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La capitale

Al piccolo aeroporto di Leh si atterra sfiorando le alte vette della catena transhimalayana e appena scesi dall'aereo si avverte subito che siamo oltre i tremila metri. La cosa che colpisce è la totale assenza di vegetazione lungo i bruni e scoscesi pendii che formano la valle scavata dal fiume Indo. Ci si rende subito conto però che, se la vegetazione sulle montagne è inesistente, nel fondo valle le cose cambiano radicalmente e mi sono stupito per la grande presenza di ulivi e alberi di albicocca che crestono un po' ovunque. Non fosse per qualche Jeep super accessoriata si penserebbe di essere atterrati anche in un luogo dove il tempo si è fermato al 1970. I veicoli che affollano le strette strade di Leh risalgono tutti più o meno a quegli anni. La cosa più singolare è il numero impressionante di vecchie motociclette Royal Enfield che, più o meno rumorosamente, si muovono tra queste strade.

L'Hotel Mogol (clicca) fungerà da campo base in quanto molte delle nostre visite riguarderanno i vicini monasteri che possono essere visitati tranquillamente in giornata. Solo in qualche occasione dormiremo lontani da Leh.

Il primo giorno nella capitale trascorre in modo estremamente tranquillo in modo da poterci acclimatare; non dimentichiamo che siamo passati da quota 0 a 3500 metri in meno di un'ora e, Nubra Valley a parte, sarà il luogo più basso in cui soggiorneremo nei restanti 10 giorni.

Quando si programma di fare un viaggio in alta quota è estremamente importante concedersi qualche giorno di acclimatamento in modo da sfuggire a nausee, spossatezza, vomito e mal di testa: quello che in America latina viene chiamato Soroche (mal di montagna).

Leh è formata da un piccolo centro caratterizzato da una larga via pedonale piena di negozi e ristoranti; praticamente la via dello shopping.

leh

Da lì parte anche la scalinata che porta al vecchio palazzo reale, costruito sul modello del Potala Palace di Lasa in Tibet, è stato l'alloggio dei reggenti fino al diciannovesimo secolo. Dal grande palazzo di nove piani si può dominare il paesaggio sottostante grazie alle molte terrazze presenti. Dal Leh Palace è poi possibile salire fino al Namgyal Tsemo Gompa, il monastero che troneggia sulla città.

Siamo in piena stagione turistica in quanto da metà a gosto in poi la neve inizia nuovamente a cadere, chiudono i passi e inizia il freddo serio. Basti pensare che la temperatura media a ferragosto è di 10 gradi la massima e 0 la minima. Le poche vie del centro brulicano di viaggiatori da ogni parte del globo; per lo più sono scalatori, amanti della montagna, fricchettoni di varia caratura che variano dal wannabe figlio dei fiori al più radicale dei rastamanni e, infine, chi come noi è curioso di vedere da vicino com'erano i monasteri tibetani prima dell'oppressione cinese, arroccati su qualche alta montagna con una vista spettacolare e tanto diversa dalle nostre, se pur bellissime, montagne.

La presenza militare in questa zona è molto forte, ci sono praticamente più militari che civili. In queste zone è ancora in corso il conflitto del Kashmir, una disputa tra India, Pakistan e Cina che di quando in quando sfocia in confronti armati anche ai giorni nostri. Da qualche anno la situazione in questa zona è più stabile per cui il Ladakh è tornato ad essere meta turistica sicura.

A causa della vicinanza tra Stati, sia la popolazione che il cibo risultano essere una contaminazione dei tre con risultati a volte sorprendenti.

Devo ammettere che non sono un amante del cibo indiano in genere, tra le varie cucine che ho assaggiato in giro per il mondo, questa, non mi entusiasma particolarmente. Paradossalmente preferisco quella indiana tradizionale a quella contaminata. Adoro i cibi piccanti anche se da qualche anno li devo mangiare con estrema parsimonia, il problema di molti piatti indiani è l'uso smodato del coriandolo, una spezia che, a mio avviso, "inquina" letteralmente tutti i piatti in cui viene messa; specie poi se usata in grande abbondanza: copre tutti i sapori, tanto quanto quel fastidioso aneto, tanto caro alla cucina greca.

In questa dozzina di giorni ho preferito di più mangiare cinese che indiano. Alcune cose mi sono piaciute parecchio come il formaggio di Yak che ho apprezzato tantissimo, soprattutto piazzato su una "pizza" alquanto singolare ma gustosissima.

Leh è piena di piccoli negozi e mercati nei quali si può trovare praticamente di tutto: dall'abbigliamento tecnico contraffatto, al bazar di tappeti pachistani, agenzie viaggi dai programmi più o meno avventurosi, bancarelle che vendono oggetti religiosi e soprattutto tante confezioni delle tipiche bandierine beneauguranti tibetane.

bandierine

Leh non ha tantissimo da offrire ma tra le cose che mi sono piaciute di più sicuramente lo Shanti Stupa: uno Stupa Buddista inaugurato nel 1991, la sua posizione permette di dominare sia Leh che una grande porzione della valle dell'Indo sulla quale dominano le altissime vette della catena transhimalayana.

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