La terra dei ghiacci

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camera

 

 

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Fuoco e ghiaccio

Uno dei viaggi a che ho sempre desiderato fare ha come meta l'Islanda. Dopo aver coronato il mio sogno Namibia volevo visitare questo Paese che in molti, che già erano stati in entrambi i luoghi, mi avevano consigliato.

"Fidati!" diceva il mio amico Mirko, anche lui come me coordinatore di Viaggi Avventure Nel Mondo (clicca), "L'Islanda, dal punto di vista paesaggistico, è pure meglio!".

Sinceramente non credevo che la cosa fosse possibile, la Namibia è sempre rimasta al primo posto della mia personale classfica; non parlo solo dal punto di vista paesaggistico, ma anche e soprattutto dal punto di visa dello svolgimento del viaggio: un self drive tour percorendo migliaia di chilometri di strade sterrate attraversando paesaggi meravigliosi e dormendo nella maggiolina sistemata sul tetto del fuoristrada.

Ho voluto organizzare il viaggio in Islanda con la stessa formula, solo che al posto di dormire in tenda mi sarei affidato ai vari ostelli e b&b lungo il tragitto.

Questa volta ad accompagnarmi nel viaggio c'è una mia carissima amica, Laura, che conosco dal lontano 1996, quando entrambi studiavamo a Bologna: lei medicina ed io ingegneria. Abbiamo pianificato il viaggio ad inizio 2018 prenotando prima i voli e poi tutto i resto.

Il viaggio lo abbiamo pianificato per l'ultima settimana di agosto e la prima di settembre; i motivi che ci hanno spinto a questa decisione sono stati diversi: possibilità di visitare le highlands, costi, evitare l'affollamento di turisti, l'opportunità anche se remota di vedere l'aurora.

La principale via di comunicazione stradale in Islanda è quella chiamata N1, la ring road, un anello che percorre tutta l'isola rimanendo sempre vicino alla costa. Questa strada è aperta tutto l'anno ed è asfaltata, inoltre permette di raggiungere molte delle principali attrattive.

icelandN1

La N1 è ben visibile in questa cartina

Cosa invece molto diversa è addentrarsi al centro dell'isola, nelle highlands, usando le strade denominate come F, non asfaltate e non percorribili da fine settembre ad inizio maggio a causa delle abbondanti nevicate che le ricoprono.

L'altissima stagione col maggior flusso turistico va dall'ultima di giugno alla terza di agosto e i prezzi ovviamente sono più alti. L'Islanda, si sa, è una delle mete più care che ci siano in Europa e in alta stagione i prezzi sono stellari. Soprattutto il costo del noleggio di una vettura raddoppia, quasi, nel periodo estivo.

Inoltre ad inizio settembre ci sono remote possibilità di vedere le aurore boreali.

Il nostro desiderio era quello di visitare anche le highlands, in particolar modo Askja, Landmannalaugar e Kerlingarfjöll. Per farlo è necessario percorrere alcune strade F, sterrate, non accessibili alle vetture a due ruote motrici. È stato necessario quindi noleggiare un 4x4. Le strade F possono presentare diverse caratteristiche: piene di buche, corrugate, fangose, sabbiose, tratti su rocce laviche e ovviamente la frequente possibilità di essere attraversate da corsi d'acqua che costringono a guadi più o meno importanti.

Innanzitutto è importante la scelta dell'autonoleggio. Gli autonoleggi in Islanda (così come ovunque) si dividono in tre fasce: i top internazionali che offrono un servizio sicuro e affidabile a costi molto elevati, quelli buoni locali riconosciuti come validi a prezzi tutto sommato affrontabili, quelli di fascia economica che spesso nascondono parecchie insidie. Eliminando a priori quelli economici la scelta era tra spendere una follia con Hertz oppure sperare di non essere tra i clienti insoddisfatti di Blue Car Rental però risparmiando una cifra consistente. Cosa intendo con "sperare di non essere tra i clienti insoddisfatti"? Cercando in rete mi è capitato di leggere alcune recensioni terribili riguardo a "Blue Car Rental" e ai suoi affiliati come "Cars Iceland". Complice la disattenzione dovuta alla stanchezza del volo, la voglia di mettersi in marcia il più velocemente possibile e la fretta "imposta" dal noleggiatore durante il controllo della vettura in cerca di danni presenti; alcuni si sono visti accreditare costi notevoli sulla carta di credito una volta riconsegnata la vettura. Sembra che su molte auto la targa sia fissata molto male appositamente; durante il tragitto la targa si stacca e il costo per rifarla che viene addebitato al cliente è spropositato in relazione al costo reale. Noleggiare una Suzuki Jimny per le due settimane di permanenza veniva a costare 1.600€ con Blue Car Rental e 2.300€ con Hertz. Di base, entrambe le formule di noleggio non comprendevano varie opzioni che assolutamente andavano poi incluse.

In particolar modo la formula che abbiamo scelto comprendeva:

  • Franchigia massima di circa 2.500€ per assicurazione kasko (CDW)
  • Franchigia massima per danni dovuti a collisione pari a 870€ (SCDW)
  • Franchigia pari a 110€ per danni dovuti alla rottura di cristalli causati da pietre scagliate dal vento o da vetture di passaggio, oppure per danni al fondo della vettura causati dallo sterrato  (GP)
  • Copertura completa per danni da furto (TP)
  • Franchigia per danni dovuti a sabbia e cenere abbassata a 655€ (SAAP)
  • Chilometraggio illimitato
  • Conducente aggiuntivo
  • Possibilità di annullare la prenotazione fino a 24 ore prima della data pattuita per il ritiro (perdendo ovviamente la caparra di 300€)

Stessa macchina, stesse condizioni, stesso periodo (14 giorni di noleggio); con Blue Car Rental avremmo risparmiato 700€, 350€ a testa, non pochi.

Perchè una Suzuki Jimny? Per affrontare alcune strade F è consigliato l'uso di un 4x4 vero: con la possibilità di bloccare almeno il differenziale centrale, la presenze delle ridotte e un angolo di attacco decente per affrontare alcuni ostacoli. La piccola Jimny era l'unica ad avere queste caratteristiche ad un costo per noi affrontabile. Per passare ad una Toyota Land Cruiser il costo lievitava a 2.900€ con Blue Car Rental e ad oltre 3.500€ con Hertz. Come potete vedere i costi di noleggo in Islanda, nel periodo estivo, sono folli.

L'alternativa economica alla Jimny è la Dacia Duster 4x4, più grande, più comoda, consuma di meno ma senza le caratteristiche appena descritte per avere un minimo di sicurezza per affrontare un guado ad esempio.

La Dacia Duster è anche la vettura che viene descritta come "similar" nelle condizioni contrattuali, ovvero: se quando arrivi non c'è una Jimny disponibile ti becchi una Duster. Vabbeh, dico io, la prenoto a febbraio, vuoi che non mi tengano una Jimny per fine agosto? Esatto!!! Ci siamo cuccati la Duster 4x4, con un bel po' di incazzatura da parte mia ma alla fine ci ha detto bene e siamo riusciti ad andare in tutti i luoghi che avevamo previsto di visitare.

Ma torniamo all'organizzazione del viaggio che consisteva a questo punto di prenotare tutti i pernottamenti, per lo più in ostelli o b&b. Di questo si è occupata praticamente solo Laura tranne qualche eccezione.

La difficoltà nel trovare da dormire in Islanda in periodo "quasi" di altissima stagione non è da sottovalutare, anche se si è in due. Spesso le strutture ricettive vicino alle attrazioni sono poche e si riempiono velocemente nel periodo di alta stagione per cui è fondamentale prenotare tutto con largo anticipo evitando di dover macinare svariati chilometri inutilmente per non aver trovato una sistemazione che si trova "lungo il tragitto". Consiglio quindi di prenotare entro fine marzo; chi primo arriva, meglio alloggia.

Abbiamo prenotato quasi tutto con Booking (clicca) e Air bnb (clicca se vuoi registrarti al servizio ed avere 25€ in omaggio per il primo soggiorno) tranne il rifugio di Dreki ad Askja che abbiamo prenotato direttamente via mail.

Ultime cose da prenotare erano un paio di escursioni: in barca per vedere le balene ad Húsavík e con un mezzo anfibio per vedere gli icebergs a Jökulsárlón.

Visti i prezzi folli per qualsiasi cosa abbiamo optato per portarci gran parte del cibo da casa (pasta, sughi pronti, riso ecc.) e fare la spesa nei vari discount presenti sul territorio, il porcellino rosa salvadanaio dei discount Bónus sarà l'unico posto dove troveremo pane, formaggio ed affettati a prezzi allineati a quelli italiani.

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Voli, auto, pernottamenti ed escursioni prenotate; non resta che organizzare un itinerario con le distanze e le tempistiche.

Oltre a google maps mi è venuta in soccorso l'app Maps.me (clicca). Questa app permette la navigazione con le mappe offline e la possibilità di crearsi una repository di POI (point of interest) e di condividerli.

Altre app specifiche che ho usato sono state: "Vedur" (clicca) per il meto islandese (molto preciso), "Vegagerdin" (clicca) per la situazione strade, "112 Iceland" (clicca) in caso di bisogno di soccorso, "My Aurora Forecast" (clicca) il cui nome è abbastanza eloquente.

Non poteva mancare all'appello la guida Lonely Planet Islanda (clicca) e una "cartina stradale dettagliata" (clicca).

Bene, tutto è pronto e prenotato, ora non resta che aspettare un lungo periodo prima di partire anche se comunque, a luglio, mi concederò un'altra pausa lavorativa con destinazione Ladakh (clicca).

L'attesa è stata abbastanza lunga ma finalmente il 24 agosto è arrivato e quindi si parte.

Di seguito la mappa dettagliata del nostro magnifico itinerario.

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I primi paesaggi

 

Nr. Giorno

Data

Tappa

Distanze in Km

Tempi di percorrenza

1

24/08/2018

Milano – Reykjavik (Keflavik Airport) – Flúðir

2824

6h 20‘

 
Da A Strade Km Tempi Soste
Keflavík Fludir N41+N49+N1+N30 153 2h  

Pernottamento GIORNO 1 - 24/08 Skyggnir Bed & Breakfast

Skyggnir, 846 Fludir, Islanda

Costo: 78€ - stanza doppia, si cucina

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Sono le 3 del mattino quando suona la sveglia e con fatica mi trascino in doccia per riprendermi. Faccio una veloce colazione e mi vesto, mi carico i due zaini in spalla, saluto il gatto che rischia di farmi inciampare correndomi tra i piedi e parto.

Diversamente dal viaggio appena concluso in Ladakh, i due zaini sono abbastanza pesanti. Quello che andrà in stiva contiene, oltre all'abbigliamento tecnico invernale e al cavalletto della reflex (che solitamente lascio a casa), anche parte del cibo: 1kg di pasta, del tonno, biscotti.

Lo zaino che mi accompagnerà in cabina pesa mostruosamente di più degli 8kg consentiti da Icelandair in quanto contiene il solito corredo fotografico ma al posto del leggerissimo bianchino 70-200 f4 IS, mi porto dietro il più pesante ed ingombrante 100-400 mark II. A dire la verità ci sarebbe un terzo bagaglio, una borsetta con dentro il vecchio drone Mavic Pro, acquistato proprio per questo tipo di viaggi.

L'autostrada è deserta e ormai il tragitto Bolzano - Malpensa lo conosco a memoria ma stavolta farò una deviazione per prelevare la mia compagna di viaggio.

Come di consueto parcheggio al Comfort di Park To Fly (clicca) in grande anticipo rispetto all'orario di decollo.

Abbiamo già effettuato il check-in online per cui non ci resta che imbarcare i bagagli sperando che non mi controllino il peso del bagaglio a mano che, nonostante abbia piazzato una lente nella tasca destra della giacca, una nella tasca sinistra e reflex al collo, sfora di mezzo chilo il limite consentito.

Tutto bene per me ma purtroppo dobbiamo imbarcare un bagaglio aggiuntivo per Laura in quanto non le hanno fatto passare lo zainetto come "borsa". Per cui occhio: se avete un piccolo trolley e uno zainetto quelli della Icelandair non ve li fanno passare, diversamente se avete un trolley e una borsa allora nessun problema.

Il primo volo parte con il classico ritardo di circa mezz'ora e facciamo scalo al bellissimo aeroporto di Copenhagen. Il volo per Reykjavík parte anche lui con una mezz'ora di ritardo.

Atterriamo al piccolo aeroporo di Keflavík in perfetto orario. Andiamo al ritiro bagagli e qui, purtroppo, abbiamo la prima brutta sorpresa: il bagaglio aggiuntivo di Laura non è arrivato a destinazione, si è fermato a Copenhagen. Strano, visto che tutti gli altri bagagli sono arrivati e la coincidenza era più che sufficiente per il cambio del volo.

Poco male, compiliamo il modulo per il reclamo al Lost and found Baggage e ci dicono che il bagaglio verrà consegnato il giorno successivo, direttamente alla Guesthouse dove alloggeremo. Il bagaglio contiene parte degli indumenti di Laura, ci dicono però che può acquistare degli altri indumenti e, conservando gli scontrini, le verrà rimborsato un importo fino ad una spesa massima di 160€.

Sbrigate le formalità usciamo dall'aeroporto e ci dirigiamo al vicino autonoleggio, prendiamo il numerino eliminacode e dopo una brevissima attesa veniamo chiamati per il ritiro della vettura. Qui ci aspetta la seconda brutta sorpresa della giornata: non c'erano Suzuki Jimny disponibili. Con un sorrisone velenoso ci viene offerto un "free upgrade". Buono dico io; magari ci danno una Wrangler oppure (fantasticavo) un Land Cruiser. Si certo, come no; il nostro upgrade era una Dacia Duster 4x4, proprio quella che avevo cercato di evitare come la peste mandando anche una mail all'autonoleggio con indicato il motivo per cui non volevo la Duster come "similar". La risposta a quella mail è stata "Non ti preoccupare, visto che hai prenotato con grande anticipo non ci saranno problemi".

Figli di puttana!

Ho provato in tutti i modi a chiedere di avere una Jimny, mostrando anche la mail che mi avevano mandato con scritto che non avrei avuto problemi. E quando ho detto che non trovavo giusto questo tipo di trattamento soprattutto visto che non si trattava di un upgrade, il pezzo di merda arrogante mi ha risposto: "Perchè no? Se non ti va bene vai da un'altra parte e ovviamente ci teniamo la caparra".

Il bastardo sapeva benissimo che il prezzo che avevamo spuntanto facendo la prenotazione con largo anticipo non saremmo mai riusciti a pareggiarlo e soprattutto era altamente improbabile che trovassimo qualcosa che ci soddisfasse visto che i 4x4 erano tutti prenotati.

Con un nazismo in corpo come era da tempo che non mi capitava, accettiamo la Duster e andiamo a controllare il mezzo che risulta graffiato in molti punti e con tutti e quattro i passaruota forati a causa dello sterrato. Vedo che "il merda" ha fretta e allora mi prendo la mia piccola rivincita controllando centrimetro per centimetro la vettura e facendogli segnare anche il più piccolo segnetto visibile. Controllo che ci sia la ruota di scorta e il necessario per sostituirla, controllo che le targhe siano fissate bene, salgo, accendo il motore, controllo tutto il controllabile. Dopo circa trenta minuti mi decido a firmare, con molta calma chiedendo anche l'ovvio: "Te la dobbiamo riconsegnare col pieno? Dove sta il distributore più vicino? Se succede qualcosa che numero devo chiamare? Bla bla bla bla bla...". Mi avrà odiato il testa di cazzo, ma la cosa era reciproca.

