Non è nevicato molto, circa cinque o sei centimetri, non di più, questo rende il paesaggio ancora più particolare. Vedere Askja con la neve non è una cosa che accade tutti i giorni. Solitamente quando c'é la neve le strade sono chiuse.

Sono circa tre i chilometri che separano il parcheggio dai laghi. Ci incamminiamo ma la neve caduta ci fa procedere lentamente. Incrociamo pochissime persone e la cosa non può che farci piacere. Quello che vediamo una volta arrivati ci toglie il fiato.

Sullo sfondo c'é il grande lago Oskjuvatn circondato da alte montagne innevate, le acque sono blu scure, il lago è profondo e l'acqua freddissima. Solo una stretta lingua di terra color ocra e ricoperta a tratti di neve separa il grande lago col piccolo lago di acqua termale Víti. Le sue acque sono quasi bianche di zolfo e calcare, purtroppo la neve rende la discesa al Víti impossibile, le ripide pareti fangose non permetterebbero di risalire una volta scesi. Peccato, mi ero portato dietro il costume per fare il bagno, sarà per un'altra volta.

Attualmente credo che i cinque paesaggi più belli che abbia visto in vita mia posso riassumerli con questa classifica:

  1. Landmannalaugar (Islanda)
  2. Askja (Islanda)
  3. Dead Vlei (Namibia)
  4. Monument Valley (Stati Uniti)
  5. Vinicunca detta anche Rainbow Mountain (Perù).

Credo che (forse) tra qualche mese le lagune boliviane scaleranno questa mia personale classifica.

Askja quindi si inserisce bruscamente al secondo posto.

askja

Facciamo tutto il giro del piccolo Víti, purtroppo non possiamo risalire la montagna per poter godere di un punto di vista privilegiato a causa della neve. Ci accontentiamo visto che, nel frattempo, siamo rimasti soli però a malincuore siamo costretti a tornare alla macchina, il tempo sta rapidamente peggiorando e non vogliamo trovarci lì in mezzo durante una tempesta.

Torniamo a Dreki che sono quasi le otto di sera e come previsto dai rangers inizia la tormenta; dapprima un vento insistente, poi a raffiche sempre più forti fino a diventare una bufera incessante. Ne approfitto durante la prima fase, quando il vento è ancora sopportabile, esco e vado a farmi una doccia nella casetta che dista una trentina di metri dall'edificio principale del rifugio. Il vento che soffia è a dir poco gelido.

Doccia fatta, rientriamo al rifuzio e iniziamo a preparare la cena; nel frattempo la tempesta infuriava facendo tremare l'edificio con le pareti di legno. Tra noi sei ci guardiamo sorridendo ed ostentando sicumera, ma in cuor nostro ci stavamo cacando sotto. I "porcaputtana che vento" si mescolavano al "merd ce vent" e al "este viento es una puta".

Anche se il sole è tramontato c'è ancora parecchia luce e questo mi permette di vedere quanto sia stato idiota a non parcheggiare la Duster in modo che fosse riparata dal vento e protetta dagli edifici. Le raffiche la fanno ondeggiare nervosamente e qualcuna riesce pure a spostarla di qualche centimetro. Non posso rischiare di lasciarla lì in mezzo, prendo il coraggio a due mani, mi rivesto ed esco. Il vento e la sabbia quasi mi buttano a terra, solo per miracolo arrivo in piedi alla macchina e mi aggrappo alla maniglia. Sblocco la serratura e con una fatica immensa riesco ad accedere all'abitacolo. Accendo il motore e cerco di parcheggiarla dietro alla fila di casette che formano il rifugio. Il vento ha una forza aspirante incredibile e la macchina sembra pesare pochi grammi sul terreno tanto che, mentre tento di sterzare, continua ad andare dritta. Il vento cala improvvisamente, la macchina riprende trazione e allora ne approfitto per parcheggiarla in un posto riparato. Scampato pericolo, ma che paura.

Rientro al rifugio trionfatore, ora toccava allo spagnolo e al francese fare la stessa cosa.

Passiamo il resto della serata cenando con una pasta al pomodoro semplicemente superlativa, i nostri compari ci invidiano apertamente, certo si sta parlando di spaghetti con sughi precotti in vasetto, ma alla fine non sono così male. Dopo cena ci scambiamo le classiche informazioni su dove stiamo andando e dove siamo stati, questi momenti sono davvero preziosi perchè le informazioni raccolte durante il viaggio sono impagabili.

Andiamo tutti a dormire per mezzanotte, ognuno nelle proprie stanze da 7/8 persone, che culo.

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