Finalmente carichiamo i bagagli, salgo, faccio per mettere la cintura e... TACCC!, si stacca la copertura in plastica della cintura di sicurezza. Scendo, vado a chiamare il tipo mostrandogli cosa fosse successo. Nulla di che, la cintura era perfettamente funzionante e il maiale mi dice di andare tranquillo. Io tranquillo invece non lo ero per nulla per cui mi faccio segnare anche questo problema e aggiungo che le gomme sono al limite dell'usura, faccio mettere anche questo sul foglio.

Finalmente ce ne andiamo, anche se mi accorgerò poi che la macchina tira a destra peggio di Mussolini. Vaffanculo!

Il tragitto che ci porterà nella periferia di Reykjavík per fare la spesa è breve; ci fermiamo per la prima volta ad un discount Bónus.

Spesa fatta, usciamo dalla città e subito ci accorgiamo che fuori dalla capitale non c'è praticamente nulla se non qualche campo coltivato a spinaci e qualche frutteto, per lo più mele. Il resto è erba coltivata per le pecore e nulla più. Non ci sono alberi, non ci sono case e siamo soltanto 5km fuori dai confini di Reykjavík. Ci dirigiamo inizialmente verso est in quanto non prenderemo la N1 ma ci avvicineremo a Geysir e poi da lì, il giorno dopo, andremo verso nord con il primo lunghissimo tratto di sterrato.

Sterrato che troviamo sulla strada che ci porterà allo Skyggnir Bed and Breakfast (clicca) di Fludir.

Appena arrivati ci accoglie la propietria del b&b mostrandoci la nostra camera, la cucina e i bagni. È un appartamento molto carino all'interno di una fattoria. Nell'appartamento ci sono 5 camere da letto, soggiorno, cucina e due bagni. Salutiamo gli altri ospiti, posiamo i nostri bagagli in stanza e mi fiondo in bagno per farmi una doccia.

Vicino ad ogni lavandino c'è scritto in diverse lingue che l'acqua è potabile e di fare attenzione che l'acqua calda esce immediatamente bollente. L'attività geotermale dell'isola è sfruttata per generare corrente elettrica e per il riscaldamento. L'acqua esce veramente a temperature elevatissime non appena si muove la leva del miscelatore verso il caldo, sa anche molto di zolfo. L'acqua fredda invece arriva direttamente dallo scioglimento degli enormi ghiacciai, è freddissima e anche buonissima (non sa di zolfo).

Doccia fatta, voletto col drone, prime foto in una fattoria immersa nel verde e mi accorgo che sono le nove di sera ma il sole è ancora alto. Rientro per preparare la prima cena: spaghetti al sugo di pomodoro e parmigiano. I due ospiti israeliani ci osservano durante la preparazione e ci invidiano non poco; poco prima cenavano a pringles e carne in scatola. Sono le undici passate quando andiamo a letto ma fuori è ancora giorno anche se il sole è appena tramontato.


Le origini della terra

Nr. Giorno

Data

Tappa

Distanze in Km

Tempi di percorrenza

2

25/08/2018

Flúðir – Geysir – Gullfoss – Kerlingarfjöll – Hveravellir – Svínavatn Guesthouse 

230

4h 50‘

Da

A

Strade

Km

Tempi

Soste

Flúðir

Geysir

N359+N35

24,6

21’

1h

Geysir (geyser)

Geysir

Gullfoss

N35

9,7

10’

30’

Gullfoss (passeggiata alla cascata)

Gullfoss

Kerlingarfjöll

N35+F35+F347

70,8

1h36’

4h

Kerlingarfjöll (trekk al parco geotermale)

Kerlingarfjöll

Hveravellir

F347+F35

38,7

1h3’

1h

Hveravellir (bagni termali)

Hveravellir

Svínavatn Guesthouse

F35+F731

86,0

1h25’

Pernottamento GIORNO 2 - 25/8

Guesthouse Svinavatn

Svínavatni, 541 Svínavatn

Tel: +354 452-7123

Costo: 97€ - stanza doppia, si cucina

day2

Ci svegliamo abbastanza presto perchè le cose da vedere sono molte ma soprattutto i chilometri da macinare sono parecchi. Ci sarà anche tanto sterrato e non sappiamo quanto le tempistiche indicate da google maps possano essere reali.

Dopo aver fatto un'abbondante colazione e aver preparato i panini per il pranzo ci mettiamo in macchina. Imposto il navigatore su Geysir e si parte. Fortunatamente la Duster ha il cruise control e questo rende la guida decisamente più rilassante.

Dopo pochissimi chilometri arriviamo al parcheggio di Geysir che a quest'ora è praticamente vuoto. La prima cosa che ci fa capire che siamo entrati in un'area geotermale è l'odore di zolfo, devo dire che mi aspettavo un odore più intenso, tipo quello che si sente ai bagni di zolfo di Vulcano in Sicilia. Lungo il sentierino segnato ci sono pochissime persone e ci fermiamo a vedere l'acqua bollente che sgorga direttamente dal terreno gorgogliando come una grossa caffettiera. Non passano nemmeno due minuti che un forte rumore attira la nostra attenzione, è il geyser di Strokkur che ha appena sfogato la sua pressione in superficie. Vediamo solo una nube di acqua e vapore allontanarsi dalla bocca del geyser; una tabella informativa posta subito dopo l'ingresso del parco dice che l'attività del geyser è ad intervalli di circa 8 - 10 minuti. Abbiamo tempo quindi di vedere quanto vapore e aqua bollente sgorga senza tregua dalla terra a pochi centimetri dai nostri piedi. Intorno alla bocca del geyser di Strokkur si dispongono le persone in attesa dell'esplosione di acqua. Prendiamo anche noi posto e dopo pochi minuti assisto ad uno spettacolo incredibile. La bocca del gayser è piena d'acqua appena fumante, non bolle ed è ferma. Ad un certo punto inizia un fenomeno simile a delle contrazioni: l'acqua si ritrae e si espande in continuazione e si iniziano a sentire i primi gorgoglii. Poco prima che il geyser rilasci la pressione accumulata, l'acqua si gonfia formando una semisfera azzurra e bianca, simile ad un piccolo mappamondo; la semisfera cresce lentamente fino al punto in cui tutto il vapore accumulato rompe la sfera in una esplosione di schizzi e vapore alti fino a 30 metri. In quel momento la bocca del geyser si libera ma viene immediatamente ricoperta dall'acqua mentre il vapore si raffredda allontanato dal vento. Ogni esplosione è accompagnata dal "Oooohhhh!!!!" di meraviglia di tutte le persone che assistono allo spettacolo.

strokkur

Vicino al geyser di Strokkur riposa il grande Geysir, quello che da il nome all'area geotermale. Il greande geyser ha terminato la sua attivita, sembrerebbe, a causa dei molti sassi lanciati nella sua bocca dai turisti; praticamente è stato "tappato". Si risveglia di quando in quando, in maniera non ciclica e in presenza di movimenti del sottosuolo causati da piccoli terremoti, dando vita ad eruzione altissime; quella del 2000 è stata di oltre 122 metri, mentre l'eruzione del 1845 è stata di oltre 170 metri piazzandolo al primo posto come geyser più alto al mondo.

geysir

Ma come funziona un geyser? L'acqua viene scaldata nel sottosuolo grazie alla presenza di camere magmatiche poste relativamente vicino alla superficie. A causa della posizione interrata e dello spazio in cui l'acqua è contenuta, non riesce a trasformarsi completamente in stato gassoso facendo aumentare la pressione che causa la spinta verso l'alto di acqua e vapore. Quando si raggiunge il punto di rottura allora avviene l'eruzione.

Ci fermiamo per assistere ad alcune eruzioni facendo foto e video, la ripresa dall'alto effettuata col piccolo DJI Mavic Pro è venuta una figata. Non ce ne vorremmo mai andare ma si sa "il tempo è tiranno" per cui dobbiamo rimetterci in marcia.

Proprio accanto al parcheggio c'è un edificio che ospita un ristorante (dai prezzi proibitivi) e un negozio di abbigliamento tecnico, Laura ne approfitta per acquistare un berretto e una maglia visto che il suo bagaglio le sarà riconsegnato solo la sera successiva.

La prossima meta è la grande cascata di Gullfoss che si trova molto vicino a Geysir.

Già da oltre un chilometro di distanza si riesce a vedere la nube di acqua nebulizzata della grande cascata. Dopo aver parcheggiato ci infiliamo giacca e pantaloni idrorepellenti e ci incamminiamo verso una delle cascate più belle e visitate d'Islanda che insieme a Geysir e al parco di Þingvellir fa parte del Cerchio d'oro, ovvero l'insieme di attrazioni naturalistiche più note e visitate dell'isola.

Lo spettacolo è incredibile, la portata d'acqua di questa cascata è davvero enorme ed effettua due salti di 11mt e 21mt di altezza con un angolo di circa 45° precipitando poi nella stretta e profonda gola che si apre nell'altipiano. Mi fermo per fare delle riprese subito dopo la gola e il ruggito è impetuoso, la nuvola di acqua nebulizzata mi investe ma sono tranquillo dentro a due strati di GoreTex; alcuni sprovveduti che salgono dal sentiero sono totalmente inzuppati, come se fossero appena usciti dalla doccia. Ringrazio anche Canon per la tropicalizzazione della 5D4 che non risente minimamente di queste condizioni avverse e mi regala degli scatti straordinari.

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Imbocco il sentiero che mi porta dove la cascata esegue il primo salto, a pochi metri dal baratro, qui il fragore è ancora più forte e per comunicare con Laura dobbiamo urlare. L'acqua del fiume Hvítá, che da vita alle cascate di Gollfuss, viene alimentata dal lago glaciale Hvítárvatn che ha origine dal ghiacciaio Langjökull, il secondo per estensione dopo l'enorme Vatnajökull.

Da questa posizione si riesce a vedere bene la gola scavata dal fiume.

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Lo spettacolo è incredibile soprattutto quando le nuvole si diradano e lasciano filtrare il sole regalandoci degli arcobaleni vivissimi.

Tempo di risalire alla macchina e siamo già asciutti, i nostri indumenti waterproof hanno avuto il loro battesimo e mai acquisto fu più sensato. Per chi intraprendesse un viaggio in Islanda per la prima volta consiglio fortemente l'acquisto di indumenti waterproof, guscio e copripantaloni. Personalmente mi sono trovato divinamente con la giacca Minimalist di Marmot (clicca) e i pantaloni Foray di Outdoor Research (clicca).

Ripartiamo in direzione nord, la nostra meta è il gruppo montuoso di Kerlingarfjöll con la sua area geotermale. È stata di Laura l'idea di andare in questo posto e le è venuta guardando la copertina della Lonely Planet (9a edizione, Giugno 2017). "Che figata di posto, vorrei andarci". Una breve ricerca su dove fosse localizzato il gruppo montuoso e fortuna vuole che fosse proprio di strada; non ci resta solo che aggiungere una deviazione che si rivelerà poi (per me) uno dei luoghi più belli che ho visto in Islanda.

Pochi chilometri a nord di Gollfuss la strada passa da asfaltata a sterrata e dopo un centinaio di metri incontriamo il cartello di divieto di percorrenza per vetture a due ruote motrici, è obbligatorio l'uso del 4x4.

Era da tanto che non guidavo su piste sterrate, l'auto diventa più leggera e le frenate si allungano, non ci metto molto a riabituarmi e il mio pensiero torna per un momento alle migliai di chilometri percorsi in Namibia. La differenza, oltre ovviamente al paesaggio, sta nel fatto che la maggiorparte delle gravel roads namibiane erano molto larghe, quasi delle autostrade che si percorrevano in solitaria per ore; mentre in Islanda le strade sono strette e piu trafficate: intendiamoci, non si parla del traffico della tangenziale nord di Milano eh, però una decina di vetture ogni ora le si incrociano. Altra cosa che differenzia le strade islandesi da quelle namibiano sono le buche, in Islanda è un continuo evitare buche (dove possibile), una specie di campo minato che richiede molta concentrazione alla guida. I paesaggi che si attraversano però sono di una bellezza semplicemente devastante, dal mio punto di vista più belli anche di quelli namibiani. Il terreno è per lo più di roccia vulcanica, nero e compatto. Cieli azzurrissimi vengono attraversati da nuvole veocissime spinte da venti che non avevo mai incontrato prima.

Dopo circa due ore arriviamo al bivio che ci porta verso Kerlingarfjöll; le indicazioni temporali di google maps sono troppo ottimistiche in quanto il tempo di percorrenza viene calcolato prendendo per difetto i limiti di velocità delle strade; limiti che sono impossibili da raggiungere per lunghi tratti, almeno con la Duster, probabilmente con un 4x4 serio (Toyota Landcruiser ad esempio) si poteva andare più veloci.

Arriviamo ad un resort che a dire la verità era un rifugio costituito da casette dal tetto molto spiovente.

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Ci fermiamo per chiedere informazioni. Dal "Moutain Resort" parte un sentiero che porta all'area geotermale ma la camminata è di circa di due ore andare e due ore a tornare. Non abbiamo tutto questo tempo, contando poi che l'area va visitata e ci vogliono minimo altre due ore. Fortunatamente esiste una strada che porta ad un parcheggio che si trova proprio in cima all'area geotermale; sono altri 5km di strada sterrata molto ripida e scivolosa. Nulla che non sia affrontabile fortunatamente dalla nostra Dacia che, anche se arrancando, riuscirà a superare alcuni ostacoli piuttosto impegnativi. Se avesse piovuto non so se saremmo riusciti a raggiungere il parcheggio per cui: se volete recarvici con un 4x4 che non sia minimo una Jimny tenetene conto.

Il parcheggio per le sorgenti calde dell'area geotermale si trova a circa un migliai di metri sul livello del mare. Da lì si scende tramite sentieri battuti sul dosso delle collinette che circondano l'area. Nei punti più ripidi sono state sistemate delle assi di legno a formare dei gradini per facilitare il passaggio delle persone.

Il paesaggio è incredibile, dall'alto si possono vedere i corsi d'acqua generati sia dallo scioglimento delle nevi perenni nel periodo estivo, sia dalle sorgenti di acqua bollente che sgorgano direttamente dalla terra. C'é pochissima gente e questo rende ancora più incredibile il luogo. Non esiste vegetazione, quel poco di verde che c'è è dato da muschi e ceneri, i pendii delle dolci collinette sono color ocra interrotte di quando in quando da rocce laviche scure o ingiallite dallo zolfo. I camini di vapore solforoso che impregnano l'aria sono a decine e la neve è ancora presente a macchie di leopardo su tutto il territorio circostante. Sembra il luogo di confine tra paradiso e inferno.

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Scendiamo fino a raggiungere i piccoli corsi d'acqua in fondo alla valle in modo da immergerci completamente in questo luogo incredibile. Per girare tutta l'area ci vogliono almeno quattro ore ma purtroppo non abbiamo tutto questo tempo. Solo scendendo nella gola si può avvertire da vicino l'energia imprigionata pochi metri sotto le nostre suole; il vapore esce da ogni buco del terreno, l'acqua bolle e tutte le rocce sono ricoperte da zolfo o cenere solidificata. Non vorremmo più andarcene ma la strada per arrivare alla guesthouse è lunghissima, non siamo nemmeno a metà del cammino.

A malincuore torniamo sui nostri passi risalendo le ripidissime gradinate di legno e fango, i nostri scarponcini da montagna pesano il doppio con tutto il fango colloso che ci portiamo dietro. Ci cambiamo le scarpe prima di salire in auto, ci sediamo ai nostri posti e pranziamo con dei panini fatti col pane in cassetta, formaggio spalmabile ai funghi (una specie di Philadelphia agli champignons) e affettato. Sono circa le quattro del pomeriggio quando riaccendiamo il motore e ci avviamo verso nord.

Tra le tappe che ci eravamo segnati c'è Hveravellir, che si trova pochi chilometri a nord dello svincolo della F35 con la F347 che porta a Kerlingarfjöll. Hveravellir è nota per le sue pozze termali naturali, il desiderio di immergersi e rilassarsi un pochino però rimane insoddisfatto, dobbiamo spararci altri 125km di sterrato per arrivare a Svínavatn in orario utile per farci consegnare il bagaglio che era rimasto a Copenhagen il giorno prima.

Appena ripresa la F35 verso nord passiamo tra il secondo e il terzo ghiacciaio d'Islanda per estensione, l'orizzonte di nero deserto di fronte a noi cambia colori e geometrie da entrambi i lati, in lontanaza si vedono i vastissimi altipiani dei ghiacciai Langjökull (a sinistra) e Hofsjökull (a destra). Più ci spingiamo verso nord, meno auto incrociamo e più la strada è piena di buche. Si alternano tratte corrugate e tratte piene di buche, non si va mai oltre i quaranta chilometri orari. Il timore di arrivare a destinazione in tarda serata si fa sempre più forte.

Miracolosamente, al contrario delle nostre previsioni, le condizioni della strada iniziano a migliorare ad una sessantina di chilometri dalla nostra guesthouse; ci sono poche buche e non ci sono più tratti di manto corrugato e poi, quando meno te lo aspetti, a circa 10 chilometri dalla meta ecco ritrovare l'asfalto.

Sono circa le otto di sera quando arriviamo alla Guesthouse Svínavatn (clicca), ci accoglie una giovanissima proprietaria che ci mostra la casa. La camera è piccola ma con un letto estremamente confortevole, il bagno è enorme e nuovissimo con una doccia che nemmeno a casa mia. La cucina è piccola ma c'è tutto l'occorrente.

Con grande gioia, soprattutto di Laura, arriva anche il bagaglio portato da un dipendente di Icelandair che lo fa proprio come lavoro: spararsi centinaia di chilometri di paesaggi da favola per portare le valige smarrite ai passeggeri. Penso che per un mesetto non mi dispiacerebbe essere al suo posto.

La casa è posizionata sulla collina che domina il lago sottostante. Il vento è calato e il tramonto che usciamo ad ammirare è da brividi.

svinavatn

Ceniamo con un ottimo risotto liofilizzato al radicchio e poi andiamo subito a dormire perchè siamo provati dal lunghissimo trasferimento.


Case di torba e i fiordi

Nr. Giorno Data Tappa Distanze in Km Tempi di percorrenza
3 26/08/2018 Svínavatn Guesthouse - Víðimýrarkirkja - Glaumbær – Siglufjörður - Akureyri 229 3h 05‘

Da

A

Strade

Km

Tempi

Soste

Svínavatn Guesthouse

Víðimýrarkirkja

F731+F733+N1

31,8

24’

10’

Víðimýrarkirkja (chiesetta)

Víðimýrarkirkja

Glaumbær

N1+N75

10,2

8’

15’

Glaumbær (case di torba)

Glaumbær

Siglufjörður

N75+N76

110

1h25’

30’

Siglufjörður (la strada per arrivare al piccolo paese è molto bella e panoramica)

Siglufjörður

Akureyri

N76+N82+N1

76,4

1h8’

Pernottamento GIORNO 3 - 26/08:

Akureyri Backpackers

Hafnarstræti 98, 600 Akureyri, Islanda

Tel.: +354 571-9050

Costo: 77€ - Dormitorio, sacco a pelo, si cucina

day3

Saranno circa ducentotrenta i chilometri da macinare per arrivare ad Akureyri, però stavolta la strada dovrebbe essere tutta asfaltata.

La mia "morning routine" non cambia molto rispetto a casa: sveglia, colazione, bagno/doccia e via. L'unica cosa in più che faccio è preparare i panini per il pranzo. È più una questione pratica quando si viaggia in modo itinerante: mangi quando hai fame e non ti devi preoccupare di trovare un ristorante o un supermarket per strada; se poi ci aggiungiamo che in Islanda, per un Hamburger con patatine e una coca spendi mediamente più di 30€, viene da se il pranzo al sacco.

Ah, non è raro che, tra una sosta e l'altra, per strada, non ci sia nulla; niente ristoranti, niente distributori, niente case, niente alberi; niente di niente se non paesaggi splendidi che fotografano la terra come poteva essere nell'era giurassica.

Al discount abbiamo preso diversi affettati già tagliati sotto vuoto e, tra tutti, il più buono è il tacchino. Il salame è abbastanza orrendo, così come il prosciutto. Per ammorbidire la mattonella composta da due strati di pane in cassetta e affettato, ci mettiamo anche del burro oppure del formaggio spalmabile: quello ai funghi non è male, quello ai peperoni invece è abbastanza schifoso. Bere non è un problema e non serve comprare l'acqua, basta una borraccia riempita della buonissima acqua locale. In auto non mancano i classici snack da viaggio: patatine di ogni tipo, oreo, cioccolata e chi più ne ha più ne metta, non si muore certo di fame.

La prima sosta è abbastanza vicina e si tratta della chiesetta di torba di Víðimýrarkirkja. Questa parte d'Islanda è famosa sia per la piccola chiesetta con le pareti fatte di legno e il tetto di torba, sia per una fattoria fatta completamente di torba chiamata Glaumbær.

Nella chiesa non si può entrare, al massimo ci si può avvicinare rimanendo fuori dal recinto per scattare qualche foto.

chiesetta

Tempo di fare un paio di foto e rimettersi in macchina che in breve siamo a Glaumbær. Qui c'è la possibilità di visitare l'interno delle case di torba della fattoria. L'ingresso costa circa 15€ a testa ma a mio avviso ne vale la pena in quanto sono davvero particolari. Lo sviluppo della casa è lungo un corridoio stretto e buio, l'inconfondibile aroma della torba mi fa venire in mente il gusto di alcuni Whisky come Lagavulin e Octomore: i famosi "torbati".

Le stanze sono adibite a diversi usi: dispensa, cucina, magazzino; al piano di sopra si trova una stanza lunghissima che a sua volta è divisa in camera matrimoniale, stanza per i diversi figli e studio del capofamiglia. Il tutto è conservato in modo incredibile. Le fondamenta delle case coloniali della fattoria risalgono all'undicesimo secolo.

fattoria

La visita ci porta via circa una mezzoretta e uscendo si passa davanti al museo, anch'esso visitabile con i biglietto di ingresso alle case di torba. Dentro al museo c'è un piccolo caffè dove poter gustare delle torte tradizionali davvero eccellenti.

Ci diamo il cambio alla guida lungo la strada che porta al paese di Siglufjörður. La strada panoramica N76 è asfaltata e corre lungo la costa. Il paesaggio è cambiato tantissimo rispetto a quello desertico del giorno precedente. I colori predominanti sono l'azzurro del cielo e dell'oceano Atlantico interrotto dal verde dei prati che affiancano la nera striscia di asfalto. Nei prati brucano tantissime pecore islandesi riunite in piccoli gruppi di tre esemplari. La cosa ci incuriosisce e dopo una veloce ricerca su internet capiamo il perchè le pecore islandesi si muovono sempre a gruppi di tre. Durante l'inverno più del novanta percento delle femmine ha un parto gemellare e durante il periodo estivo vengono lasciate libere di scorazzare per tutta l'isola; per cui quelle bestie a pelo lungo che si vedono a gruppi di tre sono: mamma e due agnellini. I montoni invece girano sia da soli che in gruppi da diversi esemplari.

i corsi d'acqua di origine glaciale che scendono a valle, formano dei piccoli laghi, spesso separati dall'oceano da strette lingue di terra, attraversati di quando in quando dalle strade.

dolcesalato

Ci fermiamo spesso a fare foto e video. In una di questa soste mi dimentico il trepiede della macchina fotografica nella piazzola. Fortunatamente dei mototuristi spagnoli mi inseguono per qualche chilometro per avvisarmi; sono stati davvero gentilissimi. Dietrofront, recupero il trepiedi, ringrazio gli spagnoli e ci rimettiamo in marcia.

Arriviamo al paese di Siglufjörður giusto per l'ora di pranzo. Nel piccolo paese non c'è praticamente nulla da vedere, parcheggiamo la macchina e ci dirigiamo sulla spiaggia nera vicina al piccolo porto. Ci piazziamo sulle enormi pietre usate come protezione per le onde durante le tempeste e consumiamo i nostri panini.

Visto che c'é tempo, facciamo sosta per un caffè nel piccolo bar del paese (forse l'unico).

Riprendiamo il cammino che ci porta dall'altra parte della penisola che forma il fiordo. La strada, invece che seguire tutta la costa, taglia la stretta lingua di terra dentro una galleria lunga cinque chilometri. La singolarità sta nel fatto che la strada è a corsia singola e ogni duecento metri ci sono delle piazzole per permettere il transito dei veicoli nel senso opposto.

Appena sbuchiamo dall'altra parte, il paesaggio cambia ancora. Le dolci pareti delle colline diventano scoscesi dirupi a picco sul mare, la strada non è più a livello del mare ma è a circa cento metri. Le acque del fiordo sono popolate da centinaia di uccelli marini e in lontananza si vede un branco di delfini. Incredibilmente non c'é vento, la giornata è splendida e allora mi concedo un lungo volo col drone.

scogliera

Arriviamo ad Akureyri prima del previsto.

Ci ospita l'ostello Akureyri Backpackers (clicca) la cui posizione è invidiabile, proprio nel centro della cittadina e vicino al porto. Stavolta siamo in una stanza da otto e dobbiamo usare il nostro sacco a pelo. L'ostello è molto carino e la cucina è molto grande. Tempo di fare una doccia e usciamo per una passeggiata in relax. La temperatura è ancora gradevole e il tempo passa veloce. Arriviamo fino al porto dove è ormeggiata un'enorme nave da crociera.

Rientriamo per prepararci la cena ed è qui che per la prima volta sentiamo parlare italiano, non è una turista, ma una ragazza che lavora in ostello.

I nostri compagni di stanza arrivano da tutto il mondo, ma la mancanza di italiani rende il tutto estremamente tranquillo. È tutta gente abituata alla vita in ostello e ne conosce le regole per la convivenza: in stanza non si fa casino, si parla a bassa voce e se ci si sveglia presto non ci si cambia in stanza, si esce e si fa tutto fuori: ci si prende il sacco a pelo, zaino e vestiti, si esce dalla stanza, ci si cambia in bagno, si arrotola il sacco a pelo in corridoio. Insomma: non rompere i coglioni agli altri è una regola fondamentale di vita, in questi posti è particolarmente apprezzata.


Ho visto le balene

Nr. Giorno Data Tappa Distanze in Km Tempi di percorrenza
4 27/08/2018 Akureyri - Goðafoss - Húsavík - Hljóðaklettar - Keldunes 191 2h 31‘

Da

A

Strade

Km

Tempi

Soste

Akureyri

Goðafoss

N1

52,5

44’

1h

Goðafoss (cascate)

Goðafoss

Húsavík

N1+N845+N85

47,2

36’

4h

Húsavík (whale watching)

Húsavík

Hljóðaklettar

N85+N862+F888

70,7

54’

2h30’

Hljóðaklettar (trekk, parco naturale, rocce basaltiche)

Hljóðaklettar

Keldunes

F888+N862+N85

20,8

18’

Pernottamento GIORNO 4 - 27 AGOSTO:

Keldunes

Keldunes, 671 Garður, Islanda

Tel.: +354 465-2275

Costo: 70€ - Casetta quadrupla, sacco a pelo, si cucina

day4 

Lasciamo il bell'ostello di Akureyri la mattina presto. È freddo ma la giornata è splendida, non c'è vento e in cielo nemmeno una nuvola.

La prima sosta la facciamo alla cascata di Goðafoss che in islandese vuol dire "cascata degli dèi". Goðafoss è una delle cascate più spettacolari dell'isola e la buona notizia è che è rivolta con il fronte a nordest per cui il sole la illuminerà creando dei bellissimi arcobaleni. È possibile visitare la cascata sia dalla riva destra che sinistra grazie ad un ponte che attraversa il fiume; dalla riva destra è possibile anche scendere sul letto del fiume ed avvicinarsi in discreta sicurezza al fronte della cascata stessa.

godafoss1

Visto che è una bella giornata e non c'è praticamente vento ne approfitto per sorvolare la cascata col drone. Questa cascata è una delle poche rimaste (tra quelle famose) a non avere il "cartello di divieto di sorvolo col drone", anche se devo dire che questi divieti, sparsi in giro per tutta l'isola, non sono sempre rispettati.

godafoss2

Ci rimettiamo in marcia perchè alle 11:00 dobbiamo presentarci all'ufficio di Gentle Giants (clicca) ad Húsavík per confermare la nostra presenza all'escursione in barca per vedere le balene. Avevo prenotato l'escursione ancora a febbraio, non ci resta che saldare il conto e sfidare la sorte nel nostro primo "whale watching".

Sappiamo entrambi che non è detto che riusciremo a vedere i grossi cetacei, e visto che non stiamo andando a visitare un acquario, la possibilità di non vedere nessuna balena è decisamente tangibile.

È possibile fare questa escursione su due imparcazioni differenti. Avevamo inizialmente optato per la più economica barca da circa quaranta persone, con un giro di due ore nella vicina baia appena fuori dal piccolo porto di Húsavík. Il costo sarebbe stato di circa 83€ a testa. Ma si sa, l'appetito vien mangiado e una volta arrivati al molo e vedendo che c'era anche la possibilità di fare la stessa escursione ma con una speedboat da 12 persone, spendendo praticamente il doppio, beh... abbiamo cambiato idea e ci siamo fiondati sulla piccola e velocissima speedboat. Al costo di 154€ a testa ci siamo accapparrati due posti per l'erscursione che sarebbe stata anche di due ore e mezza e si sarebbe spinta anche in acque piú lontane dal porto.

Come avviene il whale watching? Prima di tutto bisogna conoscere le abituidi e i comportamenti delle balene. Quando sono sveglie e attive per la pesca, questi enormi mammiferi, prendono un bel respiro in superficie e si tuffano negli abissi per risalire da 6 ad 8 minuti più tardi per respirare nuovamente. Ed è in questo momento che si possono vedere i loro soffi a distanza. La balena rimane in superficie per circa un minuto per cui è importante avere un'imbarcazione veloce per potersi avvicinare il più rapidamente possibile prima che si immerga nuovamente. Prima di salire in barca ci vestiamo con delle tutone termiche messe a disposizione dall'equipaggio. La mattinata è fredda, non raggiungiamo i 10° centigradi, al largo fa più freddo e ci sarà anche vento. È necessario quindi indossare le tute sopra i nostri vestiti. Personalmente avevo: intimo termico, fleece, piumino, pantaloni autunnali, berretto, scarponi da montagna e tuta termica. Insieme alla tuta veongono forniti anche quanti e maschera per gli occhi. Devo ammettere che così bardati le condizioni climatiche sono decisamente sopportabili, tranne forse che per il mio amico Sandro (clicca) che avrebbe dovuto indossare un paio di tute termiche una sopra l'altra. Appena usciti dal porto il capitano spreme a fondo i potenti motori in quanto sembra che alcune balene siano già a portata delle nostre fotocamere. L'esperienza si rivela più divertente del previsto: cavalcare le onde con questo supergommone è una figata pazzesca, sembra di volare, soprattutto quando scavalchiamo le onde e la barca ci viene proprio a mancare sotto il sedere con una sensazione di vuoto tremenda. Abbiamo più culo che anima e nemmeno dopo 10 minuti avvistiamo una coppia di balene. Non facciamo in tempo ad avvicinarci che entrambe si tuffano negli abissi mostrando le code in tutta la loro grandezza e bellezza. A questo punto il capitano mette al minimo i motori e aspettiamo di vederle ricomparire. Dopo circa sette minuti le avvistiamo a meno di 100 metri da noi, ci avvicinamo tantissimo e possiamo scattare foto e fare dei video.

whale1

whale2

Vedere per la prima volta questi immensi e docili bestioni è un'emozione grandissima, non siamo così sculati da vederli saltar fuori dall'acqua ma ci accontentiamo. A metà escursione ci scaldiamo con un superalcolico locale, il Brennívin: un distillato di patate aromatizzato al cumino.

Nella seconda parte dell'escursione avvistiamo un'altra balena, stavolta si tratta di un capodoglio ma sta dormendo per cui ci affianchiamo, siamo tanto vicini da poterlo quasi toccare. Che spettacolo.

Ritorniamo nel porticciolo di Húsavík con i sorrisoni stampati sul volto, abbiamo avuto un culo sfacciato. Non per tutti è così, al mio amico Mirko ad esempio non era andata così bene, non avevano visto nulla, nemmeno un branco di delfini. Valutate quindi questa possibilità prima di prenotare l'escursione visto soprattutto che non è per nulla a buon mercato. Noi semplicemente ci siamo confrontati: "Siamo qui, che fai? Non la fai? Ti ricapiterà mai?" e ci ha detto bene.

Ci togliamo le tute termiche e andiamo alla macchina dove consumiamo il nostro abituale pranzo a base di panini, stavolta tocca ad un ottimo panino con tonno, cipolline e maionese. Ripartiamo in direzione del parco naturale di  Hljóðaklettar. Dopo un trasferimento di circa settanta chilometri abbandoniamo la N85 per prendere la sterrata N862 che percorriamo per circa una decina di chilometri prima di svoltare a sinistra sulla F888 che termina nel parcheggio del parco naturale.

Da qui parte un sentiero che va verso il fiume e che poi si dividerà in tre circuiti, uno molto corto, uno medio e uno più lungo. Visto il tempo a disposizione decidiamo di percorrere il secondo circuito che è di circa un paio di chilometri.

La particolarità del parco di Hljóðaklettar sono le enormi rocce basaltiche che compongono delle geometrie incredibilmente belle.

basalto3

basalto1

La passeggiata è semplice e non faticosa, il sentiero serpeggia tra piccole gole di roccia basaltica fino ad affacciarsi sul fiume Jökulsá á Fjöllum. Anche se è abbastanza tardi il sole non è ancora tramontato e illumina con una pallida luce il paesaggio. Arrivati alla biforcazione che divide i due sentieri più lunghi ci troviamo di fronte ad uno spettacolo incredibile: una grotta di basalto chiamata Kirkjan (la chiesa).

basalto2

La vegetazione è principalmente composta da piante di mirtilli neri e siamo nel periodo dove i frutti sono ormai maturi. Il terreno su cui crescono le piante è muschioso e non è difficile trovare dei funghi porcini.

Ce la prendiamo con calma e ci impieghiamo più di un'ora e mezza per fare due chilometri, ma davvero ne vale la pena. Siamo anche fortunati in quanto, oltre a noi, c'é solo una coppia e una famgilia di italiani (tra i pochissimi incontrati in due settimane di viaggio).

Il circuito che abbiamo percorso è quello segnato in giallo nella mappa che segue.

basalto4

Un riferimento più preciso lo potete trovare qui (clicca).

Finito il giro torniamo sui nostri passi perchè abbiamo prenotato una casetta nella campagna di Keldunes che è a pochi chilometri a nord di Hljóðaklettar, sulla strada N85.

Arrivati a destinazione bussiamo alla porta della nostra ospite che ci da le chiavi di una delle tre casette sistemate nei prati di Keldunes sulla riva del lago Skjálftavatn . Delle tre casette in fila quelle ai lati sono delle minicasette fatte da un cucinino e due grandi letti a castello. La casetta centrale è adibita ai servizi e alle docce. Peccato che sia iniziato a piovere. Parcheggiamo la Duster direttamente di fronte all'ingresso della nostra casetta e portiamo dentro i nostri bagagli e la roba da mangiare.

Ci accorgiamo che non abbiamo pane sufficiente per coprire la cena, la colazione e il pranzo del giorno dopo; stiamo anche esaurendo gli affettati per cui ci rechiamo ad una stazione di servizio distante circa dieci chilometri che ha anche un piccolo store. Per la prima volta ci confrontiamo con i costi di un piccolo supermercato che non fa parte di una catena discount. Il salasso è notevole.

La casetta è davvero piccola ma si dimostrerà decisamente confortevole.

keldunes3

keldunes1

keldunes2

Anche per questa sera non sono previste aurore, tra l'altro piove, per cui, dopo cena, ce ne andiamo a dormire, la giornata di domani si prospetta decisamente impegnativa.


Il lago Mývatn

Nr. Giorno Data Tappa Distanze in Km Tempi di percorrenza
5 28/08/2018 Keldunes - Dettifoss/Selfoss - Hverir - Grjótagjá - Hverfjall - Mývatn Nature Baths - Hlíd Hostel Reykjahlíð 112 2h20‘

Da A Strade Km Tempi Soste
Keldunes Dettifoss Parking West N85+N862 43,9 1h7’ 2h Dettifoss/Selfoss (cascate e piccola passeggiata)
Dettifoss Parking West Hverir N862+N1 44,5 35’ 30’ - 1h con trekk Namafjall Hverir (parco geotermale)
Hverir Grjótagjá N1+N860 5,6 6’ 30’ – 1h Grjótagjá (fenditura nella terra dove sgorga acqua termale)
Grjótagjá Hverfjall N860+N848 5,9 15’ 1h – 2h Hverfjall (cratere)
Hverfjall Mývatn Nature Baths N848+N1 9,4 15’ 3h Bagni termali Mývatn
Mývatn Nature Baths Hlíd Hostel Reykjahlíð N1 5,1 7’

Pernottamento GIORNO 5 e 6 - 28 e 29/08:

Hlíd Hostel

Hraunbrún, 660 Myvatn, Islanda

Tel.: +354 464-4103

Costo: 87€ dormitorio, sacco a pelo, si cucina

day5
La sveglia è abbastanza presto visto il fitto programma che dovremo seguire. Purtroppo è piovuto tutta la notte e nemmeno oggi accenna a smettere, le previsioni meteo non ci fanno ben sperare per il prosieguo della giornata.

Rifacciamo la stessa strada del giorno precedente ma stavolta non svoltiamo al bivio per Hljóðaklettar ma rimaniamo sulla N862. Lungo la larga strada sterrata troviamo dei lavori in corso, il navigatore impazzisce e ci accorgiamo che la strada è in totale rifacimento e segue un nuovo percorso, meno tortuoso, tra le varie colate di lava. Lo sterrato che incontriamo dopo i lavori in corso è uno spettacolo, credo stiano preparando il manto stradale per essere asfaltato in un secondo momento. Stiamo per arrivare al parcheggio Ovest delle cascate di Dettifoss e Selfoss e la strada torna ad essere asfaltata.

Le cascate che visitiamo sono alimentate dal fiume Jökulsá á Fjöllum, lo stesso che passava accanto all'area di roccia basaltiche che avevamo visitato ieri. Dal parcheggio si arriva velocemente alla prima cascata che è Dettifoss. L'acqua fangosa precipita nella gola con un fragore devastante, la portata dell'acqua è impressionante. Il salto venne originato da un tremendo terremoto dovuto ad un'eruzione vulcanica. La cascata è larga 44 metri e profonda 100, è forse quella più impressionante che abbiamo visto, però non la più bella, dovrebbe essere la prima cascata d'Europa come per portata d'acqua. Risalendo il fiume lungo il fianco sinistro arriviamo alla seconda cascata: Selfoss. Questa cascata è a ferro di cavallo, forma diversi salti ed è spettacolare da vedere, molto meno impetuosa rispetto a Dettifoss ma molto più bella.

dettifoss

sellfoss

La giornata non è delle più belle ma, incredibilmente, smette di piovere quando visitiamo le cascate. Non durerà a lungo e appena torniamo alla macchina inizia nuovamente a piovere. Dopo pochi chilometri incrociamo nuovamente la ring road N1 che prendiamo in direzione ovest verso il lago Mývatn.

L'area del lago Mývatn è caratterizzata da una elevatissima attività geotermale e in uno spazio relativamente ristretto ci sono molte cose da vedere.

Visto che è di strada ci fermiamo alla solfatara di Hverir, alle pendici del monte Námafjall. Impossibile non notare questa zona che fa parte dell'area geotermale di Kráfla, il parcheggio è proprio sulla N1 e le pozze di fango bollente sono proprio attaccate alla ring road.

Appena scesi dall'auto si viene assaliti dal forte odore di zolfo che proviene sia dai crateri di fango ribollenti che dal vapore che fuoriesce dalla terra in potenti colonne di fumo bianco spazzate dal forte vento. Per proteggere i fori da cui esce il vapore son stati impilati dei grossi massi a formare delle piccole montagnole ad altezza uomo.

hverir2

Nel frattempo il tempo peggiora, la temperatura cala e la pioggia diventa finissima e spazzata dal forte vento ci sferza incessantemente. Queste condizioni mettono a dura prova la tropicalizzazione della 5D4 che si è comportata egregiamente senza mai lasciarmi a piedi. Prima di scattare dovevo asciugare la lente frontale che si infradiciava dopo qualche secondo, unico accorgimento era quello di tamponarla con dei fazzoletti di carta prima di riporla nello zaino. Per il resto: davvero una roccia, ho visto gente impazzire con le mirrorless.

Peccato per il meteo avverso, coi colori del sole questo posto è una meraviglia; però siamo in Islanda e il meteo è questo: prendere o lasciare.

Ci fermiamo ad osservare ipnotizzati le fosse piene di fango nero e bollente mentre veniamo investiti dai vapori fetidi che escono dal terreno, sono fetidi ma almeno ci scaldano. Proviamo anche a salire sulla cima del monte Námajall ma scegliamo il versante sbagliato, ci si deve arrampicare su un fianco ripido ricoperto di fango ed io, che son un cagasotto di professione, non me la sento di rischiare di cadere sfasciando la reflex per cui rinunciamo. Se fossimo stati più attenti ci saremmo accorti che sull'altro versante c'è un sentiero che arriva comodo sulla cima; poco male, sarà per la prossima volta.

Torniamo alla macchina ma prima ci fermiamo ad osservare ancora una volta l'anticamera dell'inferno.

hverir1

La tappa successiva è un must per tutti i fan de "Il trono di spade": la grotta di Grjótagjá; una fenditura nella terra dove sgorga acqua termale, usata come location per la quinta puntata della terza stagione e conosciuta come "La grotta di Jon Snow". Fino agli anni '70 era usata come luogo di balneazione ma dopo le eruzioni del 1975 la temperatura dell'acqua è salita aprecchio fino ad assestarsi nel tempo a 50°, diciamo che non è propriamente gradevole immergercisi.

grjotaja

Come previsto la visita è brevissima e, mentre il vento si è fatto ancora più forte e la pioggia più intensa, ci dirigiamo verso il grande cratere di Hverfjall.

La salita è breve ma molto ripida ma arrivati in cima quello che vediamo ci toglie il fiato. Il cratere è enorme, sembra creato da un meteorite. È possibile fare tutto il giro del cratere, in una giornata soleggiata sarebbe il massimo. Peccato che il vento sia fortissimo e la pioggia cada incessantemente da ore.

hverfjall

Purtroppo il paesaggio che si vede dalla cime del monte Hverfjall è nascosto da nuvole molto basse. Il vento è talmente forte che si fatica ad avanzare, sembra di essere in un vecchio documentario di Ambrogio Fogar al polo nord. Non riusciamo a completare il giro del cratere anche perchè dopo una giornata intera al vento e sotto la pioggia abbiamo bisogno di scaldarci.

Il programma originale prevedeva un trekk tra le colate laviche di Dimmuborgir subito dopo il vulcano ma preferiamo andare in ostello, posare i nostri bagagli e immergerci nelle calde acque termali del Mývatn Nature Baths (clicca).

L'ostello in cui staremo due notti è il Hlíd Hostel che si trova nella piccola cittadina di Reykjahlíð. Alloggeremo nell'ala dormitorio e condivideremo la stanza con due ragazze francesi.

I bagni termali di Mývatn sono naturali, le grandi pozze sono ricavate dal terreno e sono divise in due aree con temperature leggermente diverse. La vasca più vicina all'edificio delle terme è più calda, la vasca più lontana invece è più fredda. Rimaniamo a mollo per circa tre ore mentre la pioggia cade sulle nostre teste. Ogni tanto le forti raffiche di vento riescono pure a creare delle piccole onde sulla superficie. Immergersi nelle calde acque termali è un toccasana, soprattutto dopo una giornata come quella appena trascorsa.

Dopo tre ore a mollo usciamo che sembriamo dei cotechini. Uscire dall'acqua è traumatico, il vento soffia ancora freddissimo anche se ha smesso di piovere; gli asciugamani che avevamo appeso all'appendiabiti subito fuori dalla vasca sono tutti caduti in terra e sono congelati. Corriamo dentro all'edificio e andiamo a farci una doccia. Quando torniamo alla macchina il cielo è sereno ma il vento c'è ancora.

Ritoriamo in ostello e ci prepariamo quasi due etti di pasta a testa, la cucina è enorme e ci sono ben quattro piani cottura con quattro fochi ciascuno, tre frighi e due forni. Il dormitorio è davvero molto grande ed è particolarmente affollato.

Esausti andiamo a dormire, conosceremo le nostre compagne di stanza soltanto il mattino dopo.


Secondo giorno al Mývatn

Nr. Giorno Data Tappa Distanze in Km Tempi di percorrenza
6 29/08/2018 Hlíd Hostel Reykjahlíð – Skútustaðagígar – Hofdi – Dimmuborgir - Krafla - Hlíd Hostel Reykjahlíð 63,4 1h6

Da

A

Strade

Km

Tempi

Soste

Hlíd Hostel

Skútustaðagígar

N1+N848

16,1

16’

1h 30’

Skútustaðir (passeggiata di circa 1h)

Skútustaðagígar

Hofdi

N848

7,4

7’

1h – 1h30’

Hofdi (passeggiata nel bosco da dove poi si vedono particolari formazioni rocciose nel lago)

Hofdi

Dimmuborgir

N848

3,2

4’

2h

Dimmuborgir (trekk di circa un paio d’ore)

Dimmuborgir

Krafla + Leirhnjúkur

N848+N1+F863

20,2

22’

1h (Stora)

+ 2h (Leirhnjúkur)

Krafla (trekk al cratere Stora circa 1h)  + Leirhnjúkur (trekk di un paio d’ore alla zona dei crateri)

Krafla + Leirhnjúkur

Hlíd Hostel

F863+N1

4

10’

2h

Pernottamento GIORNO 5 e 6 - 28 e 29/08:

Hlíd Hostel

day6

La giornata inizia come sempre con una buona colazione. A differenza di ieri il cielo è limpido e a breve il sole ci riscalderà.

Decidiamo che la prima destinazione della giornata sarà la passeggiata tra i crateri di Skútustaðagígar. Si trova esattamente dalla parte opposta del lago ma la si raggiunge in meno di una decina di minuti. Proprio di fronte al parcheggio della passeggiata c'è un distributore di benzina Orkan, lo stesso di cui abbiamo la tessera per cui decidiamo di fare il pieno, non si sa mai.

Il sole è già sorto ma scalda poco, bisognerà attendere ancora un po'. Iniziamo quindi la nostra passeggiata tra i bassi crateri ricoperti di erba, la loro conformazione è talmente particolare da ricordare il suolo lunare però ricoperto da vegetazione. La passeggiata farebbe un lungo giro intorno ad una piccolo laghetto proprio accanto al lago Mývatn ma, tanto per cambiare, il tempo è tiranno e vorremmo vedere quanto più possibile di questa splendida zona geotermale.

sukustadir

Il luogo si presterebbe ad una ripresa col drone ma aihmè il vento è troppo forte per far volare il piccolo Mavic.

Decidiamo quindi di proseguire con il nostro minitour del Mývatn e ci facciamo una passeggiata nel piccolo bosco di Hofdi. Si trova ad est del lago e a pochissimi chilometri a nord di dove siamo ora. Non facciamo nemmeno in tempo a salire in auto che siamo arrivati. Nel frattempo il sole è alto e fa il suo dovere: dona dei colori meravigliosi al paesaggio e ci scalda finalmente. Dopo la giornata di ieri ci voleva proprio.

La passeggiata ci porta via meno di un'ora, il sentiero è molto breve ed è ad anello. Lungo il sentiero troviamo tanti funghi porcini, che rabbia non aver tempo per cucinarli, per cui li lasciamo dove sono.

Il bosco di Hofdi ha tutte le sembianze di un giovane bosco alpino composto da abeti e pini molto giovani con la differenza di non crescere su un pendio montuoso ma su una pianura lacustre. Se non fosse per la conformazione rocciosa lavica delle sponde del lago si potrebbe pensare di essere quasi in Alto Adige.

La prossima tappa prevede un breve trekking tra le colate laviche di Dimmuborgir, quello che avremmo dovuto fare ieri ma a causa della pioggia incessante abbiamo posticipato ad oggi.

Sono circa le 11 del mattino quando entriamo nell'area di Dimmuborgir, fa decisamente più caldo anche se ovviamente non siamo in maniche corte. Una decina di metri dopo l'ingresso incontriamo un cartello informativo sui percorsi disponibili. Ce ne sono di facili, facilissimi e superfacili; tranne uno che il cartello dice essere "estenuante e difficoltoso" perchè passa proprio sulle colate e non ci gira semplicemente intorno. Scegliamo quello, al massimo, se le cose si fanno troppo impegnative, si torna indietro.

Ebbene, il sentiero si è dimostrato estremamente semplice, può farlo praticamente chiunque e, vuoi forse per il terrorismo fatto da cartello informativo, non incontriamo praticamente nessuno; il massimo della vita sono state due persone e due pecore che ci guardavano incuriosite.

Il sentiero si snoda in una gola protetta da due grandi colate, solamente alla fine si scavalca una colata risalendo per il pendio formato da rocce nere e taglienti. Alla base della gola c'é un fitto bosco di mirtilli rossi attraversato dal sentiero e dove ogni dieci metri si potrebbero raccogliere tanti funghi porcini da sfamare un esercito.

brise

Il trekk dura circa un paio d'ore con dei saliscendi poco faticosi anche se si svolge in parte sulle rocce laviche.

Una volta terminato il trekk andiamo in auto e pranziamo col solito panino fatto col pane in cassetta, salumi dal dubbio sapore e un formaggio ai funghi che in Italia non mangerei nemmeno sotto minaccia armata.

La seconda parte della giornata si svolgerà ad una ventina di chilometri a nordest del Mývatn, esattamente a Krafla. Ripercorriamo a ritroso la strada del giorno precedente, passiamo il centro termale, il parco geotermale di Hverir e poi svoltiamo verso nord.

Prima di arrivare nella zona di Krafla passiamo accanto ad una centrale geotermica davvero enorme, i tubi che portano il vapore alla centrale attraversano la strada formando quasi un androne sotto il quale passare con l'auto.

La prima tappa nella zona di Krafla è il giro del cratere dentro al quale c'è il lago Víti.

Fortunatamente non c'è molta gente, sarà per il vento che ha ricominciato a soffiare forte o per il meteo in rapido peggioramento. Subito aveva iniziato a piovigginare, la solita pioggerellina sottile, in stile inglese; pioggerella che poi si è trasformata in pioggia di ghiaccio. Il vento era talmente freddo che le sottili gocce d'acqua si erano trasformate in cristalli di ghiaccio che ti rimbalzavano addosso scivolando via sulle giacche idrorepellenti. Il meteo in Islanda è davvero assurdo, non appena smetteva di piovere ghiaccio spuntava il sole che generava arcobaleni un po' ovunque, salvo poi essere nuovamente sferzati dal vento gelido e dalla pioggerella che nel frattempo aveva ricominciato a scendere.

Il paesaggio però è uno di quelli che non si dimenticano. Quando le nuvole lasciano filtrare la luce del sole i colori smorti del lago e della terra si accendono improvvisamente, sembra quasi che qualcuno stia giocando con le regolazioni del colore di una tv.

viti

Per fare il giro del cratere ci vuole circa un'ora, dopodichè ci dirigiamo verso Leirhnjùkur, che dista a meno di un chilometro da Víti.

Qui ci aspetta un trekk tra le colate laviche di circa un paio d'ore. Inizialmente dal parcheggio si procede verso la grande pozza di fango bollente, per facilitare l'accesso all'area sono state costruite delle lunghe passerelle di legno in quanto, quando piove, il terreno sottostante si trasforma in una poltiglia fangosa. Una volta raggiunta la pozza di fango bollente è possibile procedere lungo due sentieri che portano entrambi alla cima della piccola montagnola che sovrasta la zona. Decidiamo di percorrere il sentiero più lungo che vediamo essere deserto, la maggiorparte delle persone sale direttamente sulla piccola montagna. Mai scelta fu più azzeccata. In meno di venti minuti di cammino tra le colate laviche ci ritroviamo totalmente isolati dal resto del mondo. La particolarità di quest'area è il fatto che le colate non si sono formate dalla lava che è scesa dalla pendice di un vulcano, bensì dalla lava che fuoriusciva da delle enormi spaccature del suolo. Le ultime due eruzioni sono avvenute nel 1975 e nel 1984; qui la crosta terrestre è talmente sottile e in alcuni punti il suolo è talmente caldo che ancora oggi sono presenti decine di bocche fumanti che trasformano questo deserto di lava un una valle dall'aspetto infernale.

Solamente una volta saliti sulla piccola montagna ci si può rendere conto della vastità delle colate che ci circondano e di quanto possa essere ostile all'uomo quel luogo.

Leirhnjukur

Scendiamo dalla montagna e ci dirigiamo verso l'auto. La giornata è quasi conclusa, ma prima di tornare all'ostello ci dobbiamo fermare a fare un pochino di spesa. I due giorni al Mývatn sono stati decisamente impegnativi, sia per l'elevato numero di escursioni, sia dal punto di vista climatico che, credetemi, se non siete abituati vi mette alla prova.

Una doccia calda dopo cena ci rimette a nuovo e siamo pronti ad affrontare un lungo tragitto verso le highlands, prossima meta: Askja.


Le Highlands

Nr. Giorno Data Tappa Distanze in Km Tempi di percorrenza
7 30/08/2018 Hlíd Hostel Reykjahlíð – Dreki Askja 161 3h 16‘

 

Da A Strade Km Tempi Soste
Hlíd Hostel Dreki Askja N1+F905+F910 161 3h 16’ Tutta la giornata

Trekking ai due laghi.

Askja (Lago Öskjuvatn) Askja (Lago Víti)

   

Pernottamento GIORNO 7 – 30 AGOSTO:

Dreki Hut

Location: 65°02.503N - 16°35.690W (map datum: WGS 84). 780m
Contatti FFA: e-mail: ffa@ffa.is

Tel.: +354 462-2720

PRENOTAZIONE FATTO ROBERTO

day7

Askja, insieme al Landmannalaugar, è uno dei motivi principali per cui sono voluto venire in Islanda. Askja è una zona delle highlands che comprende il grande lago Oskjuvatn e il piccolo lago di acqua termale chiamato Víti.

Raggiungere Askja non è affatto semplice e il tragitto è quella cosa che, se riesce, rende tutto il viaggio ancora più bello.

Per raggiungere Askja dal Mývatn ci sono fondamentalmente due strade. La prima, più breve, parte dalla N1 pochi chilometri ad est del Mývatn e scende verso sud, direttamente ad Askja; è la F88 che però ha due grossi torrenti da guadare. Troppo profondi per la nostra Duster che rischierebbe di aspirare acqua e fermarsi inesorabilmente dentro il torrente. E' un rischio che non vogliamo correre per cui decidiamo di percorrere la N1 per circa 80km verso est fino ad incrociare la F905 e successivamente la F910. Così facendo ci allunghiamo di molto la strada ma i guadi da attraversare sono sempre due ma dovrebbero essere attraversabili anche dalla Duster. Ho usato il condizionale non a caso. Il livello dei torrenti dipende dalle condizioni climatiche. Se ad esempio il giorno prima avesse piovuto molto forse i torrenti non sarebbero stati attraversabili dalla Duster. Per quello avevamo chiesto una Jimny, che sarà sicuramente più scomoda, ma decisamente più affidabile in certi frangenti. Alla fine però ci va bene. Appena entrati nella F905 ci fermiamo al piccolo paese di Modhrudalur per chiedere informazioni ai rangers sulla percorribilità delle strada per Askja. Ci dicono che siamo fortunati, i torrenti sono guadabili e non è prevista pioggia per qualche giorno. Senza perdere troppo tempo ci rimettiamo in marcia e la strada che percorreremo sarà, dal mio punto di vista, la strada più bella che abbia mai percorso in vita mia.

Il paesaggio che ti circonda è quando di più inospitale mi sia capitato di vedere, la lingua di strada sterrata continua a cambiare di consistenza, colori e difficoltà. Da un semplice sterrato con qualche buca si passa a dei veri e propri campi minati con voragini assolutamente da evitare, pena dei sobbalzi che nemmeno alle giostre sul Tagadà.

Di punto in bianco il tracciato scompare, di fronte non c'è più lo sterrato ma una colata lavica e la strada sembra termirare proprio contro di essa. Ci avviciniamo a passo d'uomo finchè non vediamo dei paletti di legno che servono per indicare la carreggiata: la strada continua sulle colate formate per lo più da rocce levigate ma bisogna stare molto attenti perchè ogni tanto spuntano delle rocce taglienti su cui è meglio evitare di salire con le gomme. I lunghi rettilinei si trasformano in curve strettissime che seguono improbabili percorsi attraverso le colate.

Poi, d'improvviso la sabbia, la macchina tende a galleggiare ed ad andare alla deriva seguendo i solchi delle vetture che ci hanno preceduto, fermarsi vorrebbe dire insabbiarsi.

Poi il primo guado. Non avevo mai guadato un torrente in vita mia e devo dire che ero parecchio agitato. Avevo visto decine di video su YouTube, avevo chiesto ad amici esperti che guidano 4x4 tutti i giorni, avevo anche chiesto ai Rangers, ma finchè non provi non puoi capire.

La regola numero uno per guadare un torrente è farlo dove l'acqua è più bassa, per capirlo ci sono due modi. Il primo è a vista, senza scendere dalla vettura: dove l'acqua è calma allora è più profonda, dove l'acqua forma delle increspature sulla superficie allora è meno profonda. Il secondo modo è scendendo dalla macchina e attraversando a piedi il torrente, solo così ci si può rendere conto al 100% di quanto sia profonda l'acqua. Si tratta ovviamente di torrenti di formazione glaciale, avete idea di quanto possano essere freddi?

La seconda regola è quella di affrontare il guado formando un arco durante la percorrenza, la vettura deve essere esposta di fianco alla corrente per il minor tempo possibile.

Avevamo messo in conto entrambi la possibilità che la nostra Duster non ce la facesse col rischio di dover chiamare i soccorsi per farci tirare fuori, pagando ovviamente uno sproposito tra soccorso e danni alla vettura: nessua assicurazione copre i danni dovuti ai guadi.

Avessimo avuto la Jimny mi sarei comportato in questo modo: mi sarei fermato subito prima del guado, avrei bloccato il differenziale centrale, avrei innestato la seconda ridotta e avrei affrontato il guado a passo d'uomo senza mai fermarmi.

Purtroppo abbiamo la Duster e allora: mi fermo poco prima del guado, controllo che il selettore della trazione sia bloccato su 4x4, inserisco la prima, lascio la frinzione e tengo un filo di gas; ah si, prego! Lentamente la Duster attraversa il corso d'acqua facendole formare un arco durante la percorrenza. La macchina sobbalza parecchio, il fondo del torrente non è fatto di terra battuta ma da grosse pietre che si assestano durante il passaggio. Appena messo il muso della Duster nell'acqua sto attento che non si formi un'onda che possa superare il cofano, il rischio di aspirare acqua al posto dell'aria è alto. Dieci secondi dopo il guado di circa 40cm era stato superato.

Sarà una stupidata ma posso assicurare che alla fine avevo un sorriso ebete stampato in volto e non vedevo l'ora di affrontare il secondo.

Il secondo guado era più breve ma più profondo; ciononostante è stato superato con successo.

Gli oltre 100Km di sterrato che ci portano al rifugio Dreki (clicca) necessitano di circa tre ore per essere percorsi; tutto è andato per il meglio, non abbiamo forato e non ci siamo piantati nei guadi. Ammetto che la concentrazione necessaria per guidare su quelle strade è decisamente elevata, più di quanto non mi fosse mai capitato prima. Il premio lo si ha semplicemente guardando attraverso il parabrezza e i finestrini. Spazi infiniti di terra nera e cieli azzurrissimi, di quando in quando la splendida monotonia del paesaggio viene interrotta da picchi montuosi ricoperti di neve. Uno spettacolo così non me lo dimenticherò mai.

f905

Arriviamo a Dreki, posiamo velocemente i bagagli in quella che è una stanza da sette ma siamo solo in due. La fortuna continua ad assisterci perchè tutto il rifugio sarà a nostra disposizione insieme ad altre due coppie: una di francesi e una di spagnoli.

Riprendiamo immediatamente la macchina per raggiungere il parcheggio da cui poi inizieremo la passeggiata che ci porterà ai laghi. Sono le 13:00 e dobbiamo fare in fretta; i rangers ci hanno avvisato che dalle 20:00 in poi inizierà una tempesta di vento e sabbia.

Da Dreki al parcheggio di Askja sono altri 13Km che percorriamo in circa 25 minuti. Una sorpresa ci attende quando arrivamo a destinazione: la notte è nevicato per cui tutto il paesaggio è imbiancato. Non è nevicato molto, circa cinque o sei centimetri, non di più, questo rende il paesaggio ancora più particolare. Vedere Askja con la neve non è una cosa che accade tutti i giorni. Solitamente quando c'é la neve le strade sono chiuse.

Sono circa tre i chilometri che separano il parcheggio dai laghi. Ci incamminiamo ma la neve caduta ci fa procedere lentamente. Incrociamo pochissime persone e la cosa non può che farci piacere. Quello che vediamo una volta arrivati ci toglie il fiato.

Sullo sfondo c'é il grande lago Oskjuvatn circondato da alte montagne innevate, le acque sono blu scure, il lago è profondo e l'acqua freddissima. Solo una stretta lingua di terra color ocra e ricoperta a tratti di neve separa il grande lago col piccolo lago di acqua termale Víti. Le sue acque sono quasi bianche di zolfo e calcare, purtroppo la neve rende la discesa al Víti impossibile, le ripide pareti fangose non permetterebbero di risalire una volta scesi. Peccato, mi ero portato dietro il costume per fare il bagno, sarà per un'altra volta.

Attualmente credo che i cinque paesaggi più belli che abbia visto in vita mia posso riassumerli con questa classifica:

  1. Landmannalaugar (Islanda)
  2. Askja (Islanda)
  3. Dead Vlei (Namibia)
  4. Monument Valley (Stati Uniti)
  5. Vinicunca detta anche Rainbow Mountain (Perù).

Credo che (forse) tra qualche mese le lagune boliviane scaleranno questa mia personale classifica.

Askja quindi si inserisce bruscamente al secondo posto.

askja

Facciamo tutto il giro del piccolo Víti, purtroppo non possiamo risalire la montagna per poter godere di un punto di vista privilegiato a causa della neve. Ci accontentiamo visto che, nel frattempo, siamo rimasti soli però a malincuore siamo costretti a tornare alla macchina, il tempo sta rapidamente peggiorando e non vogliamo trovarci lì in mezzo durante una tempesta.

Torniamo a Dreki che sono quasi le otto di sera e come previsto dai rangers inizia la tormenta; dapprima un vento insistente, poi a raffiche sempre più forti fino a diventare una bufera incessante. Ne approfitto durante la prima fase, quando il vento è ancora sopportabile, esco e vado a farmi una doccia nella casetta che dista una trentina di metri dall'edificio principale del rifugio. Il vento che soffia è a dir poco gelido.

Doccia fatta, rientriamo al rifuzio e iniziamo a preparare la cena; nel frattempo la tempesta infuriava facendo tremare l'edificio con le pareti di legno. Tra noi sei ci guardiamo sorridendo ed ostentando sicumera, ma in cuor nostro ci stavamo cacando sotto. I "porcaputtana che vento" si mescolavano al "merd ce vent" e al "este viento es una puta".

Anche se il sole è tramontato c'è ancora parecchia luce e questo mi permette di vedere quanto sia stato idiota a non parcheggiare la Duster in modo che fosse riparata dal vento e protetta dagli edifici. Le raffiche la fanno ondeggiare nervosamente e qualcuna riesce pure a spostarla di qualche centimetro. Non posso rischiare di lasciarla lì in mezzo, prendo il coraggio a due mani, mi rivesto ed esco. Il vento e la sabbia quasi mi buttano a terra, solo per miracolo arrivo in piedi alla macchina e mi aggrappo alla maniglia. Sblocco la serratura e con una fatica immensa riesco ad accedere all'abitacolo. Accendo il motore e cerco di parcheggiarla dietro alla fila di casette che formano il rifugio. Il vento ha una forza aspirante incredibile e la macchina sembra pesare pochi grammi sul terreno tanto che, mentre tento di sterzare, continua ad andare dritta. Il vento cala improvvisamente, la macchina riprende trazione e allora ne approfitto per parcheggiarla in un posto riparato. Scampato pericolo, ma che paura.

Rientro al rifugio trionfatore, ora toccava allo spagnolo e al francese fare la stessa cosa.

Passiamo il resto della serata cenando con una pasta al pomodoro semplicemente superlativa, i nostri compari ci invidiano apertamente, certo si sta parlando di spaghetti con sughi precotti in vasetto, ma alla fine non sono così male. Dopo cena ci scambiamo le classiche informazioni su dove stiamo andando e dove siamo stati, questi momenti sono davvero preziosi perchè le informazioni raccolte durante il viaggio sono impagabili.

Andiamo tutti a dormire per mezzanotte, ognuno nelle proprie stanze da 7/8 persone, che culo.


I fiordi dell'est

Nr. Giorno Data Tappa Distanze in Km Tempi di percorrenza
8 31/08/2018 Dreki Askja – Egilsstaðir 230 4h 33‘

 

Da A Strade Km Tempi Soste
Dreki Askja Egilsstaðir F910+F905+N1 177 3h 37’ 1h 30’ (spesa)

SPESA

Egilsstaðir Seyðisfjörður N1+N93 26,8 30’ 1h Seyðisfjörður (strada panoramica per arrivare al fiordo)
Seyðisfjörður Egilsstaðir N93+N1 26,8 30’

Pernottamento GIORNO 8 - 31 AGOSTO:

Eidar Guesthouse

Eiðar, Fljótsdalshérað, 701 Eiðar, Islanda

Costo: 79,85€ - STANZA DOPPIA, SI CUCINA

 day8

Durante la notte la tempesta ha spazzato via tutte le tracce dei veicoli sullo sterrato e quando ci rimettiamo in marcia siamo i primi a calcare la strada. Facciamo esattamente la stessa strada del giorno prima per cui sono pronto ad affrontare tutte le insidie al contrario. Passeremo la parte sabbiosa, saliremo sulle colate laviche, riattraverseremo i due guadi, ci faremo saltare le otturazioni sulla parte corrugata, schiveremo il campo minato e finalmente torneremo sull'asfalto fino ad arrivare ad Egilsstaðir. E' incredibile come la stessa strada fatta al contrario sia talmente diversa, basta semplicemente cambiare il punto di vista e sembra un altro viaggio. E' come quando vai in montagna a camminare, sali concentrato sulla fatica e sulla meta, ogni tanto ti fermi e ti giri a guardare indietro; quello che vedi è un mondo diverso.

Arriviamo alla cittadina di Egilsstaðir in anticipo sulla tabella di marcia, ci fermiamo a fare spesa, facciamo il pieno di carburante e andiamo presso il nostro B&B ma ci aspetta una sorpresa. La camera non è come l' abbiamo scelta noi, sulla prenotazione le indicazioni erano molto diverse. Quella prenotata era già stata occupata. Chiediamo se possiamo disdire con il rimborso, nonostante sia possibile fino a 24 ore prima; visto il disguido ci annullano la prenotazione e non ci scalano i soldi dalla carta di credito. Cerchiamo quindi un'altra sistemazione che troviamo in brevissimo tempo, alloggeremo in una bella camera al Eidar Guesthouse (clicca).

Abbiamo ancora una mezza giornata a disposizione per cui andiamo verso il piccolo villaggio di Seyðisfjörður. La strada per arrivarci è semplicemente spettacolare; dapprima sale di circa 800 metri, poi, una volta arrivati in cima, comincia a scendere in una valle spettacolare, sembra di stare al Jurassic Park. L'ampia valle è circondata da montagne dalle pareti molto ripide ricoperte di muschio ed erba, la particolarità di queste pareti è la stratificazione e il numero incredibile di cascate che scendono da esse.

egilstadir1

Il piccolo paese è un gioiellino con una strada dedicata a ristoranti e negozi che è un classico da fotografare.

egilstadir2

Decidiamo di proseguire lungo il fiordo su una strada sterrata, vediamo se riusciamo ad arrivare fino alla punta del fiorno. Purtroppo la strada si interrompe a metà, siamo a casa di qualcuno, in una fattoria dove da poco è stata tagliata l'erba e siamo circondati dalle pecore. Più in basso, una casetta che funge da magazzino, funge da soggetto principale per un paesaggio quasi bucolico.

egilstadir3

La nostra avventura termina poco dopo essere cominciata. Mestamente torniamo sui nostri passi e ci fermiamo ancora un po' nel bellissimo villaggio di Seyðisfjörður. Qui mi sbizzarisco con la reflex e faccio largo uso dei filtri ND.

egilstadir4

Finito il giretto torniamo al nostro B&B, è già ora di cena, la giornata è stata molto tranquilla; dopo le prime tre ore di sterrato è stato tutto in discesa e ci siamo finalmente rilassati un pochino.

Piccola disavventura degna di nota: qualche sera prima avevamo visto un gruppo di persone prepararsi per la cena uova e bacon; ci era salita una voglia incredibile di farli anche noi. Avevamo comprato tutto, compreso i fagioli neri per cucinarli a mo' di Tex-Mex.

Entriamo nella cucina del B&B ed iniziamo a cucinare il bacon. Per farlo "all'americana" deve essere bello abbrustolito. Beh, si, abbrustolito era abbrustolito, peccato che per arrivare alla cottura perfetta ho fatto un casino: ho riempito di fumo la cucina ed è ovviamente scattato l'allarme antincendio che non ha smesso di urlare per circa dieci minuti. È stato l'intervento del proprietario a far tornare la quiete. Nuova regola: occhio agli impianti antincendio quando fate da mangiare.


Verso Sud

Nr. Giorno Data Tappa Distanze in Km Tempi di percorrenza
9 01/09/2018 Egilsstaðir - Höfn 237 3h 37‘

 

Da A Strade Km Tempi Soste
Egilsstaðir Hengifoss N1+N95+N931 35,6 31’ 2h Hengifoss (trekk di due ore alla cascata)
Hengifoss Djúpivogur N931+N95+N1 96,8 1h 35’ 30’ (spesa) SPESA
Djúpivogur Hvalnes Lighthouse N1 53,3 42’ 1h Hvalnes Lighthouse (faro e spiaggia nera)
Hvalnes Lighthouse Höfn N1+N99 50,6 41’

Pernottamento GIORNO 9 – 1 SETTEMBRE:

Höfn Hostel

Hvannabraut 3, 780 Höfn, Islanda

Tel.: +354 781-5431

COSTO: 140 EURO – DORMITORIO, SACCO A PELO, SI CUCINA

day9

Oggi inizia la seconda parte del viaggio, anche se ad essere sinceri la metà era segnata da Askja, ma dal punto di vista geografico è oggi che avviene il cambiamento. Inizia lo spostamento verso la parte sud dell'isola, la parte più dura, vicino ai ghiacciai, quella maggiormente tormentata dal vento.

La prima tappa è alla cascata di Hengifoss. Questa cascata è una delle più caratteristiche d'Islanda, è alta più di 120 metri ed è racchiusa in una magnifica gola nei pressi di Hallomormstaður, ancora nella parte orientale dell'isola. La parete rocciosa dalla quale si tuffa presenta conformazioni basaltiche nella parte alta, mentre nella parte bassa sono presenti stratificazioni fossili. La giornata è splendida, il vento tira, come sempre, ma è meno forte del solito; questo rende la salita alla cascata molto gradevole. E' un trekk di circa un paio d'ore che ci mostra la cascata già da molto lontano. Anche oggi non incontriamo molta gente, evidentemente, essendo dalla parte opposta della capitale, il flusso turistico è meno intenso.

hengifoss

La cascata è anche a favore di sole per cui non è difficile scorgere degli arcobaleni che attraversano la valle. Rimaniamo ad ammirare questo spettacolo per circa un'oretta e poi, pian piano scendiamo perchè i chilometri da percorrere saranno parecchi.

Per raggiungere la località di Hvaines col suo famoso faro, il navigatore ci segna di tornare indietro fino ad Egilsstaðir e da lì prendere la N1 che corre lungo la costa e i fiordi di sud-est. Ci sarebbe però un'alternativa, prendere la N95 che è una strada sterrata larga che taglia un intero fiordo facendoci risparmiare qualche chilometro.

Avendo già percorso diversi chilometri sui fiordi decidiamo di prendere la strada sterrata. Mai decisione si rivelò più azzeccata. La strada è panoramica e si attraversa una valle battuta dal vento e senza nemmeno un filo d'erba. La strada è panoramica e si riesce a mantere una discreta velocità. Prima di scendere verso la costa il paesaggio muta ancora una volta mostrandoci una vallata verdissima che finisce nel freddo mare del sud dell'Islanda.

Attraversiamo successivamente la cittadina di Djúpivogur, dove, secondo programma, avremmo dovuto fermarci per fare un pochino di spesa; però il giorno prima avevamo fatto rifornimento di provviste per cui abbiamo tirato diritto fino ad arrivare al faro di Hvalnes.

Le montagne del sud dell'isola sono più alte e giovani, le cime sono frastagliate e cupe rendendo il paesaggio molto meno dolce rispetto al nord. Il vento è aumentato di intensità e le folate fanno quasi sbandare la Duster. Arriviamo al faro che, devo dire la verità, un pochino ci delude, speravamo meglio. Quello che invece non ci delute è la lunghissima lingua di pietre nere che separa il mare dalla terra ferma creando una laguna dove riposano centinaia di gabbiani.

Scendiamo dall'auto per scattare delle foto e a momenti il vento ci porta via. Si fatica a stare in piedi e ci si può quasi lasciar cadere contro vento e rimanere sospesi in una specie di planata, la cosa ci diverte parecchio, personalmente non lo avevo mai provato prima.

hvalnes

Arriviamo alla cittadina di Höfn e ci rechiamo subito all'ostello (clicca).

Siamo i primi ad alloggiare in una camerata da 12 persone, l'ostello è molto grande, ben arredato, pulitissimo, con dei bagni ben curati. Abbiamo finalmente qualche ora per rilassarci prima di cena. La camera si riempie qualche ora dopo e devo dire che nonostante fossimo in 12 persone sembrava di essere da soli. Nessun telefono che squillava, per comunicare si sussurrava, che spettacolo.


Ghiacciai ed Icebergs

Nr. Giorno Data Tappa Distanze in Km Tempi di percorrenza
10 02/09/2018 Höfn - Kirkjubæjarklaustur 220 3h 3‘

 

Da

A

Strade

Km

Tempi

Soste

Höfn

Hoffelsjökull

N99+N1

22,9

28’

30’

Hoffelsjökull (laguna con icebergs)

Hoffelsjökull

Jökulsárlón

N1

69

1h

3h

Jökulsárlón escursione con anfibio

Jökulsárlón

Skaftafell / Vatnajökull National Park

N1

56,6

46’

1h 30’

Skaftafell (escursione alla cascata di Svartifoss e visita alla fattoria)

Skaftafell / Vatnajökull National Park

Kirkjubæjarklaustur

N1

71,6

55’

Pernottamento GIORNO 10 – 2 SETTEMBRE:

Hvoll Guesthouse

Hvoll Road 201, 880 Kirkjubæjarklaustur, Islanda

Tel.: +354 865-8913

141 EURO – STANZA DOPPIA, SI CUCINA E BARBECUE

day10 

Oggi ci aspetta una delle visite più attese del nostro viaggio in Islanda: il tour anfibio nella baia degli icebergs di Jökulsárlón. Come di consueto ci svegliamo molto presto, siamo tra i primi insieme ad una ragazza germanica e sua mamma. Appena svegli prendiamo le nostre cose ed usciamo dalla stanza per non disturbare gli altri che dormono. Andiamo in bagno a lavarci e vestirci e subito dopo facciamo la consueta colazione. Non vedo l'ora di addentare il tortino marmorizzato ricoperto di cioccolato. Fa parte ormai della mia routine mattutina dal primo giorno. Col freddo, lo strato di cioccolato che ricopre il tortino diventa duro e croccate ma una volta che indingi la fetta nel tè caldo allora si ammorbidisce fino a diventare quasi una crema, parte del cioccolato si scioglie nella tazza mescolando il suo sapore zuccherino a quello amaro del tè, che goduria.

Carichiamo i bagagli nella nostra Duster che ormai ha cambiato colore, è sporca da far paura anche se il peggio lo darà tra qualche giorno.

La prima sosta è molto vicina e la facciamo nella laguna di Hoffelsjökull. Siamo i primi ad arrivare, parcheggiamo e saliamo un piccolissimo promontorio che affaccia sulla laguna. Il cielo è plumbeo anche se le nuvole non mi paiono cariche di pioggia, inoltre, incredibilmente, non tira vento e apprezziamo un silenzio quasi artificiale.

La particolarità di questa laguna è il colore degli icebergs e dell'acqua. Il ghiacciaio, nella parte finale della sua corsa verso la laguna preme su uno strato roccioso molto tenero di colore nero, probabilmente cenere solidificata sotto la pressione dei ghiacci. Quello che ne risulta sono degli enormi icebergs levigati e striati di nero che galleggiano su acqua marrone e quieta. Ogni angolo di Islanda è una sopresa che ti lascia inebetito. Mentre Laura scende verso la laguna raccogliendo pietre vulcaniche io preparo il drone per un sorvolo che mi regalierà delle immagini stupende da inserire nel video.

Hoffelsjokull

Rimaniamo in questo luogo magico per circa un'ora, fino all'arrivo delle prime persone che guarda caso sono proprio le due donne germaniche che dormivano in ostello con noi. Le salutiamo e lasciamo che anche loro si godano questo spettacolo nel silenzio più incredibile.

Saliamo in macchina già felicissimi e l'ora di trasferimento in auto verso Jökulsárlón vola. Questa il lago di origine glaciale più famoso dell'isola e si trova proprio sulla N1. Con i suoi 260 metri di profondità è anche il lago più profondo d'Islanda. Si trova a sud del ghiacciaio Vatnajökull, il più grande d'Europa, ed è formato dallo scioglimento dei suoi ghiacci. Il lago si tuffa in mare attraverso uno stretto e brevissimo canale. La corrente trasporta gli icebergs in mare i quali poi vengono depositati in piccoli frammenti sulla lunga spiaggia di sabbia vulcanica nera: la famosa diamond beach; chiamata così perchè i trasparenti blocchi di ghiaccio sembrano dei giganteschi diamanti sparsi per tutta la spiaggia.

diamondbeach

Dall'Italia avevamo prenotato un giro con un anfibio nelle acque del lago glaciale in modo da poter osservare da vicino i giganteschi icebergs. L'anfibio accoglie a bordo circa una ventina di persone, saliamo e si parte nel giro di una mezzora; tempo di scattare alcune foto agli icebergs che si trovano vicino alla riva e intorno ai quali nuotano delle simpaticissime foche.

Il grosso anfibio si muove lentamente e goffamente sulla terraferma mentre una volta messa la chiglia in acqua le cose cambiano e sembra essere abbastanza agile nonostante le dimensioni.

La guida ci spiega che i ghiacci si stanno sciogliendo sempre più velocemente e il fronte del ghiacciaio si sta ritirando di diversi metri ogni anno. Ci avviciamo ad un grosso icebergs e la guida, aiutato da una persona a bordo di un piccolo gommone che ci segue a poche decine di metri, stacca un pezzo di ghiaccio usando un martelletto; frantuma il ghiaccio in pezzi grandi come dei cubetti e ce lo porge in modo da poterlo "gustare". Stiamo bevendo la storia, il ghiaccio che si sta sciogliendo nella nostra bocca ha più di duemila anni.

Il giro sul mezzo anfibio dura meno di un'ora, più che sufficiente per avvicinarci al fronte del ghiacciaio e scattare qualche foto.

jokulsarlon

Dopo il giro sul mezzo anfibio pranziamo e ci facciamo una passeggiata sulla diamond beach. Le forme che assumono i ghiacci sulla spiaggia sono incredibili e a volte sembrano forme di animali. Alcuni sono piccoli come palline da golf, atri pezzi di ghiaccio sono grandi come delle auto.

Risaliamo in macchina che è appena iniziato a gocciolare, speriamo che smetta presto perchè dobbiamo fare un breve trekk di un'ora per raggiungere la cascata di Skaftafell.

Raggiungiamo il parcheggio all'attacco del trekk per la cascata che sta ancora piovendo, anzi, sta piovendo a dirotto. Ormai siamo abituati, indossiamo i nostri indumenti idrorepellenti e si parte. Facciamo una prima parte dentro un boschetto di giovani pini e troviamo lungo il sentiero una notevole quantità di funghi porcini. Appena usciti dal bosco il meteo ci sorride: smette di piovere ed un sole pallido fa capolino dietro alle nuvole. Non ho portato con me il drone in quanto, proprio all'inizio del sentiero, c'erano esposti dei cartelli che dicevano chiaramente che era vietato l'uso. Ecco, come non detto, arrivati in cima sembrava di essere in un eliporto ed io, pirla, non avevo dietro il drone. Tornare indietro e rifarmi un'altra ora di salita proprio non era il caso, però mi sono mangiato le mani.

Devo dire che il rumore dei numerosi droni non è poi tanto fastidioso in quanto coperto dal fragore della belissima cascata basaltica.

skaftafell

C'é molta gente a visitare questa cascata per cui non rimaniamo molto. Sulla via del ritorno cerchiamo una fattoria visitabile che però non troviamo, poco male, è ricominciato a piovere e non vediamo l'ora di andare a farci una doccia calda.

Abbiamo una stanza doppia alla Hvoll Guest House, la stanza è piccola ma confortevole con un letto matrimoniale sormontato da un letto a castello a singola piazza. Doccia, cena e a nanna perchè domani ci aspetta un trasferimento molto impegnativo.


 

Landmannalaugar

Nr. Giorno Data Tappa Distanze in Km Tempi di percorrenza
11 03/09/2018 Kirkjubæjarklaustur – Landmannalaugar – Ljótipollur - Grafarkirkja 166 4h 36‘

 

Da A Strade Km Tempi Soste
Kirkjubæjarklaustur Landmannalaugar

N1+N208

+F208+F224

94 2h 23’ 4h

Landmannalaugar (trekk di circa 4h + pozze termali)

Landmannalaugar Ljótipollur F224+F208 6 13’ 30’ Ljótipollur (lago)
Ljótipollur Grafarkirkja F208+N208 65,9 1h 59’

Pernottamento:

AIRBNB Flaga 2 Guesthouse

House in the south of Iceland located between the small towns Vík í Mýrdal and Kirkjubæjarklaustur.

Costo: 178,74€

PRENOTAZIONE FATTA ROBERTO

 

day11 

La zona del Landmannalaugar è, insieme ad Askja, il piatto forte del viaggio. Avrei voluto la Jimny proprio per raggiungere questi luoghi con più tranquillità. Dopo la solita routine quotidiana ci infiliamo in auto e preghiamo che i rangers di Grafarkirkja ci diano l'ok per il transito con la Duster.

Qualche mese dopo scoprirò che "il pensiero crea" e quindi ci dice culo anche stavolta. I torrenti sono guadabili con la nostra auto, ci dicono di stare attenti ad alcuni attraversamenti, soprattutto al ritorno in quanto il meteo prevede pioggia verso il tardo pomeriggio.

Tutti contenti saliamo velocemente in auto e prendiamo la F208 che si spinge verso nord. La prima parte della strada è messa malissimo, solchi enormi attraversano longitudinalmente la carreggiata e devo stare attento a non infilarmici dentro, pena la brusca interruzione della nostra gita. La strada si arrampica in un paesaggio collinare molto verde con numerosi greggi di pecore islandesi. Anche se il paesaggio è molto dolce, la strada è una merda. Alcuni punti sono anche molto ripidi e a stento la Dacia si arrampica, causa copertoni al limite dell'usura. Maledico il merda dell'autonoleggio per l'ennesima volta.

Finalmente la strada migliora, spiana un pochino e ci troviamo su un altipiano spettacolare attraversato da decine di corsi d'acqua. Il primo guado non è particolarmente impegnativo, è molto lungo in quanto il letto del torrente è molto largo ma poco profondo. Bene, il primo è andato, sospiro di sollievo. La strada piega verso ovest attraversando piccole gole più o meno ripide ma il terreno è bello compatto con diverse pietre liscie per cui non abbiamo difficoltà ad arrampicarci anche su salite molto ripide.

Arriva il secondo guado, la strada si fa sabbiosa e non vedo un punto adatto all'attraversamento. Mi fermo ad osservare con cura quale potrebbe essere il posto migliore. Nel frattempo arrivano alcune Jeep molto grosse e attraversano senza difficoltà ma mi rendo conto che dove sono passate loro, io non riuscirei, troppo profondo. Mi accorgo che uscendo leggermente dalla pista ci sono delle trace strette di fuoristrada, forse di una Jimny, ecco, di la posso passare. Il blocco della trazione 4x4 è già inserito da tempo, ingrano la prima e pian piano mi infilo dentro al torrente. Panico, l'angolo di attacco della Duster è appena sufficiente per entrare nel corso d'acqua, vedo l'acqua risalire sul cofano, premo delicatamente sul gas e subito l'auto prende aderenza su dei grossi massi sommersi, il muso si solleva e l'acqua scivola via. Un brivido mi è corso lungo la schiena e un sudorino freddo mi scendeva dalla fronte. Scampato pericolo. Laura mi chiede se fosse tutto ok e ostetando sicumera rispondo: "Tranquilla, tutto apposto!". Bene, mi sono detto, il grosso è fatto. Il cazzo! Quello era solo il secondo di diciassette guadi più o meno impegnativi. La F208, quando ci si avvicina al Landmannalaugar è continuamente attraversata da decine di corsi d'acqua che vengono anche più volte scavalcati; il tutto in un ambiente sinistramente affascinante. Strette gole con saliscendi impegnativi che rivelano un paesaggio incredibile, i colori si spengono pian piano e sembra di entrare in un dipinto. Ci mettiamo poco più di tre ore per raggiungere il parcheggio. A dire la verità ce ne sono due, ma il secondo, più vicino alle strutture, lo si raggiunge attraversando l'ennesimo guado che, sinceramente, non ho voglia di fare. Col senno di poi era affrontabilissimo.

Facciamo una coda di circa venti minuti per pagare l'accesso ai servizi (bagni e docce) e prendere la cartina delle escursioni. Vediamo come qui si possa arrivare anche tramite degli appositi bus che partono anche dalla capitale. È il regno degli escursionisti, ci sono molti camper e il campo tendato è strapieno.

landmannalaugarmap

Rispetto a quanto si vede nella mappa, vogliamo prendere il terzo percorso, quello più battuto: il Bláhnúkur da 5,7Km e circa 3h di percorreza. Peccato che sbagliamo e imbocchiamo il sentiero da 15Km per Skalli. Ce ne accorgiamo che siamo già a buon punto ma non faremmo in tempo a percorrerlo tutto, si tratta di un percorso di circa 7 ore.

Print

A malincuore torniamo indietro prendendoci però del tempo per ammirare il paesaggio più bello che abbia mai visto in vita mia. Le montagne levigate dai venti, ghiacci e piogge sembrano un dipinto di acquerelli. Difficile descriverlo a parole.

landmannalaugar1

landmannalaugar2

landmannalaugar3

Alla fine abbiamo percorso un tragitto di quasi quattro ore a piedi ma non ne avevo abbastanza. Ho fatto volare il drone fino a consumare tutte e tre le batterie; la prossima volta che torno in Islanda vengo qui e dormo in tenda in modo da potergli dedicare un giorno intero. Quattro ore sono troppo poche.

Purtroppo dobbiamo rientrare e non facciamo nemmeno in tempo a rilassarci nelle pozze termali vicino al parcheggio. Il tempo sta peggiorando, inizia a piovere quando risaliamo in auto e non vogliamo rischiare di non riuscire più a tornare indietro causa innalzamento del livello dell'acqua di alcuni torrenti.

Purtroppo non riusciamo nemmeno a visitare il lago vulcanico di Ljótipollur che deve essere uno spettacolo pazzesco. Ci tornerò; andrò a visitare i fiordi di nordovest e tornerò qui per un paio di giorni.

Effettivamente la pioggia sta facendo lentamente alzare il livello dell'acqua ma ormai sono espertissimo di guadi, mi rifaccio tutti e 17 i guadi al contrario con una sicurezza che nemmeno un pilota di carroarmati.

È già buio quando raggiungiamo la nostra stanza in un B&B nelle campagne vicino a Grafarkirkja. Siamo in una fattoria vera e propria e il contadino è appena tornato dal lavoro, è andato a recuperare alcune pecore. Non abbiamo la cucina e quindi, avendo a disposizione solo il bollitore, ceniamo con un panino e una zuppa calda della Knorr.

Sono stanchissimo, guidare per più di sei ore su certe strade ti mette alla prova, ci aggiungi poi quattro ore di trekking et voilà, sono a pezzi. Mi addormento in un nanosecondo felice come una Pasqua.


A sud dell'isola

Nr. Giorno Data Tappa Distanze in Km Tempi di percorrenza
12 04/09/2018 Grafarkirkja - Vík í Mýrdal - Reynisfjara Beach – Dyrhólaey – Sólheimasandur – Skógafoss - Seljaland 143 2h 9‘

 

Da A Strade Km Tempi Soste
Grafarkirkja Vík í Mýrdal N208+N1 57,2 48’ Spesa?
Vík í Mýrdal Reynisfjara Beach N1+N215 10,6 10’ 1h Reynisfjara Beach (spiaggia nera)
Reynisfjara Beach Dyrhólaey N215+N1+N218 19,7 22’ 1h Dyrhólaey (punto panoramico, scogliera)
Dyrhólaey Sólheimasandur Plane Wreck N218+N1 16,5 18’ 2h Sólheimasandur Plane Wreck (carcassa aeroplano)
Sólheimasandur Plane Wreck Skógafoss N1 11,2 10’ 1H Skógafoss (cascata)
Skógafoss Seljaland 28 23’

Pernottamento GIORNO 12 – 4 SETTEMBRE:

Nicehostel

Seljalandsskola 861, Seljaland, Iceland

Tel.: +354 787-0300

Costo: 104,0 € - DORMITORIO, SI CUCINA – COLAZIONE INCLUSA!!!!

day12

Stamattina è brutto tempo, è tutta la notte che piove e non accenna a smettere. È un peccato perchè oggi dovremo camminare.

Ce la prendiamo relativamente con calma perché il 90% del tragitto di oggi sarà sulla comoda e veloce N1. Lasciamo la fattoria che sono già passate le otto del mattino. Il tratto di strada sterrata è molto breve e in meno di dieci minuti siamo sulla N1. Direzione Reynisfjara Beach.

Siamo alla spiaggia in meno di un'ora ma è già pieno di gente nonostate il meteo avverso. Il parcheggio è pieno ma riusciamo comunque a trovare posto.

La spiaggia, di sabbia nerissima, ha la caratteristica di terminare verso est sotto una scogliera di roccia basaltica, un posto molto "instagrammabile" soprattutto ora che il tempo è brutto, piove e nuvoloni neri attraversano il cielo spinti di un vento abbastaza intenso.

reynisfjara

Il mare è molto mosso e grandi onde si schiantano su dei faraglioni neri come la pece. È un paesaggio inquietante ma molto affascinante. Verso ovest invece la spiaggia sembra non finire mai. C'è tantissima gente che si fa le classiche foto sotto la scogliera basaltica senza accorgesi, che poco sopra le loro teste, nidificano stormi di gabbiani e pulcinelle di mare. Sono tantissime e bellissime.

pulcinelle

Non dobbiamo fare molta strada per arrivare al punto panoramico di Dyrhólaey. Si trova proprio alla fine della spiaggia di Reynisfjara, verso ovest.

La spiaggia termina proprio alle pendici di una scogliera bellissima. Infatti, anche qui c'è molta gente, nonostante continui a piovere. C'è da dire che ci stiamo avvicinando alla capitale e a quello che è definito il "Golden Circle". Una rotta ad anello di circa 300 Km che parte dalla capitale e passa per Geysir, Gulfoss e il parco naturale di Þingvellir.

Il panorama dalla scogliera è davvero suggestivo e mi diletto in uno scatto a lunga esposizione usando filtri e cavalletto.

Dyrholaey

La prossima meta è molto particolare, vogliamo raggiungere Sólheimasandur, luogo dove si trova la carcassa di un aeroplano, un Dakota DC-3.

Il 24 novembre 1973 un Dakota DC-3 fu costretto ad un atterraggio di fortuna sulla spiaggia di Sólheimasandur. Tutto l'equipaggio sopravvisse ma l'aereo fu abbandonato sul posto, segno che rimase danneggiato molto seriamente.

La camminata per arrivare al luogo dell'atterraggio è lunga, piove e tira vento ma non crediamo ai nostri occhi. Sono giá tantissime le persone che si apprestano a raggiungere il velivolo. Noi siamo ben coperti con i nostri abiti antipioggia. C'è gente però che non è assolutamente preparata e dopo nemmeno cinquecento metri è bagnata fradicia. La camminata è tutta in piano, su un terreno fatto di ghiaia lavica compatta. Il vento che arriva da sud ci sferza, piove in orrizzontale praticamente.

Ma cos'ha di tanto speciale questo posto? Nulla di particolare se non quello di offrire un soggetto molto fotogenico attraverso inquadrature drammatiche. Tutto bellissimo se non fosse che al nostro arrivo abbiamo trovato un viavai di gente incredibile. Nel frattempo aveva pure smesso di piovere, il problema era nell'impossibilità di avere un'inquadratura senza il turista di turno.

Ed è proprio in questi momenti che l'italiano mostra la sua perspicacia e l'innata propensione al problem solving. Ho richiamato tutti all'ordine, come se fossi un militare, o meglio... un vigile. Spiegando con calma e voce ferma che se tutti avessimo rispettato le inquadrature avremmo avuto una foto suggestiva da portarci a casa. Hanno capito tutti tranne un piccolo gruppetto di coreani che si è fatto insultare da una trentina di persone in quanto sempre in mezzo alle palle. Risolto il problema dei coreani siamo tutti riusciti a strappare uno scatto pulito.

dc3

Ad operazione conclusa molti dei presenti sono passati a ringraziarmi, soprattutto una coppa di signori canadesi molto simpatici.

Torniamo alla macchina e ci facciamo a ritroso gli oltre 4km che già avevamo percorso all'andata. Per fortuna stavolta non piove.

È molto breve il tragitto che ci porta all'ultima meta della giornata: la cascata di Skógafoss. È originata dal fiume Skógaá, proveniente dal ghiacciaio Eyiafjallajökull, su un salto che in tempi antichi era una scogliera. Ora il mare dista una decina di chilometri a sud. Si contende con Gullfoss il premio di cascata più fotografata dell'Islanda.

skogafoss

A destra del salto si inerpicano 700 scalini che portano proprio vicino al punto dove l'acqua precipita. Anche qui c'è molta gente, ci facciamo due passi sull'altopiano subito sopra la cascata. Appena tornano le nuvole decidiamo che ne abbiamo abbastanza e ci rechiamo all'ostello.

La notte ci perdiamo una magnifica aurora visibile a circa 100 km di distanza verso la capitale. Purtroppo, dove siamo noi, piove.


Verso Reykjavík

Nr. Giorno

Data

Tappa

Distanze in Km

Tempi di percorrenza

13

05/09/2018

Seljaland - Seljalandsfoss - Geysir - Reykjavík

271

3h 46‘


Da

A

Strade

Km

Tempi

Soste

Seljaland

Seljalandsfoss

N1+N249

1,2

3’

1h

Seljalandsfoss (cascata)

Seljalandsfoss

Geysir

N249+N1+N30+F359+N35

111

1h 24’

1h

Geyser, andando poi verso Reykjavík si passa per il parco naturale di Thingvellir

Geysir

Reykjavík

N35+N37+F365+N36

+F361+N36+N1

107

1h 35’

4h

Cattedrale, giro per la città, Museo Perlan

Reykjavík

Grindavík

N41+N43

52

48’

Pernottamento GIORNO 13 – 5 SETTEMBRE:

Anita’s Guest House

Ásabraut 15, 240 Grindavík, Islanda

Tel.: +354 864-2365

Costo: 76,5€ GIA’ PAGATO – STANZA DOPPIA, SI CUCINA – COLAZIONE INCLUSA!!!!

day13

Il nostro ostello si trova proprio di fronte alla famosissima cascata di Seljalandsfoss, la cui particolarità è quella di poter camminare anche dietro al muro d'acqua. Purtroppo la mattina non è favorevole per le foto in quanto la cascata si trova in ombra, bisognerebbe aspettare quantomeno le 11. Faccio volare il drone e mi porto a casa uno scatto, a mio avviso, degno di nota. Che belli sti giocattolini. Da questa foto si riesce a capire dove una volta c'era la scogliera e fin dove arrivava il mare.

seljalandsfoss

 Facciamo il giretto dietro al muro d'acqua e poi prendiamo un sentiero che nasconde poco più avanti un accesso ad una cascata all'interno di una grotta. Sicuramente una volta poche persone ne conoscevano l'esistenza, ora, grazie ad internet è diventato, quello che si dice, il segreto di Pulcinella.

Bisogna attrezzarsi per entrare nella grotta in quanto arriva acqua da tutte le parti e, poco da fare, per entrare ci si bagna. Il luogo è mistico, soprattutto perchè c'è pochissima gente.

seljalandsfoss2

Programmando il giro abbiamo deciso di tenerci i giorni più soft alla fine, immaginando di essere stanchini. Mai scelta si rivelò più azzeccata.

Avevamo molto tempo per arrivare al nostro ostello calcolando anche la visita a Reykjavík. Decidiamo per un fuoriprogramma: visto che torniamo indietro, la allunghiamo e torniamo a Geysir. Così facciamo.

Arriviamo in tarda mattina e il parcheggio che il primo giorno avevamo trovato vuoto ora è quasi al completo. Ci gustiamo qualche eruzione e poi ci rimettiamo in macchina, verso la Capitale.

Visto che siamo di strada attraversiamo il parco naturale di Þingvellir a cui, col senno di poi, avremmo potuto dedicare più tempo; è davvero molto bello.

Arriviamo a Reykjavík e la prima cosa che facciamo è andiamo a visitare la cattedrale. Carina da fuori, dentro... una merda. Abituati allo sfarzo delle nostre chiese, qui, sembra di essere all'interno di un capannone industriale. Davvero una porcheria che non meriterebbe la visita, non foss'altro per salire sul campanile ed avere una vista privileggiata sul piccolo centro.

reykjavik

Visto che è ora di pranzo ci fermiamo a mangiare da Svarta Kaffið e ordinamo le famose zuppe che vengono servite all'interno di una grande pagnotta; mi ricorda molto la zuppa di granchio reale che avevo mangiato a San Francisco.

Ci prendiamo due zuppe di agnello con verdure. Davvero molto buone. Ci beviamo dietro della semplice acqua, un tè e il conto sarà molto simile ad una rapina a mano armata. I prezzi islandesi sono, per noi, decisamente fuori scala.

Dopo pranzo continuiamo il nostro giretto per l'unica via dello shopping di Reykjavík, nulla di che, decidiamo quindi di andare al museo di geologia Perlan che si trova a sud della città. La visita è carina e ci costa la metà in quanto una parte è in allestimento.

Verso sera ci dirigiamo verso la nostra guest house, carina. Incontriamo dei turisti germanici che ci han detto che il giorno prima, proprio dove eravamo ora, avevano visto un'aurora bellissima. Che invidia. Proviamo a stare svegli visto che la app che monitora le aurore ci segnala una leggera probabilità di vederla.

È circa mezzanotte quando provo ad uscire e vedo in lontananza un accenno di aurora che purtroppo cessa dopo nemmeno un minuto. Non posso certo dire di averne vista una. Che peccato.


 

Ultimo giorno - Laguna blu e scogliere

Nr. Giorno Data Tappa Distanze in Km Tempi di percorrenza
14 06/09/2018 Grindavík - Blue Lagoon – Reykjavík - Keflavik 104 1h 32‘

 

Da A Strade Km Tempi Soste
Grindavík Blue Lagoon N43 8,7 10’ 5h

Blue Lagoon (centro termale)

Blue Lagoon Krýsuvíkurberg N43+N427 26,4 23’ 2h Krýsuvíkurberg Cliffs (scogliera)
Krýsuvíkurberg Reykjavík N427+N42+N40 46,3 50’ 4h Acquisti a caso
Reykjavík Keflavik N40+N41 49,1 44’ Riconsegna veicolo

day14

Ci svegliamo consapevoli che questo sarebbe stato l'ultimo giorno del nostro meraviglioso viaggio. Lasciamo nella cucina della guesthouse tutto quello che ci è avanzato: pasta, risotti, pane, biscotti ecc.

Salutiamo la Sig.Anita e ci dirigiamo verso la Blue Lagoon (clicca) per i bagi termali. Da subito ci si rende conto che è un luogo superturistico che nulla ha a che fare con i bagni termali di Mývatn.

La struttura è alla pari di una moderna Spa internazionale, con dei costi però decisamente sopra la media. Dopo esserci cambiati ci troviamo all'esterno nella vasca principale che ha pure un pool bar con una consumazione gratuita e un chioschetto che vende fanghi di varia natura da spalmarsi addosso. La prima applicazione è gratuita.

Si nota che il fondo della vasca è dipinto di azzurro per rendere "cool" le foto dall'alto. Di naturale non c'è nulla e credo che nemmeno l'acqua sia di origine termale ma semplicemente riscaldata.

Visto che è comunque l'ultimo giorno ce la prendiamo con molta calma, usciamo dalle terme dopo circa tre ore e mezza, siamo lessi come due cotechini.

Pranziamo con gli ultimi panini del viaggio e ci rechiamo alle scogliere di Krýsuvíkurberg. Per arrivare facciamo anche l'ultimo pezzo di sterrato, mi mancherà.

Arriviamo sul ciglio della scogliera, siamo da soli, peccato che tiri, tanto per cambiare, un vento della madonna ma lo spettacolo è sempre bellissimo. Viva l'Islanda.

Krysuvikurberg

Abbiamo circa una mezza giornata a disposizione che spendiamo, come due zombies (siamo stanchi e lessi dalle terme), ai centri commerciali di Reykjavík. Compriamo gli ultimi souvenir, mangiamo qualcosina e verso sera siamo in aeroporto a consegnare la vettura dopo aver fatto il pieno.

Pensavo di trovare "il merda" del primo giorno. Invece alla riconsegna trovo una ragazza molto carina e gentile. Compiliamo i formulari, giro di ispezione della vettura. Tutto apposto. Mi fa notare che le gomme sono molto lisce, solo perchè è carina non la mando affanculo.

A questo punto non ci resta che andare a fare il check-in.


Viaggio della speranza

Dopo aver fatto il check-in ed imbarcato i bagali non ci resta che aspettare. Proviamo a vedere se fuori c'è l'aurora ma... nulla.

Il nostro volo parte con quasi un'ora di ritardo e ci fa perdere di netto la coincidenza che da Praga ci avrebbe riportati a Malpensa. Ci facciamo riproteggere su un volo che fa scalo a Monaco di baviera. Per cui un semplice volo che potrebbe durare non più di tre ore si trasforma in un viaggio della speranza: Reykjavík, Praga, Monaco, Milano.

Siamo fortunati, a Malpensa arrivano pure i nostri bagagli.

Riprendiamo la macchina che avevo lasciato a Park To Fly e qui, altra brutta sorpresa. Appena salgo mi accorgo che la leva del cambio è mollissima, ci sono 30Km in più e, nonostante avessi pagato per un parcheggio coperto mi ritrovo la macchina sporca come non mai di pioggia e fango.

Vado a lamentarmi e quello che mi dicono è: "Si è messo a piovere proprio nell'istante in cui abbiamo trasferito la tua auto da un parcheggio all'altro. Per il resto ci dispiace, puoi fare denunci ma non hai le prove e quindi non ti conviene!". Ma che pezzi di merda. A riguardo vi consiglio di cercare informazioni su questi infami, su internet si trova di tutto. MAI PIÙ!

Guido fino ad Arco dove lascio Laura, sono davvero stanchissimo e mi restano gli ultimi chilometri per tornare a casa.

Arrivo a casa verso sera, mi fiondo in doccia e poi a letto, il mio letto!

Ho sognato le lande desolate delle highlands islandesi, la pace e gli spazi infiniti.

Mi sono alzato con una promessa: ci tornerò. La prossima volta noleggiando un Land Cruiser come si deve per visitare i fiordi di nordovest e magari un trekk di qualche giorno al Landmannalaugar.

Che viaggio pazzseco!

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